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Sogno? No, Son desto

Kane, Alli, Dier, Wanyama, Lloris, Vertonghen, Alderweireld, Eriksen e anche Lamela.

Tutti, poco alla volta, si sono ritagliati il proprio spazio in copertina nel Tottenham di questi anni, sotto la gestione di Pochettino. Anni in cui gli Spurs sono definitivamente tornati ad alti livelli, affermandosi e confermandosi stagione dopo stagione come una delle candidate al titolo.

Nelle ultime due stagioni è emerso un calciatore coreano, che a differenza di altri non ha preso di prepotenza la scena: è Heung-Min Son, soprannominato Sonaldo.

SONALDO

Soprannome che a molti potrebbe sembrare beffardo, ed è curioso che il nomignolo sia nato proprio per gioco. Da quando è arrivato in Inghilterra, tre anni fa, si è affermato subito come uno dei migliori giocatori della Premier League di FIFA, il prodotto videoludico della EA Sports. In poco meno di un anno, nella modalità carriera allenatore, il suo overall, ovvero le sue caratteristiche complessive, avrebbero sfiorato quello dei più grandi campioni affermati a livello mondiale.

Ancora più devastante nella modalità Ultimate Team, che permette ai giocatori di assemblare una squadra scegliendo tra i vari campionati. Son si è fatto ben presto preferire a tanti altri profili, anche più famosi e di livello più alto, entrando a far parte di quella categoria di giocatori definiti “buggati”, ovvero quei giocatori che in campo dimostrano qualità molto superiori agli attributi che presentano.

Vedendo cosa Son sta dimostrando nei campi di gioco reali, si può dire che EA Sports ci aveva davvero visto lungo.

QUEL PARAGONE

Da Sonaldo è facile passare a Cristiano Ronaldo. Paragone un po’ azzardato e quasi eretico, ma in fondo in fondo coniato solo con fini giocosi. Eppure, sebbene il giocatore debba ancora moltissima strada per figurare tra i migliori al mondo, possiamo notare come la somiglianza con il fenomeno portoghese non sia poi così lontana, con le dovute proporzioni. Imprevedibile palla al piede, è diventato una vera spina nel fianco di chi lo deve fronteggiare sia nell’uno contro uno che a campo aperto. Abile nel finalizzare quanto nell’assistere i compagni, unisce a una fisicità importante (1,85 metri di altezza, proprio come Cristiano) una buona velocità palla al piede.

Un altra importante caratteristica emersa nelle scorse stagioni, è la sua duttilità: durante la sua carriera è stato utilizzato sia come ala su entrambe le fasce, sia come centravanti, all’occorrenza anche da trequartista. Senza mai vedere un calo di prestazioni.

L’ESPLOSIONE

Che il giocatore fosse talentuoso e di futuro certo lo avevano capito già in Germania (dove infatti, riguardo ai giovani, vedono sempre lungo). Nel 2008 il passaggio all’Amburgo, con progressivo passaggio dalle giovanili alla prima squadra. Nel 2013 il trasferimento al Bayer Leverkusen per 10 milioni di euro.

Già interra teutonica si videro le vere qualità del giocatore: capace di calciare in area, angolando la conclusione o sul primo palo, ma soprattutto una spiccata dote nei tiri dalla lunga distanza: il 48% delle reti siglate da Son in Germania arrivarono calciando da fuori area. In un incontro con lo Stoccarda, si esibì addirittura in una conclusione quasi da centrocampo.

Rete alquanto emblematica riguardo alle caratteristiche del giocatore è quella segnata, con la maglia dell’Amburgo, contro l’Austria Vienna: progressione palla al piede e sinistro a incrociare potente ed estremamente preciso.

 POCHETTINO STYLE

Mauricio Pochettino ha invertito la rotta del Tottenham degli anni precedenti. Presi gli Spurs nel 2014, dopo la pessima parentesi con Villas-Boas e stagioni al di fuori della Champions, ha creato un gruppo capace di esprimere un calcio efficace e spettacolare, con annessi risultati positivi.

Lo schema privilegiato è stato sempre (o quasi) il 4-2-3-1, con una mediana solita in grado di coprire ed equilibrare l’esuberanza offensiva dei quattro giocatori offensivi.

 

Tutto questo fino alla scorsa stagione, quando la regolarità con cui Kane, Alli ed Eriksen segnavano e le vacillanti condizioni fisiche di Lamela (nonché un rendimento deludente dell’acquisto estivo Sissoko) pose dei dubbi sullo schema utilizzato dall’argentino. Pochettino optò per il 3-4-3, che per gran parte dell’annata fece le fortune della squadra. Son era quello a rischiare di soffrire più fra tutti il cambio di modulo. La sua presenza in campo rimase sì più o meno costante, ma era davvero possibile tener fuori un giocatore delle sue potenzialità?

Il modulo vedeva il coreano fuori dai radar dei titolari, spesso decisivo a partita in corso o costretto a guardarsi l’incontro dalla panchina.

Il pensiero di calcio di Pochettino veniva ancora una volta confermato, sebbene il cambio di modulo. Dier, viste le qualità in fase di impostazione, veniva arretrato a difensore centrale. Assieme a Wanyama giocava Dembelé, componendo una coppia fisica, solida ma non eccessivamente rinunciataria in termini di qualità. Dietro a Kane si piazzavano Alli e Eriksen, due giocatori di estrema qualità, due trequartisti puri.

Proprio nella stagione scorsa, Pochettino ha dovuto accettare di rtornare al passato. 21 reti e 10 assist messi a segno: troppi, per costringerlo al ruolo di alternativa. Abbastanza da convincerlo a sacrificare Eriksen, allargandolo nel ruolo di esterno, per permettere a Son di agire a sinistra.

Come possiamo osservare grazie ai dati concessi dal sito Squakwa, una caratteristica messa in mostra da Son è anche la capacità di giocare con entrambi i piedi: le marcature vennero siglate con il piede destro per il 67% dei casi e con l’altro piede per il restante 33%. Unico neo: non segnò mai di testa. Ma non finisce qua: è impressionante la mole di occasioni create da ogni parte del campo; infatti riuscì a segnare nel 23% delle occasioni, creando circa 100 situazioni da rete.

 

Anche noi di Numero Diez abbiamo dedicato maggiore spazio a giocatori quali Kane o Alli.

https://www.numero-diez.com/2017/11/03/figlio-di-un-errore-dele-alli-tottenham/

 

 

https://www.numero-diez.com/2018/01/14/harry-kane-un-ciclone-sulla-storia/

 

Gli 11 gol e 6 assist messi a segno in questa stagione (in poco più di 1900 minuti, ovvero circa 20 partite intere) ci hanno obbligato a parlare della nuova, quarta stella del Tottenham di Pochettino. Adesso il coreano ha la palla in mano (o sarebbe meglio dire, fra i piedi) e può davvero consacrarsi tra i migliori al mondo. Forse, anzi probabilmente, mai come Ronaldo.

Sicuramente sono finiti i tempi di Sonaldo. Adesso la Playstation non c’entra più, si parla di realtà concreta: adesso si parla di Son.

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