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Una lunga rincorsa dal basso

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Una lunga rincorsa dal basso

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Dal basso. Le grandi storie calcistiche, spesso, hanno origine dal basso per il coinvolgimento di importanti valori soprattutto umani.

Dal basso è nato questo nuovo Parma, che dopo il fallimento è risalito in soli tre anni dalla D alla A fino a coltivare, quest’anno, addirittura ambizioni europee. Una favola. Il simbolo della vera sorpresa di questo campionato è Roberto Inglese. Guarda caso, un giocatore partito dal basso. E qui si preferisce non dare spazio alla casualità perchè nella sport, come nella vita, nulla è frutto del caso.

L’attaccante che sulle spalle porta il numero 45 – che d’altronde lo accompagna dal basso – nella scorsa domenica ha segnato una doppietta, la prima stagionale. Questa gli ha permesso di arrivare a 8 gol in 17 partite di campionato (ne ha saltate quattro). Uno score – l’inglesismo è d’obbligo – che prima non aveva mai raggiunto in Serie A, o meglio, in carriera.

Un risultato frutto di una lunga rincorsa dal basso.

Sono uno che viene dal basso, quando fai tanta gavetta in campo dai sempre il massimo. Lavorare tanto mi è servito anche nella vita, quello che sono oggi è frutto di sacrificio e lavoro

“SCUSA MISTER PER AVER SBAGLIATO IL GOL”

Vasto, paese di mare, di trabocchi – macchine da pesca su palafitta – e di storia, anche artistica – celebre è la figura del Rossetti, il cui padre è stato fondatore del movimento dei Preraffaelliti. Da questa località abruzzese ha avuto inizio la lunga rincorsa di Roberto Inglese.

Lui, nativo di Lucera, in provincia di Foggia, si era appena trasferito a “Lù Uàštë” (nome della città in dialetto abruzzese). Da lì a poco, per pura casualità – è l’unica volta che la citeremo – è partita la sua carriera calcistica. Accompagnava sempre un amico agli allenamenti e rimaneva all’esterno del campo a guardarlo. Un giorno l’allenatore della squadra, Michele La Verghetta, che già l’aveva visto giocare sui campetti, lo invitò in campo. La risposta non si fece troppo attendere. Un colpo di fulmine, quindi.

Il club in questione era la PGS Vigor Don Bosco, squadra dilettantistica per il quale Inglese venne tesserato. Ci rimase solo tre anni, dal 2001 al 2004, perchè la società non aveva la squadra dei Giovanissimi. Venne così trasferito alla Virtus Vasto, altro club del territorio.

Il suo primo tesserino. Fonte foto: gianlucadimarzio.com

Tanti sono gli aneddoti raccontati da Michele La Verghetta, che con quella sorprendente richiesta è diventato il primo allenatore di Inglese. Per meglio dire, un “secondo padre“. Quando non andava bene a scuola, lo mandava in panchina. Uno stimolo a fare bene negli studi e, infatti, a rimanere seduto l’attaccante del Parma ci è rimasto poche volte. Questo dice tanto anche sulla sua educazione, in campo e fuori, d’altronde, come sopra, nulla è frutto del caso.

A tal proposito, c’è dell’altro che rivela il motivo per cui sia riuscito a portare a compimento la sua lunga rincorsa. Come raccontato dal suo mister, si applicava tantissimo, era il primo a entrare in campo e l’ultimo a uscire. E quando non segnava, era un dramma (sportivo). Chiedeva addirittura scusa quando sbagliava un gol e non poteva essere rincuorato in nessun modo. Rientrava negli spogliatoi, zitto zitto si cambiava e andava via senza dire una parola. Un’unica volta è capitato che ne ha dette quattro, rispondendo alla mamma preoccupata perchè lo vedeva triste: “Non ho fatto gol“.

Era l’atteggiamento di chi non sapeva accontentarsi, perché quando si è ragazzi e si insegue un sogno non ci si può accontentare. Quando si è giovani bisogna sapersi arrabbiare con sé stessi perché ciò porta a motivarsi e a lottare per migliorare, e ogni volta sempre di più. Roberto Inglese lo ha fatto con umiltà e determinazione e non a caso, ora, a 27 anni, è arrivato a trascinare una neo-promossa in nobili posizioni.

Certo, la crescita l’ha fatto maturare nel gestire i momenti (“ora do il giusto peso specifico a qualsiasi cosa, sia in campo che fuori”), ma chi ha determinazione non la perde mai nel tempo.

La nazionale è uno stimolo a fare sempre meglio, non esistono ansia e pressione, alla maglia azzurra ci tengo, è uno degli obiettivi che mi sono prefissato

I GOAL TROVATI

Tranquillo, educato e sorridente“. Così si definiva con tre aggettivi – che gli si addicono tutti – in un’intervista. Ha dimenticato, però, uno di attributo: letale, sotto porta. Eppure non è sempre stato così, a certificare ancora una volta che il suo valore attuale è l’esito di un lungo percorso di crescita.

Fuori dall’area mi sentivo già un giocatore pronto, sapevo difendere la palla e far salire la squadra. Mi mancavano un po’ di numeri e di gol.

Il suo primo allenatore conferma che già da piccolo aveva l’abilità di giocare senza palla. Eppure non bastava perchè un attaccante esiste per fare i gol.

Dopo l’esperienza alla Virtus Vasto, arriva il grande salto al Pescara, che lo aveva notato in occasione di un’amichevole. A lanciarlo in bianco-azzurro Eusebio Di Francesco, che viene ripagato da un gol contro il Ravenna. Mentre gli abruzzesi salgono in Serie B, lui riscende in Lega Pro e va a giocare al Lumezzane. Da questa esperienza inizia a trovare il pane per i suoi denti: i gol. Sono undici in una stagione, che gli valgono il premio della Serie B. Va nella neo-promossa Carpi, che al primo anno si salva, anche se Inglese contribuisce meno di quanto poteva per un infortunio. Poi, nella seconda annata, mette la firma 6 volte nel campionato della promozione nella massima serie.

Il Chievo, che lo aveva acquistato dai tempi del Pescara, lo richiama e “Bobby English” in maglia clivense mostra progressi continui. Tre gol alla prima stagione, poi dieci e, infine, nella scorsa, dodici. Quest’anno, stando ai numeri, si avvia a fare la sua miglior stagione realizzativa.

L’ultimo gol segnato, domenica scorsa contro la SPAL. Bellissimo per il controllo palla e la determinazione con cui la spedisce in rete:

I gol che gli mancavano li ha trovati eccome e anche in questo aspetto è insita l’attitudine a migliorarsi. È cresciuto tanto nella capacità di muoversi all’interno dell’area avversaria e, considerato che era già molto bravo con i piedi, le reti son venute da sè. Una specialità che ha perfezionato con il tempo è lo stacco di testa, grazie all’anticipo sul primo palo che compie con una rapidità micidiale. Il fatto di essere stabilmente l’unico terminale offensivo (al Chievo ha spesso giocato con un altro attaccante accanto) supportato da due ali lo aiuta tanto perchè i palloni che finiscono dentro l’area sono quasi sempre di sua competenza.

Gli avversari possono anche studiarti ma c’è quel attimo d’anticipo che è decisivo.

UN FUTURO TUTTO DA SCRIVERE

L’unica cosa certa del suo futuro è che più in là nel tempo aprirà uno stabilimento balneare nella sua città adottiva, Vasto, dove, quando può, torna. È attaccato alla famiglia e agli amici, gli piace la città e il mare e, quando riesce, dedica anche mezza giornata ai bambini della sua prima squadra, la PGS. Semplicità, umiltà, qualità e determinazione: a Roberto Inglese basta poco per conquistare la gente.

E non solo perchè il suo nome sta attirando l’interesse di molti addetti ai lavori. Com’è noto, il suo cartellino è di proprietà del Napoli, che non sa ancora se riuscirà a ritagliare un posto per lui. Ancelotti lo stima e lottare per un posto da titolare in una grande squadra può rappresentare un ulteriore segno di crescita per il 45 gialloblu. Finire per essere una terza scelta, tuttavia, ne comprometterebbe lo sviluppo e gli metterebbe a serio rischio la possibilità di conquistare la Nazionale.

Per questo, scaltra come Inglese in area di rigore, si è infilata l’Atalanta, che negli scorsi giorni ha manifestato interesse per giugno. Difficile che si possano avere evoluzioni in queste ultime ore di calciomercato, ma l’inserimento del club nerazzurro è più volto a conquistare una corsia preferenziale nel caso il Napoli decidesse di non tenerlo.

Vediamo un attimo un po’ di prodezze stagionali: meriterebbe un posto al Napoli?

https://www.youtube.com/watch?v=MzYkk6RiAOA

Bergamo è un ambiente che ha le caratteristiche giuste per “Bobby English”: atmosfera calda, capacità di lavorare con i talenti e voglia di migliorare sempre di più e magari di vincere qualcosa. D’altronde la Dea negli ultimi anni sta conoscendo un’evoluzione che la sta portando vicina alla considerazione di top club del calcio italiano.

Staremo a vedere come andrà a finire, ma di certo si può dire che la stessa evoluzione l’ha avuta Inglese. È arrivato tardi, a 27 anni, a consacrarsi a livelli medio-alti, ma ciò è frutto di una lunga rincorsa partita dal basso. Ha assaggiato i campi di periferia, ha affrontato momenti difficili in cui non riusciva a trovare il gol – e si sa quanto è sofferente per un attaccante – e con umiltà e determinazione ha superato tutto migliorandosi continuamente.

La sua lunga rincorsa non è ancora finita, anzi ora viene il bello, ma…

Ognuno di noi sta dove merita, ho fatto tutti gli step e in tutte le categorie ho dovuto dimostrare. Sono felice perché passo dopo passo ho capito quello che davvero mi sono conquistato.

Nulla è frutto del caso. Ma bella storia per essere nata per caso.

Flash News

La Juventus premia Allegri per le 406 panchine in bianconero

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Curiosità 18ª giornata di Serie A

Massimiliano Allegri, nell’ultimo periodo, sta finendo un po’ sulla bocca di tutti per via del suo futuro ancora incerto. L’attuale allenatore della Juventus ha il contratto in scadenza nel giugno 2025 e di un eventuale prolungamento non si discute. Tuttavia, però, l’allenatore sembra molto stimato dalla società che – nel pomeriggio odierno – ha voluto omaggiarlo per le 406 panchine ottenute con questa squadra. Il primato era arrivato nella partita di sabato contro il Verona.

La cerimonia è stata organizzata all’intero dello Juventus Museum, dove è stato posizionato un totem dedicato proprio a questo traguardo. Attualmente sembra impossibile raggiungere Giovanni Trapattoni che, con il club di Torino, ha collezionato ben 596 panchine.

JUVENTUS, ECCO LE PAROLE DI FERRERO E DI ALLEGRI 

A questo evento era presente il presidente Gianluca Ferrero e lo stesso Allegri. Di seguito riportiamo le loro parole.

PRESIDENTE FERREROSiamo felici e orgogliosi di celebrare oggi un numero così importante e storico come quello che ha raggiunto il nostro mister”.

ALLEGRI Un traguardo che rappresenta un percorso che ha nuove sfide davanti a noi, sia in campionato che in Coppa Italia. Le panchine portano il mio nome, ma sono da condividere da tutto il mio gruppo di lavoro che ha trascorso e trascorre con me così tanto tempo”.

IL COMUNICATO DELLA JUVENTUS

“Un pomeriggio emozionante, culminato nel Tempio dei Trofei, dove tutte le Coppe – non poche – vinte insieme ad Allegri hanno fatto da cornice a un video celebrativo che si conclude, non a caso, così: Complimenti, Mister!”.

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Champions League

FLASH – Infortunio anche per l’Atletico Madrid nella sfida contro l’Inter: out Gimenez

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Atletico Madrid

INTER ATLETICO – Oltre a quello di Marcus Thuram per l’Inter, uscito per una contrattura agli adduttori della coscia destra e sostituito da Marko Arnautovic, c’è stata anche un’altra sostituzione nell’intervallo della sfida di andata degli ottavi di finale di Champions League, sempre per un problema fisico.

PROBLEMI PER L’ATLETICO MADRID CONTRO L’INTER: GIMENEZ FUORI PER INFORTUNIO

Nell’Atletico Madrid, infatti, il centrale di difesa José Maria Gimenez non è rientrato in campo dagli spogliatoi e al suo posto è entrato l’ex Fiorentina Stefan Savic. Dalle prime ricostruzioni, il difensore uruguaiano avrebbe accusato il riacutizzarsi di un problema alla schiena che lo stava già tormentando nelle ultime settimane. Con questa sostituzione, Witsel è passato a fare il centrale di difesa dei tre dietro dei Colchoneros, mentre Savic si è posizionato come braccetto di destra. Un problema importante per la compagine spagnola, che perde il suo leader difensivo che finora aveva controllato bene sia Lautaro Martinez che lo stesso Thuram. Dopo una buona prima frazione di gioco, il difensore deve arrendersi a uno dei tanti infortuni che ha registrato in carriera e che non gli hanno mai permesso di fare quel salto di qualità che gli permettesse di diventare uno dei migliori in Europa nel suo ruolo.

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Champions League

FLASH – Infortunio per Thuram a fine primo tempo: dentro Arnautovic nell’intervallo

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Marcus Thuram e Axel Witsel, giocatori di Inter e Atletico Madrid, Serie A, La Liga, Coppa Italia, Champions League, EURO2024

Che sfortuna per Thuram in Inter-Atletico Madrid! Il francese, autore di un primo tempo più che sufficiente, ha patito un infortunio muscolare (una contrattura all’adduttore destro) al 43′ durante un tiro in porta. Il centravanti nerazzurro si è immediatamente accasciato, reclamando l’aiuto dei sanitari. Il figlio d’arte ha stretto i denti per i minuti che mancavano al duplice fischio arbitrale, ma fin da subito si era visto che la postura e le smorfie di dolore non facevano presagire nulla di buono.

Inzaghi fin da subito aveva mandato a scaldare Arnautovic e ora ecco l’ufficialità: entra l’austriaco ex Bologna, che dovrà fare il centroboa nello scacchiere offensivo dell’Inter.

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Champions League

0-0, ma ritmi alti e un’occasionissima per Lautaro: il resoconto dei primi 45′ di Inter-Atletico

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Lautaro Martinez, Rodrigo De Paul, giocatori di Inter e Atletico Madrid, Serie A, La Liga, Champions League, Coppa Italia

Terminato il primo tempo di Inter-Atletico Madrid, sfida valida per l’andata degli ottavi di finale di Champions League. In un San Siro preparato alla perfezione per il grande evento, le due squadre vanno negli spogliatoi sul risultato di 0-0. L’incontro è indubbiamente piacevole, con ritmi alti in entrambe le metà campo. Lato Atletico registriamo poche occasioni, con la squadra più improntata ad attendere il gioco dell’Inter, seppur abbastanza impreciso negli ultimi 20 metri. Le maggiori chance da gol capitano proprio ai nerazzurri e la più eclatante è quella per Lautaro Martinez. Al 38′ l’argentino viene servito da Thuram al limite dell’area, ma il tiro esce strozzato e viene respinto dalla difesa. Peccato, perchè il capitano nerazzurro era posizionato perfettamente davanti allo specchio della porta.

Nel finale di primo tempo attimi di ansia per Thuram, che si è accasciato per un apparente problema muscolare. Dopo qualche secondo di medicazione in campo il francese ha ripreso a giocare, anche se la postura e la faccia non fanno presagire nulla di buono. Inzaghi ha già mandato Arnautovic a scaldarsi.

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