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Calcio Internazionale

Un campione spagnolo annuncia il suo ritiro

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“Parece un Ninõ”. Questa è stata la colonna sonora di quel 27 maggio 2001 al Vicente Calderon di Madrid, data e teatro dell’esordio di Fernando Torres tra le fila dei colchoneros. Una frase iconica che si sarebbe poi trasformata nel celebre soprannome “El Ninõ”, proprio per quei tratti somatici che lo rendevano un Dorian Gray ante litteram. I bambini tuttavia, si sa, crescono e in uno spietato mondo come quello del calcio, la fase adulta coincide con il ritiro. In particolare oggi, questo triste passaggio è arrivato per Fernando Torres che, dopo 18 anni di carriera, ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo. Il nativo di Fuenlabrada ha segnato una pagina importante del calcio moderno. Le storiche cavalcate palla al piede, la freddezza sotto porta e le giocate di grande classe concluse con epiche scivolate sotto la curva Kop, hanno segnato la gioventù e l’adolescenza di tutti quei calciofili che nel torero madrileno vedevano un vero e proprio idolo.

Pesce colchonero in un mare blanco (resta celebre la sua frase che racconta come a scuola fosse l’unico della sua classe a tifare Atletico Madrid), Torres cresce nelle giovanili dei biancorossi, esordendo a soli 16 anni proprio in quel maggio del 2001 contro il Leganes. A 19 anni diventa il più giovane capitano dei colchoneros, segnando un’epoca storica per l’Atletico. Passa poi al Liverpool, vincendo poco ma conquistando l’amore dei tifosi reds con 65 gol in 102 partite. Affetto trasformato poi in odio, sempre dai tifosi del Liverpool, quando nel 2010 passa al Chelsea con cui vince una Champions League e un’Europa League da gregario e non da protagonista. La parentesi al Milan è sfortunata, dura solo 6 mesi e coincide a Gennaio 2015 con il ritorno a casa, all’Atletico dove vivrà una seconda giovinezza segnata dalla vittoria di un’altra Europa League. L’ultimo bagliore di giovinezza che coincide poi con il lento declino vissuto in Giappone al Sagan Tosu e coinciso con il ritiro. Nel mezzo l’esperienza con la nazionale con cui vince due europei e un mondiale, rendendosi protagonista di un ciclo irripetibile.

Torres lascia il calcio dopo 252 gol in 703 partite e tantissime emozioni regalate. In un calcio sempre più povero di emozioni e di veracità, il limpido viso del Ninõ di Madrid mancherà al pallone. Non resta quindi che attendere la sua conferenza stampa, fissata per domenica mattina, ma sopratutto ringraziarlo per le emozioni regalate. Gracias Ninõ, te extranaremos.

Fonte immagine copertina: profilo Instagram del calciatore

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Cristiano Ronaldo aspetta l’Europa, vuole ancora giocare la Champions

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Portogallo

Cristiano Ronaldo è in attesa di scoprire cosa gli riserverà il futuro. Secondo Nicolò Schira, prima di accettare la ricca offerta dell’Al Nassr, CR7 preferisce aspettare un’offerta da parte dei club europei che giocano la Champions League.

Proprio per accontentare le richieste del suo cliente, Jorge Mendes, è al lavoro per trovare una sistemazione europea all’ormai ex giocare del Manchester United. Mentre il suo agente cerca soluzioni per il suo futuro, Cristiano Ronaldo rimane in Qatar con il suo Portogallo. Ieri sera, dopo la vittoria della sua Nazionale contro la Svizzera, uscendo dallo stadio si è esposto sul suo futuro con poche parole ma efficaci: “Accordo con l’Al Nassr? No, non è vero“, queste le dichiarazioni riportate da Record. CR7 sta aspettando l’Europa.

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Calcio Internazionale

“Paura Juve” – La Rassegna del Diez

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Rassegna

La rassegna stampa è senza alcun dubbio il miglior modo per iniziare la giornata. Ecco quindi le prime pagine dei principali quotidiani sportivi nazionali e internazionali per la giornata di oggi.

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Santos sulla situazione Ronaldo: “Non sta a me dire se giocherà la prossima partita”

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Ronaldo

E’ un Fernando Santos soddisfatto, ma non al 100% quello ai microfoni della stampa nel post partita della sfida con la Svizzera. Il suo Portogallo ha demolito gli elvetici per 6-1, ma l’attenzione della stampa è andata soprattutto verso la delicata situazione di Cristiano Ronaldo, oggi partito dalla panchina, e spettatore impotente della tripletta di Goncalo Ramos, il talentino che potrebbe avergli tolto il posto da titolare nello scacchiere portoghese.

Queste le parole di Fernando Santos nel post: “Non è stata una serata perfetta, ma abbiamo disputato una grande partita mettendo in campo il giusto atteggiamento per tutti i novanta minuti di gioco. L’assenza di Cristiano Ronaldo? Ne ho già parlato e non lo farò più; lui e Gonçalo Ramos sono due calciatori diversi. Ronaldo è il nostro capitano, non ci sono stati problemi in seguito alla mia decisione: è un ragazzo che cerca sempre di dare il suo contributo, ma non sta a me dire se giocherà o meno nella prossima partita. Vedremo cosa succederà“.

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Ottavi di finale archiviati: manca sempre meno alla Finalissima

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Inghilterra

Senza troppo clamore, ma con qualche squillo di tromba, il Mondiale in Qatar ha intrapreso, con gli ottavi di finale, la sua fase discendente verso un finale ancora tutto da scrivere ma sicuramente entusiasmante. Nel tragitto, è vero, ci siamo persi per strada alcune Nazionali che, nel tempo, hanno fatto la Storia di questa manifestazione (la Germania, ad esempio), ma il meglio – ne siamo certi – ce lo devono ancora riservare chi è rimasto a giocarsi le proprie chance e ambizioni. E’, come sappiamo e come abbiamo spiegato più e più volte, un Mondiale anomalo perchè inserito, prima volta da quando ha emesso i suoi primi vagiti, nel bel mezzo di una stagione calcistica, alimentando quei dubbi e quelle perplessità che ancor oggi permangono.

Dicevamo che siamo entrati negli ottavi di finale della rassegna, nelle partite da dentro o fuori, negli scontri vis-a-vis dove non si può più sbagliare per non rischiare di giocarsi l’osso del collo tornandosene a casa anzitempo. Al proscenio il solito, pressoché inarrestabile Brasile, un collettivo di gran classe che fa perno sul talento straordinario di Neymar ma soprattutto sulla efficacia pedatoria di un gruppo che non pare aver difetti se non quello di un irrefrenabile narcisismo. E che dire dell’altra sudamericana, l’Argentina del sette volte Pallone d’Oro, Leo Messi? Beh, se tutto va bene, una finale anticipata (peccato non la finalissima, purtroppo!) sarà il loro scontro diretto, una partita tutta da vedere, vivere e godere e alla quale spero tanto di poter assistere anche se – ahimè – soltanto dal divano di casa mia con qualche amico fidato e un buon bicchier di vino da sorseggiare, in mano.

E poi, questo Marocco, fuor di dubbio, la rivelazione della competizione. Decisamente bello, disinvolto e intraprendente nel suo incedere, ma anche fragile per la poca esperienza da esibire. Una menzione a parte la meritano Spagna e Inghilterra. Soprattutto quest’ultima che ai Mondiali (e non solo…) ha sempre fallito ad eccezione di quelli del ’66 proprio in terra d’Albione che i bianchi di Sua Maestà con i quattro leoni sul petto, s’aggiudicarono – in finale con i teutonici crucchi – quando però il Var ancora non esisteva. Altrimenti!!! Vabbè, acqua passata… Insomma, godiamoci quest’ultimo scorcio di manifestazione e – come si dice in questi casi -, vinca il migliore!

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