Con una doppia vittoria di misura ai danni del Torino, il Wolverhampton di Nuno Espirito Santo ha conquistato il pass per la fase a gironi della prossima Europa League. Seppur di due sconfitte si parla, la squadra di Walter Mazzarri abbandona la competizione con la consapevolezza di aver tenuto testa ad un organico qualitativamente superiore e con il rimpianto di aver commesso troppi errori nella gara di andata.

DIFFERENZE E ANALOGIE

Il Torino si presentava alla doppia sfida con alle spalle due turni preliminari superati agevolmente e con in cantiere un progetto tecnico da sviluppare. Il segno di discontinuità con la precedente stagione era rappresentato dalla presenza di Alex Berenguer alle spalle della coppia d’attacco Zaza-Belotti.

Mentre Baselli e Meitè si scaglionano ad altezze differenti, Berenguer si posiziona quasi sulla stessa linea dei due attaccanti.

L’idea di Mazzarri per questa stagione è stata subito quella di aggiungere qualità al reparto offensivo, sia nelle sue scelte sia grazie a qualche innesto dal mercato. L’infortunio di un uomo chiave come Iago Falquè e il contemporaneo stallo vissuto in sede di calciomercato hanno spinto il tecnico di San Vincenzo a riesumare Simone Zaza e varare l’ipotesi doppia punta. Questa soluzione ha sicuramente aggiunto peso e presenza offensiva alla squadra, ma in termini di progresso tecnico non ha fatto altro che radicalizzare quelli che erano i concetti sui quali nella passata stagione il Torino fondava la sua fase d’attacco. La presenza di Berenguer non ha dato quella tanto bramata qualità nell’ultimo terzo di campo, costringendo i granata a rifugiarsi nel gioco sulle fasce e nel conseguente crossing game. Nella passata stagione il Torino ha portato solo il 24% dei suoi attacchi dal centro del campo: una statistica non distante da quella rilevata in questa doppia sfida. Il numero di cross è invece addirittura aumentato: i 20 a partita dello scorso anno si sono trasformati in 24 nella gara di andata e 25 nella gara di ritorno.

L’incapacità di trovare una via alternativa a questo canovaccio è stata, soprattutto nella partita dell’Olimpico Grande Torino, una delle cause della sconfitta.

LA NON TENUTA MENTALE

Ciò che però ha sicuramente colpito nei primi 90 minuti è stato l’approccio negativo alla partita e la fragilità mentale di alcuni singoli. Come detto Berenguer non ha disputato una buona partita: 60 minuti in cui ha completato un solo dribbling, non ha concluso mai verso la porta e ha perso tre palloni. Ma oltre a lui, la grande delusione della serata è stata la prestazione che oseremmo definire svagata di Nicolas N’koulou. Il giocatore, che attualmente si trova in un limbo tra l’essere fuori rosa e il non esserlo, ha successivamente comunicato al suo allenatore di non essere mentalmente al 100%, escludendosi di fatto dalla gara contro il Sassuolo e da quella di ieri.

Ad essere onesti, l’entità degli errori commessi da un difensore solitamente impeccabile come il camerunese erano sintomatici di un ipotetico malumore. In particolare sul terzo gol è quasi comico vedere N’Koulou stendere un tappeto rosso davanti alla porta sul quale Jimenez sfreccia indisturbato.

Più in generale, una coppia d’attacco mobile e complementare come quella composta da Jota e Raul Jimenez ha mandato in tilt un terzetto difensivo ancora non brillantissimo fisicamente.

A TESTA ALTA

Nella gara di ritorno, pur senza N’Koulou (oltre agli infortunati Ansaldi, Lyanco e Iago Falquè), il Torino ha sicuramente offerto una prestazione migliore. La differenza tra le due gare è stata proprio nell’approccio: fino al gol di Jimenez (ancora causato da una dormita difensiva) i granata avevano ingabbiato nella loro trequarti gli avversari tramite impeccabili riaggressioni e un’intensità tipica delle squadre mazzarriane. In questo senso l’inserimento di un altro centrocampista di ruolo ha facilitato la fase di pressing, con Lukic, Baselli e Rincon impeccabili nell’accorciare sui diretti avversari. Lo stesso Lukic, la novità rispetto alla gara di andata, ha completato 7 contrasti risultando per distacco il migliore tra le due squadre. Cinque di questi li ha realizzati nella prima mezz’ora: la fase del match in cui i granata hanno dato tutto per rimettere in discussione la qualificazione.

La grande organizzazione non è però bastata per ovviare al gap tecnico con gli avversari. In entrambe le sfide gli inglesi hanno dimostrato di avere una migliore capacità di leggere le gare, riuscendo ad alternare lunghe fasi di difesa posizionale a folate offensive sospinte dagli uomini di maggiore qualità. In questo senso le due partite di Adama Traorè sono state emblematiche: l’esterno naturalizzato spagnolo nelle due gare ha tentato 12 dribbling realizzandone sei, cinque dei quali nel match di ieri sera.

L’assenza di un calciatore come Ansaldi, per distacco l’esterno più creativo a disposizione di Mazzarri, ha ridotto all’osso l’imprevedibilità offensiva dei granata. Mazzarri si è dovuto affidare ad Ola Aina, un laterale atleticamente impeccabile ma poco propenso a creare superiorità in spazi congestionati.

Nonostante tutto ciò il Torino è andato a qualche errore di lettura eccessivo dal riaprire la qualificazione, un segnale che fa ben sperare in vista di una stagione che dopo questa delusione potrebbe complicarsi.

OCCHI AL FUTURO

Con ingiustificabile ritardo la società si sta finalmente muovendo per completare la rosa a disposizione di Mazzarri. L’aver riconfermato in toto i pezzi grossi della passata stagione (N’Koulou permettendo) è sicuramente una grande vittoria per Cairo, ma l’overperformance della passata stagione non deve trarre in inganno. Il Torino necessita di investimenti sulla trequarti offensiva, e i nomi di Verdi o De Paul sembravano i più adatti per compiere il tanto agognato salto di qualità. Diversi fattori contingenti hanno però impedito la buona riuscita di entrambe le operazioni, costringendo il Torino a virare su altri obiettivi.

Per completare la batteria di esterni arriverà dal Milan Diego Laxalt, esterno atletico e di buona gamba sicuramente adatto al gioco di Mazzarri. In attacco, invece, il nome che circola con insistenza è quello di François Kamano, ala sinistra del Bordeaux dotata di un buon cambio passo e ottime doti realizzative. Kamano – nel corso dell’estate già accostato alla Sampdoria – rappresenta un affare a scatola chiusa rispetto ai nomi fatti in precedenza, ma ha nelle corde quell’imprevedibilità imprescindibile per il Torino che verrà.

 

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram Torino)