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Juventus-Milan e i motivi per l’accesso o non accesso in Champions

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Negli ultimi tempi intorno a Juventus e Milan si è alzato un polverone che ancora oggi imperversa alla Continassa e a Milanello. Sui rossoneri gravano i problemi relativi ad alcuni rinnovi, mentre sulla sponda bianconera il posto di Andrea Pirlo sta scricchiolando come non mai.

La partita di domenica sera, in programma alle 20:45, sarà quindi un vero e proprio aut aut. Unico imperativo: vincere, perchè chi perde è (probabilmente) fuori dalla prossima Champions League. A sorpresa, potrebbero anche rimanere fuori entrambe, dal momento che un pareggio favorirebbe decisamente le dirette concorrenti. Per questo Juventus-Milan sarà lo spartiacque nella caccia alla prossima edizione della “Coppa dei Campioni”.

Ma come hanno fatto due squadre di questo calibro, seppur per motivi diversi, a ridursi a una situazione tanto preoccupante?

 

LA JUVENTUS MERITA LA CHAMPIONS? SÌ, PERCHÉ…

Nonostante la stagione al di sotto delle aspettative, la Vecchia Signora, alla 34esima giornata di campionato, conta la seconda miglior difesa e il quarto miglior attacco. Sicuramente non la stagione più brillante dei bianconeri in termini di numeri, ma allo stesso tempo neanche catastrofica come si vuol far credere.

A favore della Juventus gioca sicuramente il fatto di poter disporre dell’attuale capocannoniere del campionato: con 27 reti, infatti, Cristiano Ronaldo guida la classifica marcatori, distanziando di sei lunghezze Romelu Lukaku e di otto Ciro Immobile. Sarebbe strano vedere la squadra con il top scorer assoluto non riuscire a centrare la qualificazione per la prossima Champions League.

Inoltre, va osservato il fatto che la Juve, durante la stagione, ha perso numerosi punti contro le squadre più abbordabili mentre con le “grandi” si è (quasi) sempre dimostrata all’altezza. Considerando le quattro squadre con cui si sta giocando la qualificazione, solo contro l’Atalanta è veramente apparsa in balia degli avversari. I due secondi tempi disputati contro i bergamaschi, infatti, sono stati interamente all’insegna di un assedio all’area bianconera, con continue azioni pericolose e occasioni non capitalizzate a dovere da parte dei ragazzi di Gasperini.

Quella contro il Milan, invece, è stata una delle prove migliori di tutta l’annata bianconera. La vittoria di “San Siro” per 1-3 aveva infatti rilanciato la Juve alla (momentanea) rincorsa scudetto, mentre la concentrazione e la solidità mostrate erano state un chiaro segnale per tutti. In più, in un momento in cui pedine fondamentali come Cuadrado, Morata e Alex Sandro non erano a disposizione.

Anche nelle due gare con il Napoli di Gattuso gli uomini di Andrea Pirlo non hanno affatto sfigurato, mettendo in mostra una fase difensiva eccellente. Non a caso, in entrambe le gare, le conclusioni pericolose dei partenopei si contano sulle dita di una mano; tuttavia, nella prima gara è stato invece estremamente deficitario l’apporto offensivo, con la porta di Meret mai messa in pericolo fino agli ultimi minuti, mentre nel recupero dell’andata le azioni dei due gol sono state tra le poche sortite offensive bianconere degne di nota.

Infine, le occasioni in cui la Juventus ha mostrato la sua faccia migliore sono stati i due confronti con la Lazio di Simone Inzaghi. Il match dell’”Olimpico” di novembre, conclusosi sul risultato di 1-1, ha visto la Vecchia Signora dominare per lunghi tratti, salvo poi subire il gol del pareggio a causa di un’ingenuità in uscita. Più in discesa il ritorno, quando le reti di Rabiot e Morata hanno messo al sicuro il risultato, pregiudicato dall’iniziale regalo di Kulusevski a Joaquìn Correa.

Fonte: Getty Images

È evidente, quindi, che nei big match contro le sue avversarie dirette la squadra piemontese ha saputo farsi valere, tirando fuori gli artigli e lottando fino alla fine. Perché per arrivare in Champions League conta soprattutto l’esperienza, e i giocatori bianconeri indiscutibilmente ne hanno da vendere.

La stessa esperienza che, nel momento del bisogno, ha permesso alla Juventus di tirare fuori gli attributi e vincere gli scontri diretti decisivi. Per questo, forse, una sua eventuale qualificazione per “l’Europa che conta” non sarebbe poi del tutto immeritata.

 

LA JUVENTUS MERITA LA CHAMPIONS? NO, PERCHÉ…

A inizio stagione solo pensare a una situazione come quella attuale sarebbe sembrato fuori di testa. Per non dire impossibile. La squadra campione d’Italia per quasi un decennio che non riesce ad arrivare nemmeno tra le prime quattro? Eresia.

Eppure, il contesto è proprio questo. Un terzo posto che rischia di peggiorare tragicamente visto il calendario delle pretendenti. Se poi si considera che quest’anno la Juventus è stata tutt’altro che perfetta, qualche dubbio avanza.

Tornando a Cristiano Ronaldo, si può dire che il portoghese sia la vera croce e delizia di questa Juve. Infatti, se da un lato il suo apporto in fase realizzativa non si può che definire brillante, dall’altro va messo in evidenza il fatto che la sua costante e ossessiva ricerca della marcatura personale condizioni fortemente il rendimento dei compagni.

Fonte: Getty Images

Non è un caso se, finora, il secondo e il terzo marcatore dei bianconeri in questa stagione, Alvaro Morata e Federico Chiesa, hanno realizzato insieme un totale di 17 reti (9 lo spagnolo, 8 l’italiano). Una distanza di ben 10 reti rispetto a CR7, attualmente l’unico bianconero in doppia cifra.

Le difficoltà di costruzione e di realizzazione sono lampanti, e di certo dover passare la palla all’ex Real Madrid non aiuta. Quando la Vecchia Signora si è infatti trovata ad affrontare le squadre di livello inferiore, è spesso andata in difficoltà nel momento in cui gli avversari tendevano a tenere il baricentro basso e ad aspettare le iniziative bianconere. Il portoghese vuole spesso la palla da fermo, ma di fronte a linee difensive compatte fa tremendamente fatica. A ciò, inoltre, si aggiunge anche il problema del giro palla, il più delle volte lento e macchinoso, per cui trovare spazi all’interno della difesa avversaria diventa un compito più che arduo.

Fonte: profilo Instagram @bncalcio

Se poi subentrano anche errori nella gestione del pallone, ecco che si spiegano tutti i punti persi da Madama in questa stagione. 14, per la precisione, con le ultime dieci squadre del tabellone. Con quei punti, oggi si parlerebbe di un’altra classifica: la Juventus si troverebbe infatti prima con 83 punti, davanti all’Inter a quota 82.

E con la qualificazione in Champions già in tasca…

 

IL MILAN MERITA LA CHAMPIONS? SÌ, PERCHÉ…

Quando si trascorrono 118 giorni da capolista, la risposta appare piuttosto scontata. Perché se il Milan dovesse riuscire a centrare, dopo anni di tentativi, la qualificazione tra le prime 4, lo dovrebbe in gran parte alla prima metà di stagione.

Fino a febbraio, i rossoneri sembravano la vera squadra da battere, la vera pretendente per conquistare il titolo a fine stagione. Basti pensare che sono rimasti imbattuti fino al 6 gennaio, quando la Juventus è riuscita a espugnare “San Siro” imponendosi per 1-3. 15 risultati utili consecutivi, di cui 11 vittorie e 4 pareggi. Numeri, potenzialmente, da scudetto.

Per testimoniare il grande avvio del Diavolo basta ricordare il derby di andata, quando una doppietta di Ibrahimović ha regalato al Milan una vittoria in una stracittadina che in campionato mancava dal 31 gennaio 2016. Quasi quattro anni. Senza dimenticare che l’avversario in questione era l’Inter, la squadra che ha poi vinto il campionato con ben quattro giornate di anticipo.

Probabilmente nessuno si sarebbe aspettato un Milan tanto in forma già all’inizio della stagione, nonostante dopo la quarantena dell’anno scorso fosse una tra le squadre ad aver ripreso meglio il proprio percorso in campionato. Il mercato tardo-estivo, infatti, non ha visto il club meneghino spiccare dal punto di vista delle trattative concluse: riscattati i cartellini di Simon Kjær e Alexis Saelemekers, rinnovato il contratto di Ibra e sistemato l’acquisto a titolo definitivo di Ante Rebić, i rossoneri si sono impegnati maggiormente nell’assemblare una squadra molto giovane, puntando in gran parte su profili di grande prospettiva. Su tutti, Brahim Diaz, Sandro Tonali, Pierre Kalulu e Diogo Dalot, calciatori non certo sconosciuti, ma non ancora del tutto maturi.

L’ossatura della squadra è quindi rimasta la stessa, e se da un lato poteva rappresentare un vantaggio, dal momento che movimenti e tattiche erano già ben noti, dall’altro la campagna acquisti delle altre avversarie avrebbe potuto creare (apparentemente) un gap non di poco conto.

Tuttavia, al termine del girone di andata è stato proprio il Milan a laurearsi campione d’inverno, e dall’introduzione dei tre punti a vittoria la squadra in testa al giro di boa è sempre arrivata al massimo terza.

 

IL MILAN MERITA LA CHAMPIONS? NO, PERCHÉ…

Un calo così vistoso davvero in pochi se lo sarebbero aspettato. Tornando a quanto detto sopra, dal 1995-96 non è mai successo che la squadra campione d’inverno a fine campionato non riesca a raggiungere la qualificazione in Champions League. È vero, attualmente il Milan è quarto, ma negli ultimi tempi sta manifestando qualche scricchiolio di troppo.

Da febbraio, infatti, è iniziata una parabola discendente che, in alcuni momenti, ha portato i rossoneri addirittura fuori dalla zona Champions. Proprio in occasione dell’ultima giornata disputatasi, la 34esima del calendario, al minuto 93 della partita tra Napoli e Cagliari, erano i partenopei ad occupare la quarta posizione, in virtù del punteggio momentaneo di 1-0. Solo la rete in extremis di Nahitan Nandez ha impedito loro di fare bottino pieno, e ha permesso al Milan di mantenere, per un’altra giornata, il quarto posto.

In realtà, in molti si aspettavano un calo del Diavolo, che logicamente non aveva i mezzi per poter continuare a viaggiare alla velocità di inizio campionato. Ma nessuno si sarebbe mai immaginato nulla di tutto ciò. Sembra quasi che dalle due sconfitte di febbraio contro Spezia e Inter la situazione non sia stata più la stessa. Nella gara contro i nerazzurri, in particolare, è stata la squadra di Conte a dominare la partita, salvo i dieci minuti successivi all’intervallo, quando si è visto un Milan che ha tentato in tutti i modi di raggiungere il pareggio, ma che si è poi sciolto come neve al sole.

Più gravi, però, sono state le due sconfitte più recenti, subìte per mano del Sassuolo e della Lazio. In un caso si è assistito a un Milan tignoso, voglioso di abbattere l’ostacolo neroverde, ma decisamente troppo ingenuo in alcune situazioni di gioco; in un altro, invece, pare che la squadra di Pioli non sia neanche scesa in campo. O almeno, non il Milan che si era abituati a vedere.

A rimarcare il crollo dei meneghini nel 2021 è il fatto che, prima della sconfitta con la Juve dell’Epifania, il Diavolo contava 9 punti di vantaggio sul Napoli quinto (oggi solo 2) e ben 11 sull’Atalanta, oggi appaiata ai rossoneri in classifica.

Il cedimento, però, non è soltanto di natura fisica. Un ruolo importante è da attribuire sicuramente alla situazione interna allo spogliatoio, che non è delle migliori. Il caso dei mancati rinnovi, infatti, sta diventando un problema serio, e sta inevitabilmente condizionando giocatori e tifosi. È più di un mese che si dice che Hakan Calhanoğlu sia sul punto di rinnovare, che mancano solo le firme finali e la conseguente ufficialità. Eppure, ancora tutto tace.

Ancora più problematico il caso di Gigio Donnarumma, che sembra essere tale e quale a quello del 2017, quando Mino Raiola era riuscito a strappare uno stipendio da 6 milioni di euro. A distanza di quattro anni, il procuratore italo-olandese ha alzato nettamente la posta, chiedendone addirittura 10.

Arrivare a maggio con una situazione tanto precaria di certo non fa che inasprire notevolmente i rapporti con l’ambiente, che mai come ora non ne può più di questo batti e ribatti che, quattro anni fa, è stato solo rimandato. Non è infatti un caso se nei giorni scorsi, durante un allenamento dei ragazzi di Pioli a Milanello, alcuni ultras hanno posto un vero e proprio ultimatum a “Gigio”: o il rinnovo o la panchina contro la Juve.

Paradossalmente, infatti, potrebbe essere proprio il classe ’99 lo spettatore più interessato al match di domenica sera. Le voci di un suo passaggio in bianconero non accennano a spegnersi, per cui non è escluso che il suo futuro possa dipendere, in gran parte, dal risultato finale di Juventus-Milan.

 

Fonte immagine in evidenza: profilo Twitter @juventusfc

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Bologna, Sansone e Vignato avrebbero chiesto di andare via

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Secondo “La Gazzetta Dello Sport“, in casa Bologna si respira aria d’addio per due giocatori.

Emanuel Vignato e Nicola Sansone avrebbero chiesto la cessione per cercare più minutaggio altrove dato lo scarso utilizzo sotto la guida di Thiago Motta.

Per Vignato, il Bologna starebbe pensando ad una cessione in prestito, dato che non vorrebbe privarsi totalmente del classe 2000.

Per Sansone, la cessione sarebbe definitiva, data anche la scadenza di contratto che risulta a giugno 2023.

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I 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli

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Peggiori Acquisti Agnelli

Sì è conclusa l’era più gloriosa non solo della storia della Juventus, ma del calcio italiano: il presidente Andrea Agnelli e tutto il CdA bianconero hanno rassegnato le dimissioni. Dopo nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane, cinque Coppe Italia e due finali di Champions League, la Juventus dice addio al presidente che è riuscito a portarla ai vertici del calcio mondiale dopo gli anni bui di calciopoli. Sì chiude così un’era vincente e senza precedenti, in cui grandi campioni hanno scelto di vestire la maglia bianconera, per una spesa totale di oltre 1.7 miliardi di euro. Sono molti gli acquisti che si sono rivelati fondamentali per la causa bianconeri, ma sono altrettanti quelli che hanno deluso le aspettative. Di seguito vi proponiamo i 5 peggiori acquisti dell’era Agnelli.

MARKO PJACA

Era l’estate del 2016 quando la Juventus prelevò dalla Dinamo Zagabria il 21enne Marko Pjaca. Sigla il suo primo gol in bianconero il 22 febbraio 2017, nella partita vinta per 2-0 sul campo del Porto nell’andata degli ottavi di finale di Champions League. Un mese dopo, però, subisce un infortunio al ginocchio destro e da lì ha iniziato il suo calvario. Dopo vari prestiti in giro per l’Europa e diversi infortuni che lo hanno costretto a saltare molte partite, è ancora parte dell’organico bianconero e milita in prestito all’Empoli. Nella sua esperienza alla Juventus, Pjaca ha collezionato solo 5 presenze ed un gol.

JORGE MARTINEZ

Tra i peggiori acquisti dell’era Agnelli, non possiamo dimenticare Jorge Martinez. Dopo 3 ottime stagioni con la maglia del Catania, nel 2010 la Juventus acquista l’uruguaiano per 12 milioni di euro. Complici infortuni e scelte tecniche, però, l’esperienza dell’uruguaiano con la maglia bianconera si rivelerà particolarmente sfortunata: in 5 stagioni totalizza 2 reti in 20 presenze: 6 milioni di euro per ogni gol realizzato.

NICOLAS ANELKA

Nel gennaio 2013 la Juventus mette a segno il colpo Nicolas Anelka, attaccante francese acquistato a parametro zero dopo l’esperienza cinese allo Shanghai Shenhua. Come possiamo ben immaginare, il suo sì può essere considerato a tutti gli effetti uno degli acquisti peggiori della Juventus degli ultimi anni. Al momento dell’arrivo a Torino pe aspettative nei suoi confronti erano molto alte, tant’è che i bianconeri lo seguivano da diverse stagioni e lo inserirono subito in lista Champions. Inutile dire che la sua esperienza a Torino si rivelò totalmente fallimentare: scese in campo solo 3 volte e dopo 6 mesi si trasferì al West Bromwich a parametro zero.

ELJERO ELIA

Nella stagione 2011/12, sul fotofinish del calciomercato estivo, Agnelli porta in bianconero Eljero Elia, ala olandese acquistato dall’Amburgo per 9 milioni di euro più bonus. Nonostante le aspettative fossero abbastanza dopo le prolifiche stagioni in Germania, non convinse per nulla l’allora allenatore bianconero Antonio Conte, che lo relegò in panchina per tutta la stagione. Al termine dell’annata, Elia collezionò solo 4 presenze e venne ceduto al Werder Brema.

MILOŠ KRASIĆ

Quando si parla dei peggiori acquisti dell’era Agnelli, non si può certamente omettere Miloš Krasić. Giunse a Torino nel 2010, prelevato per 15 milioni di euro dal CSKA Mosca. Per le sue caratteristiche tecniche e fisiche venne etichettato come il nuovo Nedvěd. È evidente, però, che non avesse nulla in comune con la Furia Ceca. Dopo una serie di partite saltate per infortuni e per squalifiche, conclude la sua prima stagione alla Juventus con 7 reti in 33 presenze. La sua seconda annata, però, si rivelerà ancora più negativa. Il serbo non riesce ad imporsi nelle gerarchie del nuovo tecnico, Antonio Conte, e verrà spesso lasciato in panchina per scelta tecnica. Nella stagione 2011/12 totalizzerà solo 7 presenze e una rete, prima di trasferirsi al Fenerbahçe. Sì rivelerà uno degli acquisti peggiori di Agnelli, se non il peggiore, considerando l’etichetta con cui era sbarcato all’ombra della Mole.

 

 

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L’elogio del CT della Polonia su Messi: “Le sue movenze? Come Alberto Tomba sulle piste da sci”

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Messi

In quello che sarà il suo ultimo Mondiale, Leo Messi è chiamato a portare l’Argentina verso la qualificazione alla fase successiva della competizione. Nella sfida alla Polonia, un punto potrebbe non essere sufficiente per il passaggio del turno. Ragion per cui, l’Albiceleste dovrà puntare alla vittoria contro un avversario insidioso. In merito alle gesta dell’uomo simbolo della nazionale di Lionel Scaloni, ha parlato, in conferenza stampa, il CT polacco Czeslaw Michniewicz.

“Le movenze di Messi in campo mi ricordano molto quelle di Alberto Tomba sulle piste da sci. Riesce a schivare chiunque come Alberto schivava le porte quando era in pista”.

Parole al miele per la Pulga che, stasera, dovrà scacciare i brutti ricordi del passato, cercando di portare la Selección il più lontano possibile nella spedizione in Qatar.

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Calcio Internazionale

Mbappè potrebbe sedersi in panchina contro la Tunisia

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Mbappé

Secondo il “Mundo Deportivo“, il CT francese Didier Deschamps potrebbe decidere di lasciare la stella Kylian Mbappè in panchina nel match contro la Tunisia.

L’asso francese avrebbe accusato un piccolo fastidio alla caviglia e per questo potrebbe non essere rischiato per un match di poca rilevanza, dato ormai il certo passaggio del turno dei transalpini e dell’avversario che verrà fronteggiato dai blues.

Probabile l’assenza nel pomeriggio per Mbappè, che verrà tenuto a riposo per averlo al 100% per gli ottavi.

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