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La nostra prima pagina

Un oro in vetrina

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I giovani non sono più come una volta, è proprio vero. E ci stiamo riferendo all’ambito prettamente calcistico. Se fino  qualche decina di anni fa una promessa del fútbol doveva trascorrere diversi anni di gavetta prima di arrivare ai grandi palcoscenici, oggi è tutto più immediato. Dodici mesi e ci si ritrova a firmare contratti milionari per uno dei club più prestigiosi al mondo. Ma è valido anche il contrario. Basta poco per vedere tutto rimesso in discussione e finire nel dimenticatoio, subissato dalle critiche. Con le dovute proporzioni, è la parabola che sta vivendo Renato Sanches. Che ben presto potrebbe diventare l’acquisto più costoso della storia del Bayern Monaco.

Ma andiamo per gradi.

IL DECOLLO CON LE AQUILE

È il 2005 quando Renato Sanches entra a far parte della famiglia del Benfica, uno delle migliori scuole calcistiche europee. Le “aquile” lo prelevano dal settore giovanile dell’Águias Musgueira, squadra della capitale, per appena 750 euro. Fa tutta la trafila delle giovanili fino al 2014, quando esordisce con la formazione B in un match di seconda divisione. Rimane con la formazione delle riserve anche all’inizio della scorsa stagione e disputa contemporaneamente due delle prime tre gare di UEFA Youth League col Benfica. Ma ben presto si aprono le porte della prima squadra. Esordisce in campionato il 30 ottobre, in una trasferta con il Tondela, per poi fare il suo esordio anche in Champions League, poco meno di un mese dopo, contro l’Astana.

Renato Sanches in azione contro il Tondela

Ma la vera data da segnare è il 4 dicembre: appena 18enne, fa il suo esordio dal primo minuto al Da Luz, contro l’Academica de CoimbraRui Vitoria lo schiera in coppia col serbo Fejsa. Minuto 85, Benfica in vantaggio per 2-0 e partita in controllo. Sanches approfitta di uno spazio al di fuori dell’area di rigore e fa partire il destro: si insacca. Stadio in delirio ed emozione incontenibile per il primo gol nel mondo dei grandi.

https://youtu.be/soy9CpDtnUg

A questo punto Rui Vitoria non se ne stacca più e ne fa subito un titolarissimo. Non passa molto tempo perché anche Fernando Santos si accorga di lui e lo faccia esordire con la nazionale portoghese. Fa la sua prima apparizione il 25 marzo 2016, in amichevole contro la Bulgaria. In tutta la stagione, tra club e nazionale, colleziona 37 presenze e 2 gol. Con il Benfica vince campionato e coppa nazionale.

Gli occhi delle big europee piombano presto su di lui. Ad aggiudicarselo, prima del termine della stagione, è il Bayern Monaco: 35 milioni di euro subito nelle casse del Benfica, con tanti possibili bonus a far lievitare la cifra in futuro. Ma di questo tratteremo dopo.

L’EUROPEO

Non c’è tempo di festeggiare i due titoli conquistati con il Benfica. Fernando Santos vuole anche Sanches per la spedizione ad Euro 2016. E si sa, l’Europeo, così come ogni grande manifestazione intercontinentale, è una grande vetrina per i talenti. L’avvio di Sanches è però in sordina. Davanti a lui, nelle gerarchie del Portogallo, vengono prima André Gomes, che è conteso tra Real Madrid e Barcellona, i mediani William Carvalho e Danilo PereiraJoao Moutinho e il numero 10 Joao Mario. Ritagliarsi un posto è una ripida montagna da scalare, almeno sulla carta. Santos lo fa subentrare nelle tre gare del girone e anche nell’ottavo di finale. André Gomes però non convince (piccoli fausti della negativa stagione coi blaugrana), ed ecco che Sanches ha la sua grande opportunità. Nel quarto di finale contro la Polonia fa il suo esordio dal primo minuto con la maglia del Portogallo. E come accadde davanti al pubblico del Da Luz, anche al Vélodrome il prodigio portoghese fa centro. Anche questa volta, con un tiro da fuori. Sembra quasi un gioco del destino.

E sulla falsa riga di Lui Vitoria, anche Santos non rinuncia più a lui nei turni successivi. A ragion veduta, perché a differenza di André Gomes il talentino scuola Benfica dimostra sicurezza col pallone tra i piedi, personalità e capacità di prendere le giuste scelte. Non si tira indietro se c’è da affondare un contrasto e non si risparmia. E come ben sappiamo, il Portogallo solleverà il trofeo nella finale contro la Francia. Il primo della sua storia. Il giovane lusitano viene anche premiato come “Miglior giovane dell’Europeo”.

In appena un anno, la vita di Renato Sanches ha subito uno scossone pazzesco. A soli 19 anni ha vinto tre titoli, di cui uno storico per la sua nazione. E ora si appresta ad approdare alla corte del Bayern e di Re Carlo.

UN ALTRO SCOSSONE

Forse nemmeno lo stesso Sanches, anche nei suoi sogni più remoti, si sarebbe aspettato cosi tanti cambiamenti (e successi) nell’arco di un anno. Troppi, magari, per quello che, doti col pallone a parte, rimane sempre un ragazzo di 19 anni. Dopo la vittoria di una competizione così importante e carica di significati per un intero paese si trova catapultato in una realtà completamente nuova. Nuova nazione, nuova lingua, nuova squadra, nuovo allenatore e nuovi compagni. E che compagni, quasi una sfilata di campioni. Campioni che hanno già vinto tanto, e lo hanno fatto per tutto l’arco della carriera, magari senza un avvio così spumeggiante come Sanches. Quando a 19 anni hai già un tale curriculum, è naturale che gli occhi siano subito puntati su di te.

Ma in questa stagione il portoghese non ha rispettato le grandi aspettative. Ancelotti, giunto in Baviera per puntare subito alla vittoria della Champions, gli ha preferito gente pronta. Spazio a Thiago, Vidal, Xabi Alonso, Kimmich (già presente dall’anno scorso in prima squadra) e talvolta, più da trequartista, anche a Müller. Il tecnico emiliano gli ha concesso per ora 24 presenze tra tutte le competizioni, per un totale però di soli 813 minuti. Non è bastata neanche la vittoria del Golden Boy (premio che viene assegnato annualmente per il miglior Under 21 d’Europa) a far racimolare più minuti a Sanches. E dire che, in un’intervista, non si è certo risparmiato sui complimenti al ragazzo:

“Sanches? Come Falcao e Platini. Mai visto uno così a 18 anni”.

Un’investitura decisamente importante.

UN PESO DA 80 MILIONI

Come se la pressione non fosse già sufficiente, ecco un altro motivo per cui il Bayern e Ancelotti non potranno aspettare Sanches ancora a lungo. Come anticipavamo prima, il portoghese è approdato in Baviera per 35 milioni di euro più diversi bonus. Uno di questi bonus si potrebbe attivare a breve, rendendolo il giocatore più pagato della storia del club bavarese. Al Benfica spettano infatti 5 milioni ogni 25 presenze del centrocampista in gare ufficiali, fino a un massimo di 25 milioni. Se Sanches dovesse disputare gli ultimi tre turni di Bundesliga contro Darmstadt, Lipsia e Friburgo, la clausola si attiverebbe. Il portoghese arriverebbe dunque al costo di 40 milioni, superando gli acquisti più onerosi del club, ovvero Vidal (38,4), Götze (38,4) e Javi Martinez (39,6). Un altro bonus prevede che al club lusitano vadano 20 milioni in caso di classificazione tra i primi tre del Pallone d’Oro o Fifa Best Player entro il 2021. Per un totale, comprensivo di tutto, di 80 milioni di euro.

Ancelotti, in un’intervista a Sport Bild, ha assicurato che il giocatore rimarrà in Baviera anche il prossimo anno. Dichiarazioni che lasciano trasparire l’intenzione di voler dare più spazio al talento di Lisbona. Un Golden boy lasciato per tanto tempo in vetrina, strofinato e lucidato. Ma che non vede l’ora di poter brillare in campo. E anche noi.

 

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Flash News

Ghana, il c.t. Addo: “Questo è il calcio, abbiamo avuto un po’ di fortuna”

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Dopo la sconfitta al debutto contro il Portogallo, il Ghana trova la prima vittoria in questo Mondiale contro la Corea del Sud. La gara valida per il secondo turno del gruppo G è terminata 3-2 in favore delle Stelle Nere: decide il match la doppietta di Kudus, oltre alla rete di Salisu; inutili ai fini del risultato le due reti realizzate da Gue-sung Cho per la selezione asiatica.

Al termine del match, il c.t del Ghana Otto Addo ha rilasciato alcune dichiarazioni in merito ai tre punti rcimolati dalla propria squadra.

LE PAROLE DI OTTO ADDO

Il commissario tecnico del Ghana ha iniziato parlando della gara contro la Corea del Sud:

È stata una partita traboccante di emozioni. La Corea ha fatto un’ottima prestazione, ci ha messo molta pressione. Dopo i primi venti minuti abbiamo acquisito il controllo della gara, e da lì abbiamo sviluppato alcune buone azioni”.

Oddo quindi continua nella sua analisi:

“Dopo l’intervallo sono arrivati i veri problemi, ma i complimenti vanno fatti alla squadra: i ragazzi hanno trovato risorse e forza per segnare il terzo gol.  Lo ammetto, abbiamo avuto un po’ di fortuna ma questo è il calcio. Sono felice che la nostra voglia si stata ripagata”.

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Calciomercato

Inter, discorsi aperti per il rinnovo di Dzeko: sarà addio di Gagliardini

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Inter

Arrivano notizie importanti da casa Inter. Secondo la Gazzetta dello Sport, i nerazzurri stanno fruendo della pausa Mondiale in Qatar per organizzare il futuro. Colpi in entrata ed in uscita, occhi sul calciomercato ma anche all’interno del proprio organico: Marotta e colleghi infatti sono al lavoro per valutare se rinnovare alcuni contratti vicini al termine della scadenza.

SITUAZIONE RINNOVI

Edin Dzeko, arrivato ad Appiano Gentile nell’estate 2021, è uno di quelli passati al vaglio dall’ex dirigente della Juventus: il contratto dell’attaccante bosniaco scadrà il prossimo 30 giugno 2023 e, come riporta la Rosea, i contatti tra le parti riguardo ad un prolungamento saranno approfonditi in futuro. L’accordo potrebbe essere trovato sulla base di un ingaggio da tre milioni di euro in aggiunta ad eventuali bonus.

Non solo Dzeko, probabili anche i rinnovi anche di due pedine fondamentali all’interno dello spogliatoio: Danilo D’Ambrosio e Alex Cordaz sono infatti vicini al rinnovo di contratto. Destino diverso per Roberto Gagliardini, indirizzato a dire addio al mondo nerazzurro. Samir Handanovic invece possiede carta bianca e sarà lui stesso a decidere il proprio futuro.

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La nostra prima pagina

Southgate stravolge l’Inghilterra: Bellingam verso la panchina?

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Inghilterra

L’Inghilterra si sta preparando ad affrontare il delicatissimo match contro il Galles. Domani alle 20 le due squadre si scontreranno per giocarsi l’accesso agli ottavi di finale nell’ultimo match del Gruppo B. Attualmente gli inglesi si trovano in testa al girone a quota quattro punti, seguiti dall’Iran (tre punti), USA (due punti) e Galles (bloccato a quota uno).

CAMBIAMENTI IN VISTA

Possibile che dopo la deludente sfida contro gli Stati Uniti, il c.t. Gareth Southgate apporti dei cambiamenti alla rosa. Secondo il The Sun, il primo stravolgimento potrebbe riguardare la mediana. Jude Bellingham è talentuoso, ma la sua giovanissima età (stiamo parlando di un classe 2003) potrebbe tradire un po’ di emozione e far venir meno l’esperienza necessaria in queste gare. Ecco allora che dalla panchina scalpita Jordan Henderson, il capitano del Liverpool ha collezionato appena ventuno minuti in questo Mondiale, ma è pronto a scendere in campo. In Inghilterra alcuni dubbi di formazione vorticano anche attorno all’attacco. Secondo diversi insiders, uno tra Saka e Sterling potrebbe accomodarsi in panchina, in favore della prima presenza da titolare di Phil Foden.

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I Nostri Approfondimenti

Che fine ha fatto Lucio? Pedina fondamentale nell’Inter di Mourinho

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CHE FINE HA FATTO LUCIO? PEDINA FONDAMENTALE NELL’INTER DI MOURINHO – Nella storia del calcio più recente abbiamo avuto l’onore di ammirare calciatori talentuosi e dall’estro decisamente creativo, ma è anche vero che negli ultimi anni il panorama calcistico ha accolto e acclamato anche chi con il pallone tra i piedi non ha mai entusiasmato. È infatti il caso dei giocatori più rustici ma mai banali, spesso chiamati a fare il lavoro sporco.

Da Materazzi a Pepe, passando per Chiellini, fino ad arrivare a Lucio, questi rappresentano solo una piccolissima parte della tipologia di atleti appena evidenziata ma che in un modo o nell’altro verranno ricordati. In particolare modo l’ultimo, ormai accasatosi in una parte definita del cuore dei tifosi dell’Inter. Grazie alla sua esperienza in neroazzurro, infatti, Lucio vanta il Triplete del 2010 sotto la guida di José Mourinho.

INTERNACIONAL PRIMA, LA GERMANIA POI

I primi scorci di carriera di Lucio si intravedono nel 1997, quando firma il suo primo contratto da professionista con l’Internacional di Porto Alegre. Rispetto agli altri profili esaminati all’interno di questa rubrica firmata Numero Diez, infatti, il difensore brasiliano scala la classifica e si aggiudica il primo posto per anzianità. In patria ci resta inizialmente per tre stagioni e grazie alle quali riesce a fiondarsi nel calcio europeo. Si trasferisce quindi in Germania, al Bayer Leverkusen, lanciando un chiaro segnale alla Nazionale maggiore: il Mondiale non è solo un obiettivo. Così, dopo aver stregato Scolari a suon di buone prestazioni e gol, si impone al centro della difesa verdeoro trionfando nella Coppa del Mondo del 2002.

E chiunque giochi in Bundesliga spiccando notevolmente finisce per vestire la maglia del Bayern Monaco, matematico. Il suo trasferimento avviene nel 2004 e in Baviera ci resta fino al 2009; con la maglia rossoblù Lucio mette a referto 218 partite e 12 reti che gli permetteranno di confermarsi come uno dei migliori difensori del pianeta.

QUI INTER: IL TRIPLETE È STORIA

Proprio con il passaggio dalla Germania all’Italia e dal Bayern Monaco all’Inter il brasiliano si addentra forse nel periodo più felice della sua carriera insieme a quello della vittoria del Mondiale. In Serie A, infatti, Lucio trascorre solamente tre anni e mezzo lasciando un ricordo indelebile ai tifosi neroazzurri. Sulla panchina del club milanese sedeva José Mourinho e dopo aver conquistato quattro scudetti consecutivi decide di puntare sull’esperto difensore per ambire ancora più in alto.

Così Lucio aggiunge al suo palmarès prima un campionato italiano, allungando il filotto di scudetti consecutivi conquistati in Italia a cinque (poi eguagliato e superato dalla Juventus arrivata a quota nove), dopo la Coppa Italia e infine la Champions League. L’Inter dello Special One diventa quindi la prima squadra italiana a vincere tutte le competizioni presenti in una stagione e a fare il Triplete.

“E’ stato un periodo meraviglioso, con tanto divertimento, tante persone fantastiche e tanti titoli. Mi sono fatto molti amici. E con i compagni nel 2010 abbiamo fatto la storia. Mourinho è stato estremamente importante. Un motivatore che ha tirato fuori il meglio da ogni giocatore. Era molto esigente, ma anche totalmente simpatico, onesto e diretto. Grazie a lui, io e i miei colleghi abbiamo fatto una stagione spettacolare. José è stato il miglior allenatore che ho avuto in tutta la mia carriera” dirà Lucio qualche anno più tardi.

IL CAPITOLO JUVE E IL RITORNO IN BRASILE

Al termine della stagione 2011-2012 il contratto di Lucio viene risolto consensualmente con l’Inter e l’ex Bayern Monaco finisce per approdare a Torino, sponda Juventus. Impensabile fino a qualche mese prima, soprattutto dopo aver vinto tutto con quei colori e considerando la rivalità storica tra le due squadre. Ma allora la Vecchia Signora era solita concludere operazioni a costo zero grazie alla lungimiranza di Beppe Marotta e il trasferimento finì per concludersi senza troppi se e senza troppi ma.

Tuttavia l’esperienza di Lucio sotto la guida di Antonio Conte si rivela inferiore alle aspettative. Il giocatore, infatti, decide insieme alla squadra di dirsi addio dopo appena quattro mesi e quattro presenze. Proprio dopo alcuni screzi con l’allenatore toscano, l’ex Inter lascia per tornare in Brasile, al San Paolo. Ma la carriera del difensore vittorioso sembra ormai in declino, tanto che nel giro di pochi anni finisce per giocare anche per Palmeiras, Goa, Gama e infine Brasiliense senza ottenere risultati positivi.

Nel 2019 annuncia il ritiro dal calcio giocato e resta in attesa di una possibile chiamata che possa concedergli di ricoprire ruoli di dirigente o allenatore. Attualmente, però, Lucio non ha ancora preso impegni e resta alla finestra. Quanto fatto sul terreno di gioco non sarà mai dimenticato e chissà che non possa ripetersi fuori dal rettangolo verde, magari in vesti differenti.

 

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