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Calcio Internazionale

Una carriera dai tanti valori: la parabola di Shinji Kagawa

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Passato ufficialmente due giorni fa dal Borussia Dortmund al Real Saragozza, Shinji Kagawa ha un curriculum da calciatore che nessun’altro in Segunda División può vantare: la sua esperienza internazionale maturata tra Manchester e Dortmund, unita alle doti tecniche ancora indiscusse, potranno consentire ai Leones di migliorare la quindicesima posizione ottenuta al termine dello scorso campionato.

Kagawa è un trequartista che all’occorrenza può essere schierato anche ala sinistra, dotato di buona tecnica e visione di gioco. La rapidità è un’ulteriore caratteristica del classe ’89, che ha passato gli ultimi sei mesi al Besiktas: qui il giocatore ha collezionato quattordici presenze e quattro reti. Al debutto (subentrando all’81’ ad Adem Ljajic), Kagawa ha impiegato un minuto per andare a segno, ripetendosi poi 120 secondi dopo: una doppietta siglata in appena tre minuti.

L’INZIO DELLA CARRIERA

Shinji nasce a Kōbe, ma è costretto a lasciare la città da giovanissimo per fare le scuole a Sendai, dove si aggrega all’FC Miyagi Barcelona, un team giovanile non ufficialmente affiliato alla squadra catalana. Al giocatore la determinazione non manca, dichiara infatti ad un dirigente della società che sarà paziente, ma vorrà arrivare a giocare ad ogni costo in J-League, ovvero il massimo campionato giapponese. A tredici anni lascia la casa di famiglia, tre anni più tardi partecipa alla Sendai Cup, dove con la Nazionale batte la Croazia di Kalinic e il Brasile di Lucas Leiva. L’anno dopo il classe ’89 batte un record: a diciassette passa al Cerezo Ōsaka, mai nessun calciatore in Giappone aveva firmato un contratto da professionista prima di finire la scuola. L’avventura non parte nel migliore dei modi: attorno a lui c’è scetticismo per la scarsa fisicità e velocità, ma nel tempo Kagawa lavora tantissimo per migliorarsi individualmente ed arriva la svolta. Diviene infatti titolare e gli viene assegnata la maglia numero 8 del leggendario Hiroaki Morishima, portando ai vertici della J-League la sua squadra e diventando capocannoniere al termine del campionato 2009.

A ventun anni arriva quindi la chiamata dell’Europa: il Borussia Dortmund lo acquista pagando al Cerezo la cifra irrisoria di circa 300.000 euro. Questo perché la società nipponica aveva promesso a Kagawa di liberarlo facilmente nel caso di una proposta dal calcio europeo: in Giappone uno dei valori più importanti è quello della sacralità della parola data e quindi dell’onore, considerato la più grande ricchezza dell’uomo.

La prima rete in Bundesliga il trequartista asiatico la segna dopo essere tornato da un viaggio nel suo Paese, urlando poi di fronte alla telecamera “Non ho dormito! Non ho dormito!” in tedesco. La consapevolezza del superamento dei suoi limiti arriva quando, all’esordio in Europa League contro il Qarabag, Kagawa segna di testa, nonostante l’altezza non sia uno dei suoi punti forti (un metro e 75).

Fonte immagine: profilo Instagram di Shinji Kagawa.

LA CRISI DOPO IL SUCCESSO

La stagione 2011/12 si conclude con la vittoria della Bundesliga da parte del Borussia Dortmund, ed il giapponese si rivela straordinario per le prestazioni e per i numeri: 17 reti e 14 assist. Kagawa è felice, spesso rilascia interviste ubriaco, e a fine stagione passa al Manchester United. In Inghilterra Shinji vince subito il campionato, il 2 marzo 2013 diventa il primo calciatore asiatico a realizzare una tripletta in Premier. Ha avuto anche qualche caduta di stile, come il medio alzato dopo la vittoria col Wigan, non un gesto da lui. Nella primavera del 2014 dichiara di trovarsi in una situazione di difficoltà di psicologica, anche perché l’addio di Ferguson e l’arrivo di Moyes lo hanno fatto scivolare ai margini del progetto tecnico.

Nell’estate dello stesso anno Kagawa decide di tornare al Borussia, venendo accolto da tutto l’ambiente giallonero. Il ritorno del figliol prodigo coincide però con l’ultimo anno di Jurgen Klopp sulla panchina del Dortmund, il ciclo sta terminando e per questo la squadra sfiora persino la retrocessione. Shinji rimane lucido, e la stagione successiva trova ben 13 gol e 13 assist, nonostante Tuchel cambi spesso e volentieri gli undici in campo. Col passare del tempo, i numeri del giocatore migliorano, ma lui non si ritiene mai soddisfatto poiché desideroso di migliorarsi e di non porsi limiti. La concentrazione è stata fondamentale per riportare Kagawa in carreggiata, infatti ha vissuto in un complesso dove sia Perišić che Gündoğan avevano un appartamento, e quando tornava dall’allenamento non usciva fino all’allenamento successivo:

“Aiuta la mia concentrazione e rigenerazione. Sono quasi un pantofolaio”.

Fonte immagine: profilo Instagram di Shinji Kagawa.

LA RICONOSCENZA

Oltre ai valori tecnici, il trequartista nipponico ha curato nella sua vita i valori morali. Shinji sostiene che il suo successo nella vita sia dovuto alla famiglia, agli amici ed alle persone con cui lavora. Sul suo sito ufficiale c’è una sezione denominata “Shinji House“, in cui tratta il calcio come sogno dei bambini, parla della gratitudine nei confronti della sua famiglia e dei suoi amici. Mostra inoltre come allenarsi fisicamente, migliorare la tecnica di base e come fare correttamente stretching. Nel video che accompagna questa voce del sito c’è Kagawa che gioca e scherza con alcuni bambini, battendo ad esempio le mani dopo aver lanciato il pallone in aria.

C’è un interessante passaggio su Shinji in un romanzo di Haruki Murakami, cresciuto a Kōbe anche lui:

“Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù”.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram di Shinji Kagawa.

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Mertens polemico post Marocco: “Il fallo non c’era”

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Ghana

Dries Mertens è intervenuto ai microfoni di Rai Sport dopo la sconfitta contro il Marocco. L’ex attaccante del Napoli ha analizzato la prestazione, soffermandosi sull’episodio del primo gol della Nazionale africana.

L’attaccante belga ha dichiarato:

“Abbiamo iniziato bene, poi loro hanno segnato su fallo che secondo me non c’era. Noi abbiamo fatto il nostro, secondo me abbiamo avuto le migliori occasioni. La sconfitta in chiave qualificazione pesa tanto”.

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[VIDEO] Zenit-Spartak Mosca finisce in rissa: 6 espulsi!

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In Russia si sta giocando la Coppa di Lega. Il match odierno tra Zenit San Pietroburgo e Spartak Mosca è stato a dir poco incredibile, ma non per delle gesta dei giocatori in campo. Nei minuti di recupero, sul risultato di 0-0, è scoppiata una rissa che ha portato a ben sei espulsi, tre per parte. Per lo Zenit i tre giocatori espulsi sono stati Barrios, Malcolm e Prado, per lo Spartak Mosca Nicholson, Selikhov e Sobolev.

Il match è finito ai calci di rigore con la vittoria per 4-2 dello Zenit. Decisivo il rigore realizzato da Bakaev.

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Rodri commenta il suo nuovo ruolo: “Da centrale mi trovo bene”

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Delph

Al termine del match contro la Germania, il centrocampista spagnolo Rodri ha parlato ai microfoni di La1.

Il calciatore del Manchester City si è soffermato sul suo nuovo ruolo di difensore centrale:

“Cerco di imparare ogni giorno, è un ruolo diverso ma mi trovo bene con i miei compagni. Capisco il ruolo e l’importanza che devo dare alla squadra”.

Poi, sulla partita:

Sul gol potevamo fare meglio, ma Musiala è stato anche fortunato sul rimbalzo. Sapevamo che sarebbe stato complicato: i tedeschi sono molto forti, ma abbiamo giocato bene e preso un punto che ci permette di arrivare alla sfida col Giappone con le massime garanzie”.

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Luis Enrique post Spagna-Germania: “Abbiamo cercato di fare il nostro gioco”

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Luis Enrique

Al termine di Spagna-Germania, il tecnico spagnolo Luis Enrique ha analizzato il match ai microfoni della RAI, commentando il pareggio maturato tra le due Nazionali.

L’ex allenatore di Barcellona e Roma ha dichiarato:

“Oggi è stata una partita molto difficile, i tedeschi giocano bene e pressano forte. Abbiamo cercato di fare il nostro gioco, abbiamo fatto degli errori sul risultato di 1-0. Siamo contenti perché siamo primi nel girone ma non abbiamo ancora fatto nulla”.

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