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Uruguay-Argentina, un nuovo Clásico del Rio de la Plata: Suarez sfida Lautaro

Uruguay-Argentina, un nuovo Clásico del Rio de la Plata: Suarez sfida Lautaro

Dopo il secco 3-0 del 10 ottobre di Buenos Aires, è di nuovo il momento di Uruguay-Argentina, il Clasico più antico di sempre. Inoltre, questa partita avrà un’importanza decisiva ai fini della qualificazione, vista la situazione di classifica. La Selección è ormai quasi certa del posto con un discreto +9 sulla Colombia; viceversa, la Celeste sta rischiando addirittura di rimanere fuori dalle prime posizioni, data l’attuale quinta posizione a pari punti con i cafeteros e il Cile.

Protagonisti annunciati saranno gli attaccanti, punti di forza delle squadre sudamericane. La scorsa volta, se da un lato a fare la differenza è stato Lautaro Martinez, dall’altro è stata proprio la prova di Luis Suarez ad essere carente. Con tutta probabilità si ritroveranno di nuovo faccia a faccia sabato (ndr, questa notte), quando saranno chiamati a grandi prestazioni per aiutare la propria Nazionale.

Ovviamente, è ben evidente come il calibro dei due attaccanti non sia neanche lontanamente paragonabile, viste le carriere dei due. 495 reti per l’uruguaiano, appena 100 per l’argentino. Un palmarès trionfale contro uno ancora da riempire. Eppure, i due hanno più di qualcosa in comune, come il carattere audace o il ruolo fondamentale ricoperto nelle rispettive squadre.

Tuttavia, i due presentano anche numerose differenze, punti di forza e punti deboli. Ma quali sono i più importanti ai fini di una corretta analisi?

FINALIZZAZIONE

Per un attaccante, specialmente del loro calibro, la finalizzazione è per forza un parametro di grande rilievo. Assicurare alla propria squadra il maggior numero di gol possibile con il minor numero di tentativi: una capacità propria solo dei migliori, solo dei top player.

E Luis Suarez, infatti, è uno di questi. In pochi, alla sua età, sono (o sarebbero) in grado di continuare a mettere la propria firma così spesso. Da Amsterdam a Madrid, passando per Liverpool e Barcellona. Una grande carriera, caratterizzata da moltissime tappe, tutte accomunate da un fattore comune: le marcature. Il Pistolero, infatti, ha ripagato la fiducia in ogni sua esperienza, assicurando sempre numeri da capogiro, oltre che uno spettacolo per gli occhi dei tifosi.

Che sia di destro, sinistro, testa o rovesciata per Suarez non fa differenza, non esiste modo in cui non segni o non sappia segnare. E per di più, nelle ultime 3 stagioni ha sempre superato i 20 gol, mentre in quelle ancora precedenti potremmo alzare il tiro a 35. Indiscutibilmente, uno dei migliori bomber della sua generazione.

Dal canto suo, invece, Lautaro Martinez deve ancora compiere uno step in più, salire di un gradino per poter essere considerato tra i principali interpreti del ruolo. Per carità, alla sua età è già riuscito a dare prova di enorme talento, soprattutto sotto la guida di Antonio Conte. Non a caso, nei due anni con il tecnico leccese, l’argentino non solo è andato in doppia cifra, ma ha anche tenuto una media di 20 gol a stagione. Anche lui, come il collega, è molto versatile nella realizzazione dei suoi gol: il suo repertorio, infatti, oltre all’uso dei due piedi, comprende anche il gioco aereo. Tra acrobazie e colpi di testa, Lautaro ha sempre dalla sua un modo per punire, a prescindere da tutto e tutti.

Tuttavia, quello che è apparso evidente durante la sua avventura in Italia è che spesso il ragazzo non sia proprio glaciale sotto porta, con errori o disattenzioni piuttosto spiacevoli. La sensazione è che non sia però la freddezza a mancargli, bensì proprio quel briciolo di precisione in più che va affinata con il tempo. E di tempo Lautaro ne ha ancora molto.

Per questo, il risultato vien da sé. E per quanto si possa pensare che il confronto tra i due in base a questo parametro non sia equo, la verità è che il divario, sebbene evidente, non sia incolmabile. Ma che anzi, grazie al lavoro e all’impegno, Lautaro Martinez potrà, un giorno, ripetere le esperienze e i numeri del Pistolero.

SPIRITO DI SACRIFICIO

Anche perché l’impegno in un calciatore sudamericano non può mancare. La garra è infatti uno dei loro elementi distintivi, che li rendono “calciatori differenti”.

Il Pistolero è senza dubbio uno di questi, uno di quei giocatori con la fame, pronto a lasciare sul campo tutto sé stesso. L’ha sempre fatto, dai primi passi fino ad ora. In particolare, si è spesso notato il suo grande impegno nel pressing, alto e frenetico sulla prima linea di difesa. Inoltre, l’uruguagio non si risparmia neanche quando in difesa c’è bisogno di lui, in casi di contropiede o transizioni repentine. Ovviamente, nelle ultime stagioni questo suo atteggiamento è andato leggermente scemando, complice l’avanzare dell’età e l’indebolimento fisico-atletico.

Per di più, proprio in termini di sacrificio, non si può dimenticare la sua vera e propria immolazione contro il Ghana nel lontano 2010. La sua parata sulla linea di porta ha infatti salvato la rete dell’eventuale 1-2 al 120° minuto, con il conseguente cartellino rosso diretto. Salvando un gol per la squadra, ha rinunciato addirittura alla semifinale.

Quasi sicuramente anche Lautaro Martinez sarebbe disposto a compiere un gesto simile, soprattutto in virtù della sua ambizione e competitività. In ogni caso, Lautaro è un giocatore estremamente energico e frenetico, che tende a caricare di intensità ogni sua giocata, che si tratti di tiri, dribbling, contrasti o pressioni. Per questo, l’argentino tende a lavorare molto in fase difensiva, sacrificando molte energie proprio tentando di recuperare il pallone il prima possibile. In lui sopravvivono, in modo piuttosto evidente, i dettami di Antonio Conte, che fin dal suo arrivo ha tentato di fare di lui un attaccante a 360 gradi.

“Va fatto un grande applauso a Lautaro perché si è impegnato nella fase offensiva, ma gli ho chiesto un grande sacrificio in fase difensiva.”

-Antonio Conte

Tutti e due sono quindi dei grandi stakanovisti, nonostante il loro compito probabilmente sia un altro. E se uno, vista l’età, ha dovuto ridurre il dispendio di energie, l’altro non sembra avere la minima intenzione di risparmiarsi. Inoltre, confrontandoli alla stessa età, il nerazzurro sembra avere dalla sua una tendenza a ripiegare nelle retrovie maggiore rispetto al Suarez ventiquattrenne.

Con il club lo aiuta la collaborazione con un’altra punta, cui sa di poter affidare le zone offensive per aiutare i compagni; ma nell’Albiceleste, dove è da solo al centro dell’attacco, Lautaro comunque non si tira mai indietro. Per questo, osservando il contributo dell’uruguaiano ai tempi di Ajax e Liverpool, viene spontaneo evidenziare la maggiore attitudine al sacrificio dell’argentino.

PERSONALITÀ

Caratteristica fondamentale per qualsiasi giocatore sudamericano, soprattutto se si tratta di un attaccante. Per affermarsi a grandi livelli, infatti, per un giovane talento il carattere è sempre più importante, dentro e fuori dal campo.

Anche in questo caso, non si può certo dire che Luis Suarez non possegga questo tipo di qualità. Fin dalle sue prime presenze ha dato prova di avere le spalle larghe, senza alcuna paura delle pressioni a suo carico. E tutto ciò è alquanto lodevole, poiché questa sua peculiarità non è una di quelle che va affievolendosi con il tempo. Anzi. Basta ricordare due esempi più o meno recenti: Barcellona-Bayern e Milan-Atletico Madrid. Nel primo caso, l’ex Barça si è distinto per essere l’unico che, a risultato già acquisito, ha cercato di tenere in piedi da solo l’attacco blaugrana, segnando anche un gol che aveva temporaneamente riaperto i giochi.

Anche in occasione della trasferta a Milano, l’uruguaiano è comunque riuscito a giocare un ruolo molto importante nonostante la prestazione piuttosto incolore. Sia sul risultato di 1-0 sia di 1-1, l’unica voce colchonera distintamente udibile in campo era proprio quella di Suarez. Urla di incoraggiamento, supporto e fiducia per ognuno dei suoi compagni. Come se non bastasse, ha anche deciso di battere il rigore decisivo al 92° minuto. Ovviamente non è stato né il primo né l’ultimo, ma è di sicuro l’esempio più recente del carattere che lo contraddistingue.

Per quanto riguarda Lautaro Martinez, si può dire che anche lui abbia un carattere niente male. Impavido, fiducioso e spavaldo quanto basta. I primi segnali si erano visti già al momento della presentazione, quando Lautaro mostrava la maglia numero 10 con accanto il suo nome. Un numero simbolo, vestito da gente del calibro di Ronaldo, Baggio, Sneijder e Seedorf. Senza dubbio servono i cosiddetti huevos per reggere queste pressioni, specialmente se al primo anno in Europa l’attaccante titolare e capitano abdica lasciandolo da solo a gestire il peso del reparto offensivo. Con ottimi risultati, tra l’altro.

In ogni caso, di sicuro avranno anche aiutato i primi anni a Milano, dove la leadership di Handanovic e Skriniar potrebbe aver concesso ulteriore consapevolezza all’argentino. Eppure, la base di partenza era, per forza di cose, già ottima, visto che con la Selección, dove sembra esserci troppa tecnica e poca personalità, il suo carisma si fa sentire parecchio. La maggior parte delle volte infatti, è proprio lui a caricare la squadra, non i senatori. E in molti casi è anche il primo a difendere i propri compagni nei casi di parapiglia generale. Sempre in prima fila, faccia a faccia con gli avversari per far valere la propria personalità.

Da sudamericani doc quali sono, ambedue i giocatori hanno dovuto sviluppare una gran dose di self-confidence, una corazza interna che permette loro di respingere critiche e pressioni e superare momenti di difficoltà. Ovviamente, la costruzione completa di questa corazza richiede molto tempo. Per questo, ma non solo, abbiamo notato in Suarez una personalità più sviluppata e quadrata, che tende a emergere molto più spesso. Quello che manca all’interista, attualmente, è soprattutto la capacità di integrare, durante il gioco, le indiscusse qualità tecniche con la sua personalità. Far valere di più il suo carisma nei momenti di difficoltà della partita, caricandosi la squadra sulle spalle per trascinarla verso l’obiettivo.

Sabato notte si troveranno faccia a faccia, l’uno di fronte all’altro, per un confronto diretto sul terreno di gioco, l’unico vero giudice indiscusso e inconfutabile.

Fonte immagine di copertina: Diritto Google Creative Commons

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