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Ultima chiamata per Federico Bernardeschi

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Dopo anni di delusioni, nell’ultimo periodo Federico Bernardeschi sembra essere ritornato a rendere ad alti livelli, da troppo tempo lontani dai suoi standard. Il carrarese sembra poter tornare a ricoprire nella Juventus un ruolo di primo piano, in tutto e per tutto al centro del progetto.

Ai tempi della Fiorentina si parlava di “futuro italiano”, di nuovo astro nascente del nostro calcio, o addirittura di “nuovo Roberto Baggio”. Come al solito, paragoni puramente speculativi, per non dire deleteri.

Le troppe pressioni, dovute anche alla cifra di acquisto non esigua, e la poca maturità del ragazzo, di certo, non sono state di aiuto. A contribuire, inoltre, l’eccessiva versatilità, che non gli ha mai permesso di trovare una vera identità sul rettangolo verde.

Fonte foto: profilo Instagram Bernardeschi

Ultimamente, però, complici le numerose defezioni nel reparto difensivo, Bernardeschi ha scoperto una nuova collocazione. Dopo l’esterno, la mezzala e il trequartista, ora gli è stato disegnato il ruolo terzino sinistro. E il rendimento, almeno per ora, sembra averne beneficiato.

TRA MILLE DIFFICOLTÀ

Indubbiamente trasferirsi alla Juventus prevedeva una maggiore competizione e una concorrenza di livello più elevato rispetto ai tempi della Fiorentina. L’impegno che prima bastava, innegabilmente non basta più. Ritrovarsi in mezzo a tanti campioni, se da un lato è quanto di più entusiasmante ci possa essere, dall’altro comporta numerosi sacrifici. Spesso, anche delusioni.

Con il suo primo mister bianconero, Massimiliano Allegri, comincia fin da subito a ritagliarsi poco spazio, seppur sfornando prestazioni discrete, mai realmente negative, ma neanche entusiasmanti. Eccellente è però la sua gestione: il tecnico livornese gli concede infatti tutto il tempo necessario per ambientarsi, per inserirsi al meglio all’interno del contesto Juve. Le partite disputate contro Atalanta e Spal, ad inizio stagione, esaltano subito le sue qualità: un assist e due gol, di cui quello segnato ai ferraresi di pregevolissima fattura, non da giocatore qualsiasi.

L’annata seguente, quella dell’arrivo a Torino di Cristiano Ronaldo, è invece molto più complicata. Il portoghese non riesce infatti a portare Madama sul tetto d’Europa, mentre il resto della squadra fa molta fatica a rodare.

Uno su tutti è sicuramente Federico Bernardeschi.

Nonostante i numerosi infortuni di Douglas Costa e le discrepanze tattiche di Paulo Dybala, “Brunelleschi” non riesce a trovare la condizione adatta: le presenze sono molte, le occasioni altrettante, i risultati deludenti.

L’unica luce, il 12 marzo 2019, quando la Juventus ospita l’Atletico Madrid di Diego Simeone, vincitore all’andata per due reti a zero. Tra assist, rigore guadagnato e scelte perfette, il 33 mette a ferro e fuoco il rettangolo verde, sciorinando quella che ancora oggi è considerata la sua miglior prestazione in bianconero. Quella sera, meglio di lui solo Cristiano Ronaldo.

Con l’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina bianconera, infatti, il ruolo di Bernardeschi diviene ancora più marginale. Riprovato esterno destro, sembra quasi aver perso il passo: nessuno spunto, nessuna iniziativa personale. Inevitabile il sorpasso nelle gerarchie da parte di Douglas Costa e Cuadrado, mentre da trequartista appare sempre più un pesce fuor d’acqua, al punto da perdere anche il grado di vice-Dybala.

Il “Berna sarriano” rimane, quindi, un giocatore ineccepibile dal punto di vista dell’impegno, che non manca mai, ma diventa quanto mai inconcludente al centro del campo. Per certi tratti vaga come un cane smarrito, per altri è invece letteralmente immobile, quasi impotente.

Come se non bastasse, non si può dire che il carrarese abbia mai goduto del supporto del tifo. Le piogge di critiche sono sempre piovute fitte e scroscianti, gli insulti pesanti e insostenibili come macigni. Ogni estate si è sempre voluta la sua partenza, mai la sua permanenza.

 

UN NUOVO INIZIO

Anche quest’estate, nonostante l’avvio di un nuovo progetto, Federico Bernardeschi non doveva far parte della squadra. Lo aspettavano Atalanta e Roma, ma anche Lione e, addirittura, Barcellona.

Alla fine, è rimasto a Torino, per il disappunto di molti e la gioia di pochi. E se inizialmente si prospettava l’ennesima stagione fallimentare, grazie al clima di fiducia reciproca ristabilito da Andrea Pirlo, sembra esserci per l’ex viola una nuova opportunità di rilanciarsi, di far rifiorire quelle doti che solo 3 stagioni fa valevano 40 milioni di euro. Non proprio una cifra ordinaria.

Fonte foto: profilo Instagram Bernardeschi

Il problema principale che ha finora ostacolato l’avventura bianconera di Bernardeschi è sotto gli occhi di tutti: una posizione in campo ancora non ben definita. Su questo ultimo aspetto, Pirlo sembra finalmente esser riuscito a mettere un punto, ritagliandogli sempre più spazio nel ruolo di terzino sinistro.

In occasione negli ottavi di finale di Coppa Italia contro il Genoa, infatti, il mister vara un ampio turnover, adottando, a sorpresa, una difesa a 3: a coadiuvare Demiral, Drăguşin e Chiellini, il tecnico bresciano sceglie l’esordiente Wesley sulla destra e il jolly Bernardeschi sull’altra corsia. In quella partita il “Brunelleschi” di Firenze e Torino sforna una grande prestazione con una presenza costante in fase propositiva, come testimoniano i cinque tiri, dodici cross e le sei occasioni create, e allo stesso tempo anche in quella difensiva (tre contrasti, cinque palloni respinti e due intercettati).

E chi avrebbe mai immaginato che, semplicemente mutando il suo raggio d’azione, Federico potesse addirittura arrivare a decidere alcune partite. Con tutti i campioni in rosa, fa strano pensare a lui come possibile Man of the Match. Invece il 2 marzo 2021, in occasione della gara contro lo Spezia, è il suo ingresso a determinare il risultato finale. In una partita estremamente bloccata, giocata principalmente a centrocampo e priva di spunti degni di nota da parte dell’attacco bianconero, in pochi minuti il 33 la sblocca e la chiude.

Fonte foto: profilo Instagram Bernardeschi

Suo, infatti, l’assist per Morata appena un minuto dopo il suo ingresso. Un inserimento alle spalle dei difensori spezzini degno del miglior Lichtsteiner, e un passaggio in mezzo forte, tagliato e preciso. Come se non bastasse, anche sul gol del raddoppio, c’è la firma, seppur meno calcata, del classe ’94. Con un’altra discesa prorompente a sinistra, concede il replay, innescando Chiesa al centro dell’area, che segna però solo dopo un intervento notevole di Provedel. In dieci minuti, un assist e mezzo per il 33.

Loro tenevano la difesa molto alta e c’era bisogno di una maggiore spinta, l’ho messo terzino per attaccare gli spazi e l’ha fatto molto bene (Andrea Pirlo)

Pirlo può così sorridere, forse dopo i guai fisici di Alex Sandro e le prove non sempre all’altezza di Frabotta, si può dire che abbia trovato un ottimo comprimario, dedito al sacrificio e al lavoro.

La prova del nove, poi, si presenta solo quattro giorni dopo, quando Berna viene schierato titolare contro la Lazio. Finalmente un test importante, un avversario realmente degno di nota. E se stavolta la prestazione offensiva di Bernardeschi non è straordinaria, l’ex viola dimostra in ogni caso doti difensive da non sottovalutare: chiude spesso gli spazi, gioca molto in marcatura su Lulić prima e su Patric poi. Proprio i due esterni destri biancocelesti, inoltre, sono quelli che maggiormente soffrono la spinta del neo terzino bianconero.

Anche domenica scorsa, quando non era attesa una sua apparizione in campo (dal momento che partiva dalla panchina), Berna ha dovuto occupare quella posizione, complice un ennesimo infortunio di Alex Sandro. Grazie alle tre reti segnate nella prima frazione, ovviamente, il tasso di difficoltà generale si è notevolmente abbassato, ma il 33 bianconero è riuscito comunque a mettersi in mostra.

Numerose discese sulla fascia (un coast-to-coast palla al piede poi non finalizzato a dovere dagli attaccanti), altrettanti interventi in recupero palla su Zappa e Nainggolan. Tuttavia, non mancano neanche gli errori banali a cui ha abituato in questi anni: in occasione del gol subito da Simeone, Bernardeschi viene facilmente aggirato da Zappa, libero, a quel punto, di servire l’argentino in area.

Certo è che reinventarsi in un nuovo ruolo all’età di 27 anni non è mai facile: dovrebbe l’essere l’età della piena consacrazione, non di certo dell’esplosione definitiva. Allo stesso tempo, però, non è ancora troppo tardi. Non è mai troppo tardi. Il tempo è ancora dalla sua parte, ma sicuramente è giunta l’ora per Federico Bernardeschi di rimettersi in gioco, soprattutto perché il talento non manca. E non è mai mancato.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram @fbernardeschi

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Flash News

Il giornalista terrorizza la Juventus: “Situazione pericolosa come quella del 2006”

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Juventus

Il terremoto in casa Juventus ha destabilizzato il mondo bianconero. A seguito di un rapidissimo Cda straordinario, tutte le cariche più importanti della dirigenza si sono dimesse dai propri ruoli. La motivazione è ancora sconosciuta ufficialmente, anche se alcune voci ipotizzano dei guai seri a bilancio. In molti, quindi, si stanno chiedendo i reali motivi che si celano dietro la vicenda e diversi tifosi cercano risposte sui social.

“COME NEL 2006”

In questo senso, le risposte provenienti dal web non sono rassicuranti, anzi. Farà scalpore un Tweet del noto giornalista Tancredi Palmieri che preoccupa tutto l’ambiente bianconero. In poche righe, Palmieri terrorizza il tifo Juventino con le seguenti parole.

Secondo il direttore di Sky Italia, la situazione della Juventus potrebbe essere pericolosa come quella del 2006, qualcosa di enorme sta per scoppiare”.

Ricordiamo che nel 2006 la compagine bianconera venne retrocessa in Serie B a seguito dello scandalo Calciopoli.

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Calcio Internazionale

Gomez carica l’Uruguay: “Contro il Ghana una finale”

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Maximiliano Gomez, attaccante dell’Uruguay, ha parlato ai microfoni di Teledoce dopo la sconfitta contro il Portogallo.

L’attaccante ha caricato i suoi per la sfida contro il Ghana, decisiva ai fini della qualificazione:

“Dobbiamo già pensare alla prossima sfida col Ghana. Giocheremo l’ultimo incontro della fase a gironi come se fosse una finale e ci auguriamo di riuscire a vincerla”

Gomez ha anche analizzato il match di stasera:

“Sono contento di aver avuto l’opportunità di scendere in campo, ma al tempo stesso mi dispiace per il risultato perché abbiamo disputato un grande secondo tempo. Il Portogallo è una grande squadra e sapevamo di trovarci di fronte degli ottimi calciatori”.

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Calcio Internazionale

Messico, tegola Guardado: stop di 10 giorni

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Tata Martino

Tegola in casa Messico, a 2 giorni dal match clou contro l’Arabia Saudita.

Il centrocampista Andres Guardado, infortunatosi nel match contro l’Argentina, dovrà stare fermo ai box 10 giorni stando a quanto riportato da L’Equipe. I messicani, fermi ad un punto in classifica, sono obbligati a vincere, per tenere vive le chances di qualificazione in un girone super equilibrato. L’altra sfida vedrà di fronte Argentina e Polonia, con i primi a quota 3 e i polacchi in testa al gruppo con 4 punti, frutto di una vittoria e un pareggio proprio contro il Messico.

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Flash News

La lettera di addio di Andrea Agnelli ai dipendenti della Juventus

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Agnelli

Andrea Agnelli, prima delle dimissioni arrivate in serata, ha rivolto una lunga lettera di addio a tutti i dipendenti del club.

“Cari tutti,
Giocare per la Juventus, lavorare per la Juventus; un unico obiettivo: Vincere. Chi ha il privilegio di indossare la maglia bianconera lo sa. Chi lavora in squadra sa che il lavoro duro batte il talento se il talento non lavora duro. La Juventus è una delle più grandi società al mondo e chi vi lavora o gioca sa che il risultato è figlio del lavoro di tutta la squadra.

Siamo abituati per storia e DNA a vincere. Dal 2010 abbiamo onorato la nostra storia raggiungendo risultati straordinari: lo Stadium, 9 scudetti maschili consecutivi, i primi in Italia ad aver una serie Netflix e Amazon Prime, il J|Medical, 5 scudetti femminili consecutivi a partire dal giorno zero. E ancora, il deal con Volkswagen (pochi lo sanno), le finali di Berlino e Cardiff (i nostri grandi rimpianti), l’accordo con Adidas, la Coppa Italia Next Gen, la prima società a rappresentare i club in seno al Comitato Esecutivo UEFA, il JMuseum e tanto altro.

Ore, giorni, notti, mesi e stagioni con l’obiettivo di migliorare sempre in vista di alcuni istanti determinanti. Ognuno di noi sa richiamare alla mente l’attimo prima di scendere in campo: esci dallo spogliatoio e giri a destra, una ventina di scalini in discesa con una grata in mezzo, un’altra decina di scalini in salita e ci sei: “el miedo escénico” e in quell’attimo quando sai di avere tutta la squadra con te l’impossibile diventa fattibile. Bernabeu, Old Trafford, Allianz Arena, Westfallen Stadium, San Siro, Geōrgios Karaiskakīs, Celtic Park, Camp Nou: ovunque siamo stati quando la squadra era compatta non temevamo nessuno.

Quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita“.

La nostra consapevolezza sarà la loro sfida: essere all’altezza della storia della Juventus.

Io continuerò a immaginare e a lavorare per un calcio migliore, confortato da una frase di Friedrich Nietzsche: “And those who were seen dancing were thought to be insane by those who could not hear the music”.

Ricordate, ci riconosceremo ovunque con uno sguardo: Siamo la gente della Juve!

Fino alla fine…“.

LA FINE DI UN’ERA

Questo il toccante saluto di Andrea Agnelli al suo popolo, quello bianconero. Una storia iniziata nel lontano maggio del 2010, quando fu eletto presidente, diventando il quarto esponente della famiglia Agnelli alla guida del club.

19 titoli complessivi: 9 Scudetti, 5 coppe Italia e altrettante Supercoppe Italiane.

Andrea Agnelli, nel bene e nel male, ha segnato indelebilmente, 12 anni di storia del calcio. Dallo stadio di proprietà al progetto Superlega, l’ormai ex presidente bianconero ha rivoluzionato il gioco.

Agnelli è stato capace di riportare la Juventus sul tetto d’Italia, provando a ripetersi, non riuscendoci del tutto, in Europa. 12 anni di successi e di tonfi clamorosi, di gioie e dolori, di esultanze e liti con i tifosi.

 

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