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Top Diez Gol: Roberto Baggio

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Baggio

Il gol rappresenta la sublimazione del calcio, il momento più atteso da tutti gli appassionati. Nell’istante in cui il pallone tocca la rete, gioia e disperazione si mischiano perfettamente, scaldando l’atmosfera.
In questa serie di articoli ripercorreremo la carriera di alcuni calciatori attraverso i loro gol più belli, una maniera per fare un tuffo nel passato e rispolverare reti, molto spesso, dimenticate.
Ovviamente non si tratta di una classifica, tenendo in considerazione la soggettività del “bello”, che nelle marcature varia in maniera quasi infinita, ma una lista cronologica dei gol, dal più vecchio al più recente.
In questa prima “puntata” il calciatore preso in considerazione è “Il Divin Codino”, Roberto Baggio.
Non è stato assolutamente facile scegliere tra le oltre 300 reti messe a segno in carriera dall’ex fantasista tra club e Nazionale, ma alla fine ecco i 10 gol che rappresentano al meglio ciò che è stato Roberto Baggio per il calcio.

LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI

Il 10 maggio 1987, per il calcio italiano, non potrà mai essere una data qualunque.
Mentre le radio sparano “The Right Thing”, clamoroso successo dei Simply Red, e nei cinema Oliver Stone racconta la cruda guerra del Vietnam con “Platoon”, una città si prepara a festeggiare un evento storico.
In quel caldo pomeriggio, infatti, il Napoli è pronto a conquistare il suo primo Scudetto. Ai partenopei di Maradona basta un punto con la Fiorentina al San Paolo per dare il via alla festa.
I padroni di casa passano anche in vantaggio, con Carnevale alla mezz’ora, e il pubblico inizia a scatenarsi.
Nelle file dei viola, però, c’è un ragazzo di Caldogno, appena rientrato da un tremendo infortunio al ginocchio, rimediato nel Vicenza due anni prima.

Al 39’ Baggio è pronto a calciare una punizione dal limite dell’area, leggermente spostato sulla sinistra, posizione perfetta per lui. Il numero 10 batte forte e basso, sul palo presidiato da Garella, che parte in ritardo e non ci arriva.
Baggio, nella sua carriera, si renderà protagonista di punizioni sicuramente più belle di questa, ma il primo gol in Serie A, segnato di fronte al più forte di tutti, resta un ricordo indelebile nel cuore degli appassionati.

DI NUOVO D10S

Circa otto mesi dopo il mondo della musica scopre l’innovazione dei Depeche Mode, che a fine agosto lanciano il loro singolo “Personal Jesus”, perfetto mix tra rock ed elettronica.
La Fiorentina di Baggio, invece, è nuovamente di scena al San Paolo, contro il Napoli di Maradona.
La stagione è iniziata da appena cinque giornate, ma a maggio i partenopei saranno nuovamente Campioni d’Italia, quasi che vedere il Divin Codino segnare a Fuorigrotta sia di buon auspicio.
La partita, bellissima, finisce 3-2 per gli azzurri, che recuperano due reti ai viola, entrambe segnate da Baggio.
Il gol che prendiamo in considerazione è il primo, segnato al 22’, una sorta di saggio delle qualità del numero 10.

Su un recupero difensivo, il fantasista prende palla sulla propria trequarti e parte, salta Renica e Corradini e si trova a tu per tu con Giuliani. Il numero 10 viola sembra in trance agonistica e non calcia, salta anche il portiere azzurro prima di mettere dentro. Un gol alla Maradona, davanti a Maradona, ancora oggi una delle reti più ricordate del fantasista italiano.

NOTTI MAGICHE

È giugno in Italia, fa caldo e il Mondo intero ha gli occhi fissi sul nostro paese, sede dei Mondiali 1990.
Come ci ricordano Edoardo Bennato e Gianna Nannini, quelle che vive l’Italia in quel mese sono delle vere e proprie “Notti Magiche”.
In una di queste, nel girone, gli azzurri di Azeglio Vicini affrontano la Cecoslovacchia del futuro bomber genoano Skuhravý, per aggiudicarsi il primo posto nel girone.
Una rete di Schillaci dopo nemmeno 10 minuti mette in discesa la strada per gli azzurri, ma il minuto da cerchiare in rosso è il 78’.
Il Principe Giannini recupera un pallone e serve Baggio, sulla linea del centrocampo, i due triangolano ancora una volta e poi il Divin Codino parte.

Non lo ferma nessuno, come a Napoli qualche mese prima; ci prova Hasek in scivolata e poi Kadlec in area. Il numero 3 gli si para davanti, ma Baggio, con un movimento di bacino da ballerino lo elude e calcia, segnando uno dei gol più belli della storia della Nazionale.
Tutta l’azione è resa ancora più magica dalle parole di Bruno Pizzul, che accompagna perfettamente la corsa del numero 15 azzurro verso la porta dei cechi.

LA VECCHIA SIGNORA

L’estate del 1990 per Baggio è decisamente movimentata. Oltre al Mondiale, infatti, fa scalpore il suo trasferimento dalla Fiorentina alla Juventus, che scatena proteste feroci tra i sostenitori viola, che assediano le strade di Firenze per giorni.
Giunto a Torino, Baggio non fatica ad ambientarsi, nonostante una delle annate più buie dei bianconeri, guidati da Gigi Maifredi, che chiuderanno, clamorosamente, fuori dall’Europa.
Il gol da ricordare nell’annata 90/91 del Divin Codino è scandito da “Innuendo” dei Queen,  brano omonimo dell’ultimo album della band inglese con Freddie Mercury, che morirà a fine anno.
Il 27 gennaio 1991 si gioca Juventus-Parma al Delle Alpi, con i ducali, alla prima esperienza in Serie A, vera e propria sorpresa del campionato.
La Juventus, però, gioca una delle sue migliori partite stagionali e stravince per 5-0, con due reti di Baggio nel finale. Se già la prima rete merita elogi, con un bel destro all’incrocio, nella seconda si vede veramente la genialità del calciatore veneto.
Il numero 10 serve sulla fascia Marocchi, che gli riconsegna il pallone in area; il controllo mette Baggio sul vertice sinistro dell’area piccola, posizione perfetta per una conclusione potente di sinistro. Il Divin Codino, però, si inventa un capolavoro: invece che concludere col mancino, colpisce delicatamente d’esterno destro, in modo da anticipare l’intervento di Taffarel; il pallone bacia il palo ed entra, in un tripudio bianconero.

ALLA SCALA DEL CALCIO

Il 28 novembre 1993, mentre i cinema vengono presi d’assalto grazie a “Jurassic Park”, la Juventus fa visita all’Inter, che sta vivendo una della stagioni più pazze della sua storia, con la conquista della Coppa UEFA e la salvezza conquistata per un solo punto.
I bianconeri, che chiuderanno secondi dietro al Milan, vengono sorpresi dai nerazzurri, che passano con Ruben Sosa.
Nella ripresa, però, si sveglia Baggio, che pareggia al 55’, con una perla delle sue.
Di Livio mette in mezzo un pallone che sembra in totale controllo della difesa dell’Inter, ma Paganin e Orlando si scontrano e il pallone spiove in area, dove irrompe il numero 10 bianconero: voleé di esterno destro e palla all’incrocio.
La partita finirà 2-2, con Ruben Sosa che riacciuffa la Juventus su rigore al 90’.

DRIBBLOMANIA PT.1

La stagione 1993/94 continua a regalare gioie per Baggio, che a fine dicembre ’93 riceve il Pallone d’Oro, apice della sua grande carriera.
Per ringraziare del premio ottenuto, nel giro di tre mesi segna due reti senza senso, dimostrando tutta la sua qualità nel dribbling.
La prima rete è datata 2 gennaio 1994, esattamente 6 giorni dopo la consegna del Pallone d’Oro. La Juventus gioca a Udine e si porta agevolmente sullo 0-2.

Al 65’ arriva il gol: Baggio salta con un sombrero un avversario e parte, inseguito da Pellegrini. Appena giunge sul pallone lo juventino sterza, mandando fuori giri il difensore friulano, ed entra in area.
Mentre avanza, salta Gelsi, intervenuto in scivolata, e poi conclude quasi dalla linea di fondo, sorprendendo Battistini.
Una rete che racchiude alla perfezione la tecnica pura del nativo di Caldogno, autore di una giocata da applausi.

DRIBBLOMANIA PT.2

La seconda rete arriva, invece, ad aprile, mentre Bruce Springsteen riecheggia nelle stazioni radiofoniche con la sua “Streets Of Philadelphia”, che gli varrà l’Oscar per la miglior colonna sonora.
Al Delle Alpi la Lazio viene letteralmente annichilita dalla Vecchia Signora, che vince 6-1 senza mai soffrire.
Il mattatore del match è Gianluca Vialli, autore di una splendida tripletta, ma il gol del giorno arriva all’89’ ed è di Baggio.
Di Livio gli serve il pallone sulla trequarti, e il numero 10 parte in diagonale, passando in mezzo a mezza Lazio. Bonomi, Sclosa, Cravero e Bacci non riescono a fermare la sua corsa, che poi chiude in diagonale, battendo Marchegiani.

Se il gol all’Udinese rappresenta la sintesi della tecnica del Divin Codino, quello alla Lazio dimostra, invece, la forza atletica del calciatore, che a fine partita riesce in uno sprint davvero convincente ed elude interventi molto duri.

ANOTHER BRICK IN THE WALL

Esattamente un anno dopo la vittoria sulla Lazio, mentre gli Oasis stanno per lanciare uno dei loro singoli di maggior successo, “Some Might Say”, la Juventus gioca la semifinale di ritorno di Coppa UEFA al Westfalenstadion di Dortmund, contro il temibile Borussia.
Dopo il 2-2 dell’andata la Juventus deve assolutamente vincere per qualificarsi alla finale.
Siamo alla mezz’ora e il risultato è di 1-1, in virtù delle reti di Porrini e dell’ex Julio Cesar, quando Baggio si appresta a battere una punizione.
La distanza è di circa 25 metri, perfetta per uno specialista come il Divin Codino, che ha tutto il tempo per far scendere il pallone. La battuta è perfetta, il pallone scavalca la barriera e, carica d’effetto, si infila sotto alla traversa, lasciando impietrito Klos.
Si tratta di una delle punizioni più pesanti della carriera di Baggio, perché permette alla Juventus di qualificarsi alla finale di Coppa UEFA.

PREMIATA DITTA

Il 1 aprile 2001, giorno tradizionalmente dedicato agli scherzi, la Juventus cerca punti per consolidare la testa della classifica, in casa contro il Brescia.
La partita sembra mettersi bene, visto che alla mezz’ora Zambrotta porta avanti i bianconeri, ma l’imprevisto è dietro l’angolo.
A cinque minuti dalla fine, un giovanissimo Andrea Pirlo, in prestito alle Rondinelle dall’Inter, effettua un lancio dal cerchio di centrocampo. Il pallone, millimetrico, arriva al limite dell’area, dove c’è Baggio, giunto in corsa.
Il portiere della Juventus, Van Der Sar, è uscito per coprire lo specchio e il numero 10 si inventa una follia: mette giù la palla col collo del piede destro, con una morbidezza tale da spostarsi già verso sinistra, eludendo l’uscita del portiere, prima di mettere dentro.

Un gol davvero assurdo, una prodezza stilistica che non stanca mai, e dimostra l’amore di Baggio verso quell’oggetto sferico, che tratta con una delicatezza davvero commovente.

GOL OLIMPICO

E siamo dunque giunti alla fine di questo viaggio; “This is The End” direbbero i Doors, chissà se Jim Morrison avesse potuto veder giocare il Divin Codino, magari gli avrebbe dedicato una canzone…
Il 5 maggio 2001 il Brescia di Mazzone gioca a Lecce, dove Baggio sfodera una prestazione sontuosa, condita da una tripletta e da un gol leggendario.
Al 59’ il Divin Codino si prepara a battere un calcio d’angolo dalla sinistra, e compie l’ennesima prodezza della sua carriera. Il pallone, colpito alla perfezione, assume una traiettoria splendida che batte Chimenti e fa esplodere i tifosi bresciani scesi fino in Salento.
La perfetta chiusura del cerchio, dunque, il Gol Olimpico che mancava nel repertorio di un campione senza tempo, che ha fatto innamorare intere generazioni di tifosi, un campione di nome Roberto Baggio.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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I cinque migliori colpi dell’era Agnelli

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Juventus

Circa alle 21:10 della giornata di ieri si è chiusa un’era. Andrea Agnelli, presidente della Juventus  in carica dal 19 maggio 2010, ha rilasciato le sue dimissioni. Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della della società bianconera all’interno della sua gestione.

Agnelli ha saputo riportare in alto una delle squadre più gloriose del Mondo facendo registrare uno dei periodi più vincenti della storia del club. Tanti sono stati gli acquisti importanti effettuati dall’ormai ex presidente, di seguito potrete trovare i cinque più importanti.

PAULO DYBALA

Dopo tre ottime stagioni disputate con la casacca del Palermo, Andrea Agnelli decise nell’estate 2015 di investire 32 milioni di euro più otto di bonus per l’allora giovanissimo Paulo Dybala. La Joya era stato acquistato per sostituire il partente Tevez, un’eredità non facile ma che è comunque riuscito a rispettare. 293 presenze condite da 115 gol e 48 assist, questo l’impressionante tabellino di Paulo Dybala con la maglia bianconera.

GONZALO HIGUAIN

Il secondo colpo più oneroso della gestione Andrea Agnelli. Quello di Gonzalo Higuain è stato uno degli acquisti più iconici della storia del calcio italiano. Nell’estate 2016, dopo una stagione conclusa con 36 reti in campionato per l’attaccante argentino, il presidente della Juventus pagò la clausola di 94 milioni di euro presente nel contratto che legava il Pipita al Napoli. Uno screzio ai nemici partenopei che spalancò le porte per la vittoria dello Scudetto. 149 presenze condite da 66 gol ed 11 assist nella sua esperienza con la Vecchia Signora.

CRISTIANO RONALDO

Il colpo del secolo. Nell’estate 2018 Andrea Agnelli concluse l’acquisto di Cristiano Ronaldo, l’uomo chiamato per la conquista della Champions League. Nonostante la conquista della coppa dalle grandi orecchie non sia mai arrivata, la leggenda portoghese ha giocato un triennio con la maglia bianconera a livelli stellari. 101 ed 11 assist in 134 presenze con la maglia bianconera per CR7.

CARLOS TEVEZ

Un colpo passato in sordina che si è invece rivelato come uno dei più incisivi della storia dell’ultimo decennio del club. Nell’estate 2013 Andrea Agnelli acquistò Carlos Tevez, fuori dai progetti del Manchester City, per 10 milioni di euro. L’acquisto della Fuerta Apache venne visto dalla tifoseria con molto scetticismo anche poiché il calciatore decise di ereditare la maglia numero 10 lasciata incustodita da Alessandro del Piero. Grinta, gol e qualità: questi sono i vocaboli per descrivere l’avventura biennale di Tevez con la maglia della Juve. Pesa ancora come un macigno la sconfitta di Berlino nella finale di Champions del 2015 contro il Barcellona.

PAUL POGBA

L’intuizione più geniale della gestione Andrea Agnelli. Prelevato a parametro 0 dal Manchester United nell’estate del 2012 è stato successivamente venduto per 105 milioni nella sessione di calciomercato estiva alla stessa squadra inglese! La Juventus ha cullato la crescita di una stella del calcio Mondiale che è diventato il più grande beniamino della tifoseria. I gol al volo contro il Napoli sono ancora impressi nella memoria dei supporter bianconeri, la loro speranza è che possa ripetersi in questa sua seconda esperienza con la maglia della Vecchia Signora.

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Formula 1

Mattia Binotto lascia la Ferrari: le tappe che hanno portato all’addio

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Vanzini

Dopo alcune voci e smentite che arrivavano da Ferrari e addetti ai lavori, l’ufficialità è arrivata: Mattia Binotto non è più il Team Principal della Scuderia Ferrari in F1. L’ingegnere nella casa della Rossa da 28 anni, ha passato tutta la carriera in quel di Maranello. Tecnico, motorista, ha attraversato le diverse fasi che hanno visto il Cavallino Rampante rinascere, conquistare il tetto del mondo affermandosi come Team numero 1 per diversi anni. Fino ad arrivare al 2019, quando ha preso il posto di Maurizio Arrivabene (Team Principal dal 2015 al 2018) cercando attraverso progetti e giovani piloti di conquistare quel Campionato del Mondo che manca dal 2008 per i costruttori, ma soprattutto l’ambito titolo piloti che manca dal 2007 con Kimi Raikkonen. Binotto ci ha provato soprattutto puntando su Charles Leclerc dagli inizi, quando il Predestinato ha conquistato due vittorie al suo primo anno vincendo a Spa e Monza, luogo che lo ha definitivamente lanciato come uno tra sportivi più amati dagli italiani. Ha tagliato poi Sebastian Vettel, quattro volte campione, per puntare tutto sul talento monegasco, affiancato dalla nuova guida spagnola di Carlos Sainz. Il 2021 di transizione, per poi arrivare al tanto aspettato 2022 dopo le difficoltà arrivate con il caso motore del 2019 e del patto segreto tra la scuderia italiana e la Federazione. Quello che doveva essere l’anno del ritorno alle grande vittorie si è trasformato dalla gioia e entusiasmo inziale alla delusione finale, perdendo tutte le speranze soprattutto nella seconda parte fra scarsa affidabilità, errori di strategia e direttive che hanno (forse) penalizzato le potenzialità della F1-75.

DAL SOGNO ALLA DELUSIONE

“Con il dispiacere che ciò comporta, ho deciso di concludere la mia collaborazione con Ferrari. Lascio un’azienda che amo, della quale faccio parte da 28 anni, con la serenità che viene dalla convinzione di aver compiuto ogni sforzo per raggiungere gli obiettivi prefissati. Lascio una squadra unita e in crescita. Una squadra forte, pronta, ne sono certo, per ottenere i massimi traguardi, alla quale auguro ogni bene per il futuro. Credo sia giusto compiere questo passo, per quanto sia stata per me una decisione difficile. Ringrazio tutte le persone della Gestione Sportiva che hanno condiviso con me questo percorso, fatto di difficoltà ma anche di grandi soddisfazioni”.

Mattia Binotto, ex Team Principal nel suo comunicato ufficiale di addio alla Ferrari

Il 2022 era iniziato con la gara che tutti i tifosi della Scuderia avrebbero sognato: doppietta rossa e zero punti per la concorrente Red Bull. Dopo alcune gare, arrivano sempre più punti importanti e un’altra vittoria per Leclerc con il secondo ritiro di Max Verstappen. Tutto nella direziona giusta. Ecco che però da Barcellona sembra iniziare quella che assomiglia ad una stagione piena di confusione e nervosismo. Nel Gp di Catalunya il numero 16 è costretto al ritiro per motivi elettronici legati alla Power Unit.

A Monaco, dopo una prima fila tutta Ferrari, una strategia sbagliata pone Sainz in seconda posizione e Leclerc, che da una prima posizione rientra due volte ai box per finire in quarta. Per non finire il periodo negativo, nel Gran premio di Baku sempre il monegasco in prima posizione si ferma ancora: rottura del motore della F1-75. Inoltre, anche Sainz si ritira per problemi idraulici.

“Con le tre ultime gare sembra che abbiamo un problema di affidabilità. Non trovo le parole giuste. Fa male. Sono tre gare che siamo competitivi ma non otteniamo il risultato. Facciamo un reset e domani ripartiamo. Non possiamo ignorare questi punti persi. Sono stop importanti, sono altri 25 punti persi e sono tanti. Fa male. Adesso non vedo lati positivi”.

Charles Leclerc

LE DIFFICOLTÀ E L’ADDIO

Inoltre poi troviamo le divergenze interne dopo la gara a Silverstone e l’errore in gara di Leclerc in Francia che da quel momento in poi non è stato più in grado di mantenere il passo incredibile della Red Bull di Verstappen, se non per la vittoria illusoria in Austria (con annesso ritiro di Sainz per ulteriori problemi al motore) che sembrava avvicinare la rossa all’astronave austriaca. Nella seconda parte quindi nessuna vittoria, qualche podio raggiunto comunque sempre con il duro lavoro della Scuderia che ha praticamente mollato lo sviluppo della livrea 2022 per quella del successivo anno.

Poi dopo i rumors arrivati già a all’ultima gara di Abu Dhabi dove Leclerc e Sainz hanno chiuso in seconda e quarta posizione che hanno garantito la posizione di vice-campione del mondo per il monegasco e di vice-campione del mondo per i costruttori per la Scuderia, la Ferrari aveva smentito con un comunicato le voci che vedevano Mattia Binotto fuori dal progetto della casa italiana. Dopo solamente due settimane invece vediamo come lo stesso Binotto si sia fatto da parte, forse per le delusioni di quest’anno o di un ambiente che non vedeva più la sua figura come la migliore per quel ruolo. A fare il punto della situazione ci ha provato il commentatore Carlo Vanzini su Sky Sport 24, dopo l’annuncio della Ferrari:

“Se ne parlava già nella scorsa stagione, poi è stata data fiducia anche per quest’anno. Ripagata ad inizio anno ma poi sono arrivati risultati deludenti. Col senno di poi, era meglio lasciare le cose in Ferrari come nel 2018, dopo la scomparsa di Marchionne c’è stata la rivoluzione. Mattia Binotto direttore tecnico ha preso il posto del Team Principal Maurizio Arrivabene. In realtà guardando i numeri, vediamo come Jean Todt sia rimasto addirittura per 15 anni, in una situazione però disastrosa della Ferrari. L’ultimo mondiale vinto dalla Ferrari nel 2007 con Jean Todt e Kimi Raikkonen.

In 15 anni abbiamo visto 4 Team Principal diversi: Domenicali (nel 2008 ultimo titolo costruttori), Mattiacci per pochi gran premi, Arrivabene e Binotto. In media di questi, Arrivabene è quello che ha ottenuto più vittorie e Binotto rimaneva nel suo ruolo di direttore tecnico. Forse è andato a occupare un ruolo più grande per quello che aveva vissuto in Ferrari. O per fare una critica, forse ha gestito il ruolo sentendosi troppo grande. In una delle prime chiacchierate gli chiesi in maniera informale chi poteva ricoprire il ruolo del nuovo direttore tecnico. Rispose che non ci sarebbe stato e che avrebbe gestito tutto da solo. Mi lasciò perplesso.”

Ora per John Elkann spetta un altro compito difficile dopo il delicato momento alla Juventus. Ci sarà comunque più tempo per decidere vista la scadenza di Binotto al 31 dicembre 2022.

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Genoa, da Andreazzoli a Bjelica fino al possibile ribaltone: il punto

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Sono ore di grande tensione in casa Genoa dopo la brutta sconfitta di Perugia. Alexander Blessin sembrava ormai destinato a lasciare la panchina rossoblù, dopo aver attaccato la squadra nel post partita definendola di “dilettanti“. Il già preallertato Andreazzoli stava preparando i bagagli, mentre la società si confrontava in un conclave che non sembra ancora aver portato alla fumata bianca tanto attesa dalla tifoseria, che nel frattempo sembra spazientirsi di fronte al silenzio da parte dei vertici dirigenziali. Ma proviamo a ricostruire la situazione.

ANDREAZZOLI-BJELICA: IL BALLOTTAGGIO

Il candidato numero uno alla successione di Blessin era Aurelio Andreazzoli, già contattato dopo il pareggio casalingo con il Como con accordo verbale trovato. L’ex Empoli aspettava – ed aspetta – solo il via libera per tornare al Genoa.

Il problema, è che 777 Partners avrebbe dei ripensamenti in merito, e nelle ultime ore avrebbe cercato un profilo più vicino ai suoi standard prefissati: una figura non italiana, con esperienza ma non troppo avanti con l’età (caratteristiche dello stesso Blessin, peraltro). Il nome più consono trovato dal board americano, sarebbe quindi quello di Nenad Bjelica, croato, ex allenatore dello Spezia in Serie B.

La società, tra Genova e Miami, nella notte avrebbe confrontato i due nomi sul tavolo, propendendo per la seconda ipotesi. Ma nella mattinata di oggi, la Gazzetta dello Sport ha riportato una terza possibilità, che a questo punto avrebbe del clamoroso.

SPORS SPARIGLIA LE CARTE

Non è un mistero – infatti – che il Direttore Sportivo del Genoa, Johannes Spors, sia il sostenitore numero uno di Blessin: fu lui a proporlo al Genoa come post Shevchenko. Ci si aspettava addirittura, in caso di esonero del tedesco, che il ds rassegnasse le sue dimissioni, lasciato solo come unico strenuo difensore dell’attuale allenatore. Invece, secondo la Rosea, il peso specifico in società di Spors sarebbe tale da far vacillare 777, che starebbe pensando alla conferma del tecnico a sorpresa. Le prossime ore saranno comunque decisive e ci si attende un comunicato dalla società.

LA SITUAZIONE A PEGLI

Nel frattempo, a Villa Rostan, la situazione ha del surreale. Nella giornata di ieri Blessin ha diretto regolarmente la seduta di scarico post-partita già programmata. Oggi è prevista una giornata di riposo che potrebbe essere cruciale.

È notizia di pochi minuti fa, invece, la conferma della sfiducia al tecnico da parte della tifoseria: al Centro Signorini è comparso uno striscione con una scritta che non lascia spazio a molte interpretazioni: “Blessin, Game Over“.

 

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