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Una lista di giocatori di cui potresti aver perso le tracce

Basta un attimo per scivolare. Un attimo prima sei lì, che ti godi la tua corsa senza neanche contemplare l’ipotesi di frenare, e quello dopo sei di là, per terra, fermo a veder sfrecciare gli altri alla stessa velocità che prima era tua. Non sempre ci sono dei motivi validi che determinano questo totale cambio di rotta. Dove non arrivano i demeriti personali a volte possono arrivare i meriti altrui, e dove non giungono questi ultimi può mettersi di traverso il fato, o per dirla più volgarmente, la sfortuna.

Il mondo del calcio è lo specchio dello strumento principale che lo caratterizza, ovvero il pallone. Proprio come la sfera, il calcio ha una superficie tutt’altro che rettilinea, è sinuosa, scivolosa, avvolgente ma allo stesso tempo imprevedibile. E aggrapparsi alla storia con gli artigli non riesce a tutti. Perché basta un attimo, anche quando si sfreccia a velocità da gran premio, per inciampare su se stessi.

E allora ecco una lista di quei giocatori che a calcio ci sanno giocare, e anche molto bene, e che negli ultimi anni hanno fatto scrivere i propri cognomi sui giornali, li hanno fatti urlare negli stadi e li hanno fatti amare da folle sconsiderate. Ma sono anche quei giocatori che oggi vivono una realtà diversa da ieri, e corrono a una velocità dimezzata rispetto agli atri. O non corrono affatto.

Fonte immagine: profilo Instagram Draxler.

JULIAN DRAXLER

Premessa importante: Draxler non è sparito dai radar del calcio europeo. Semplicemente è diventato uno come tanti, forte più del comune ma non dotato di quella luce innata di cui brillava ai tempi dello Schalke 04 e del Wolfsburg. Julian è nato ed è stato forgiato in Germania, più precisamente allo Schalke, con il quale ha giocato dal 2001, quando aveva appena 8 anni, sino al 2014, quando a fronte di un assegno di 43 milioni siglato Wolfsburg ha cambiato zona ma non nazione.

Che tipo di giocatore è Draxler? Semplicemente completo, poliedrico, moderno. Gioca ovunque dal centrocampo in su, ma i ruoli di ala sinistra e trequartista sono sempre stati i più prolifici e positivi per lui. E ora il fatto che si ritrovi a giocare quasi sempre come mezzala nel Paris Saint Germain testimonia che quello che è diventato – un ottimo giocatore in un contesto di fenomeni – è ben al di sotto di ciò che sarebbe potuto diventare – un fenomeno in qualsiasi contesto.

I 40 milioni pagati dai parigini per acquistarlo sono il prezzo che ora sconta lui non potendo più usufruire del modo di gioco e delle posizioni in campo occupate dai vari Neymar, Mbappé, Di Maria e parzialmente Cavani e Icardi. In più si aggiungono gli infortuni. In questa stagione ha giocato solo 5 partite dall’inizio in Ligue 1, anche per via di un paio di problemi fisici. E se ieri si parlava di lui come di un prossimo craque e oggi si parla di lui come di “uno spreco” o di “ma che fine ha fatto Draxler”, un motivo ci sarà pure. Ma il tempo gli tende la mano, e all’alba dei suoi 26 anni ha tutto il tempo per tornare a brillare come prometteva di fare all’alba della sua carriera.

MARCO ASENSIO

Se negli ultimi mesi non avete più sentito parlare di Asensio, la colpa non è la vostra. Ma non è nemmeno la sua, né di Zidane o di qualche scelta sbagliata. Semplice, cruda e malvagia sfortuna. Il 23enne spagnolo, pronto ad aggredire la nuova stagione e a prendersi il centro del nuovo progetto rilanciato dall’allenatore che ha vinto 3 Champions, ha visto tragicamente il suo futuro deformarsi e devitalizzarsi davanti ai suoi occhi lo scorso 25 luglio. È bastato uno scontro troppo duro con Aubameyang in una partita estiva di International Champions Cup per accecare le luci della ribalta che doveva prendersi. Rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro e del menisco esterno: 9 mesi di stop, stagione strappata per 3/4 e Europeo con la Spagna a rischio.

Fonte immagine: profilo Instagram Asensio.

Passo breve e svelto, corsa elettrica, rapidità di pensiero, mirino nel piede sinistro e capacità di tagliare il campo. Tutto questo Asensio lo ha mostrato sin dal 2016, quando a soli 20 anni si è guadagnato la nomea di “Golden boy” segnando in ogni occasione pesante. 10 gol, 4 assist, poi un’altra stagione da 11 reti, poi la scorsa annata non brillante, in un contesto però di sofferenza comune al Real, composta comunque di 44 presenze timbrate. E poi c’era quest’anno da fare suo ma che per un beffardo contrasto non sarà mai suo.
23 anni sulla carta d’identità però vogliono dire solo una cosa: il nome di Asensio tornerà a riempire le pagine dei giornali in un futuro, ci auguriamo, prossimo.

STEVAN JOVETIC

Se si parla di sfortuna o di fato, su Jovetic si potrebbe scrivere un saggio. Sembra uno di quei racconti greci dal sapore mitologico con una divinità che perseguita qualche essere umano, condannato all’infelicità eterna. Perché la carriera di Jo-Jo ha smesso di essere cristallina come il suo talento quando il suo fisico, altrettanto cristallino, ha iniziato ad abbandonarlo. Un giocatore sopraffino, superiore, con quella folta chioma riccia che danzava sui campi di Serie A con la maglia della Fiorentina addosso e dipingeva calcio per palati affamati di qualità.

Fonte immagine: profilo Instagram Jovetic.

Lui che si è formato con il Partizan Belgrado, è esploso e poi imploso con la maglia della Fiorentina, ha cercato di scappare da se stesso e dai suoi infortuni al Manchester City prima e all’Inter poi, si è arenato ancor di più a Siviglia e si è condannato alla fine a Monaco. Nel Principato, un principe del calcio come lui sta passando i suoi 30 anni in infermeria, che è l’unico filo conduttore che unisce le sue ultime magre stagioni. La rottura del legamento del ginocchio sinistro riscontrata lo scorso aprile gli ha permesso di rientrare in campo appena lo scorso mercoledì. 31 minuti in campo nella sconfitta in Coppa di Francia contro il Lille che sanno di nostalgia e ingiustizia e che lasciano Jovetic in disparte, a vivere in un tetro anonimato che non merita.

Fonte immagine: profilo Instagram Giovinco.

SEBASTIAN GIOVINCO

21 riconoscimenti personali in 4 anni, uno storico titolo con il Toronto e un fumetto intitolato “The Atomic Ant” a lui dedicato, che narra le sue gesta. Sebastian Giovinco in America ha lasciato il segno della sua presenza in eterno, cambiando di fatto il destino della Major League Soccer, che prima del suo avvento era una cosa, e dopo la sua partenza ne è un’altra totalmente differente. Il torinese, dopo aver fatto vedere sprazzi di buon calcio in Italia tra Empoli, Parma e Juventus, ha scelto di diventare imperatore lontano dall’Italia. Si è autoesiliato in una realtà secondaria dove lui era l’attrazione primaria.

La bandiera a stelle e strisce ha coperto le sue spalle fino allo scorso febbraio. Poi la scelta di cambiare tutto, ancora una volta. Un’altra dimensione, un’altra cultura, un’altra realtà. Firma il contratto con l’Al Hilal, club che si trova in Arabia Saudita, per diventare l’Emiro tra gli emiri. E la sua stella continua ancora a brillare, solo che lo fa a latitudini troppo esotiche per indicarci il nord. Ha vinto la Champions asiatica, e per questo ha partecipato al Mondiale per Club, dal quale è stato eliminato la scorsa settimana dopo la sconfitta contro il Flamengo. Ma a lui va bene così. Quindi, se per qualche tempo non sentite più notizie di Giovinco, non preoccupatevi. Sta continuando a esportare calcio di livello in posti improbabili.

FLORIAN THAUVIN

Thauvin è uno dei talenti più puri e cristallini che si sono sgrezzati in questi ultimi anni. In particolar modo, l’esplosione totale del francese è datata stagione 2016/2017, quando con il suo Marsiglia ha iniziato a volare ad altezze mai raggiunte prima. 15 gol e 12 assist, poi l’anno dopo 26 reti e 17 assist e infine la scorsa stagione 18 gol e 9 passaggi vincenti. Numeri mastodontici che se associati a un giocatore di 26 anni rendono l’idea di quando la sua maturità calcistica sia nel pieno della fioritura.

Peccato che il grande gelo dello scorso aprile si stiamo protraendo più del previsto e lo stia costringendo a ibernarsi. Un problema alla caviglia a fine aprile della stagione passata lo aveva costretto a fermarsi per qualche settimana, prima del rientro in campo. Ha giocato un paio di partite, ha iniziato la preparazione e si è rifatto male. Poi il rientro in campionato contro il Saint-Étienne alla quarta giornata e di nuovo un infortunio alla stessa caviglia. La terapia conservativa evidentemente non ha portato ai risultati sperati, e così a inizio settembre si è deciso di intervenire con un’artroscopia, così da rimuovere il problema definitivamente. Il rientro è fissato dopo la sosta invernale. Con la speranza che dopo il grande gelo, il suo dolce mancino torni a scaldargli la carriera.

MALCOM

La storia infinita di Malcom è una delle telenovela calcistiche più celebri degli ultimi anni. Due estati fa era tutto pronto per la sua cessione dal Bordeaux alla Roma, tanto che i tifosi giallorossi si erano già assiepati all’aeroporto di Ciampino per celebrare il suo arrivo. Ma Malcom non è atterrato mai. Il Barcellona, con un colpo di coda finale, ha superato l’offerta romanista – con 40 milioni di euro – e si è assicurata le prestazioni del giovane brasiliano, lasciando affogare l’intero mondo Roma nella tristezza.

Ma poi la storia di Malcom al Barcellona si è sviluppata diversamente rispetto al previsto. Le sue qualità di grande giocoliere sopraffino, ma anche molto concreto e prolifico a livello realizzativo, sono state ridimensionate in una realtà troppo più grande di lui. Appena 11 partite giocate dal primo minuto tra tutte le competizioni, 4 gol messi a segno e qualche infortunio che ha minato il suo processo di crescita. A fine anno i blaugrana non ci hanno pensato troppo e lo hanno messo sul mercato. E ci è rimasto fino al 2 agosto, quando lo Zenit ha firmato un assegno da 40 milioni, incoronandolo subito come giocatore più forte della squadra. Ma anche in questo caso il risultato è diverso dall’immaginazione.

Fonte immagine: profilo Instagram Malcom

Gioca 18 minuti contro il Krasnodar all’esordio, poi 45 contro la Dinamo Mosca e sprofonda. Un infortunio che lo ha colpito a settembre e che tutt’ora non lo molla. La natura di questo infortunio è ai limiti dello sconosciuto, sembrerebbe però riguardare l’anca. Ciò che è certo è che Malcom sta soffrendo. E quella corsa infermabile che prima era la normalità ora non è altro che un’idea utopica. D’altronde inciampare sul pallone è facile. E sprofondarci dentro ancor di più.

 

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Thauvin.

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