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Vincenzo Italiano, un mister partito dal basso

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Vincenzo Italiano, un mister partito dal basso

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Nelle serie inferiori italiane si vedono infrastrutture in pessime condizioni, manti erbosi al limite della praticabilità, società che falliscono e che rinascono in continuazione. Il tifoso è vittima di un sistema calcio che molto spesso si assenta in maniera ingiustificata, lasciando nel buio categorie che ospitano squadre che hanno fatto la storia del nostro calcio; ed è proprio in queste situazioni che coloro che seguono con passione e fedeltà i propri colori, continuano imperterriti a girare lo stivale per sostenere la propria maglia e, quantomeno, per vedere del buon calcio.

Tutto ciò, fortunatamente, accade in Sicilia: a Trapani sono tutti quanti in trepidazione per la finale di ritorno dei playoff tra i granata e il Piacenza (andata finita 0-0 al Garilli), dopo una stagione terminata al secondo posto dietro alla rocciosa Juve Stabia, nella quale al Provinciale si è visto del grande calcio.

E gran parte del merito è dell’allenatore, l’ex metronomo di Hellas e Chievo Verona, Vincenzo Italiano. 

DALLA GERMANIA AL CENTRO DEL CAMPO

Vincenzo Italiano nasce nel 1977 a Karlsruhe, città nei pressi di Stoccarda e ad un passo dal confine con la Francia. Il suo essere “tedesco” nasce e finisce lì, perché all’età di 6 mesi i suoi genitori tornano in Italia, più precisamente in Sicilia, dove inizierà a giocare a calcio, fino ad arrivare ad esordire tra i professionisti con la maglia del Trapani (corsi e ricorsi storici tipici del mondo calcistico). Dopo due anni di granata inizia la sua più grande avventura, stavolta al nord, con la maglia dell’Hellas Verona: sarà padrone della mediana per ben 9 stagioni, nelle quali diventerà il sesto giocatore più presente degli scaligeri. Tanta Serie A, qualche annata in B, e una crescita come giocatore specialmente negli anni di Malesani e Prandelli, dai quali erediterà molto una volta seduto in panchina. Poi una breve parentesi con il Genoa, il ritorno per altri due anni all’Hellas, e poi il passaggio ai concittadini del Chievo, dove inizierà il suo lento decadimento; chiuderà la sua carriera passando prima per un’altra squadra veneta, il Padova, per poi terminare definitivamente al Lumezzane.

Di lui si dice che fosse già un allenatore in campo: classico pivote, il regista della squadra che si piazza davanti alla difesa e fa girare tutta la squadra dando tempi di gioco e sempre un appoggio comodo al compagno. Ordinato e diligente, per tutti era scontato che il suo futuro fosse su una panchina ad allenare. Prende il patentino nel 2014 ed inizia come vice di Alessandro Dal Canto – altro allenatore che quest’anno, con l’Arezzo, ha fatto vedere grande calcio – al Venezia, ma l’avventura dei due terminerà solo dopo 9 giornate.

A quel punto Italiano cambia strada: sceglie di mettersi in proprio, e lo fa ripartendo dagli Allievi di una squadra dilettantistica del padovano, la Luparense San Paolo, che poi cambierà nome nell’anno sucessivo diventando Vigontina San Paolo e che lo promuoverà ad allenatore della prima squadra. Non sarà un esordio facile tra i grandi, visto che alla fine di una turbolenta stagione la sua squadra retrocederà in Eccellenza, sebbene già si intravedano buoni spunti. Se ne accorge l’Arzignano, che allestisce una squadra di livello al suo nuovo tecnico e che, a quel punto, spicca il volo: 3° posto (miglior piazzamento storico del club), miglior attacco con 75 gol fatti, ben 16 giocatori a segno, minor numero di sconfitte (5), imbattuto per 8 mesi (14 partite consecutive senza perdere) e una sola sconfitta tra le mura amiche.

Italiano inizia ad essere osservato anche dai club professionistici. 

Foto: sito ufficiale Arzignano Valchiampo

CONDIVISIONE E CORAGGIO

Il Trapani si ritrova senza allenatore dopo aver mancato la promozione in Serie B un anno dopo la cocente retrocessione. Non hanno funzionato i grandi nomi, e dato che la gente vorrebbe perlomeno vedere una squadra propositiva, la società tenta l’azzardo: Vincenzo Italiano diventa il nuovo allenatore, e torna da profeta in patria dopo gli esordi in maglia granata di più di 20 anni fa.

La squadra non riesce a vincere il campionato, sebbene fosse una delle favorite, ma quel che è certo è che al Provinciale la gente riempiva più che volentieri gli spalti: una squadra sempre in cerca del pallone, possesso palla sempre superiore all’avversario, ricerca di verticalità e di ampiezza a seconda del posizionamento avversario, e, nella maggior parte dei casi, gol e risultati. 22 vittorie, 8 pareggi e 6 sconfitte, con 60 gol segnati e 34 subiti, che mettono il Trapani tra le prime di entrambe le classifiche; Italiano fin da giocatore non ha mai avuto paura del pallone, lo ha sempre voluto tra i piedi, e per questo motivo ha trasmesso gli stessi concetti ai propri giocatori. Lo stesso coraggio che aveva lui in campo, vuole che lo abbiano i suoi ragazzi: quella che è stata la sua esperienza da calciatore viene condivisa a tutto tondo, perché, come rivelato da lui stesso, “non c’è cosa più bella di vedere la tua squadra che ti segue in tutto e per tutto”.

Il gruppo lo ha seguito e continua a farlo fino all’ultimo passo che arriverà il 15 giugno, nel match contro il Piacenza, dove il Provinciale si vestirà a festa (sperando di poter festeggiare davvero al fischio finale). Il coraggio sta alla base di tutto, perché Italiano, come ogni professionista che si rispetti, non vuole assolutamente perdere. 

“Io non gioco contro una squadra in particolare. Io gioco per battermi contro l’idea di perdere”.

La gente, come detto, si diverte. Normale quando hai un allenatore così: Italiano fa parte della scuola di allenatori che non si limita a voler vincere, ma vuole farlo nel miglior modo possibile, ossia regalando spettacolo a chi paga il biglietto. L’ex mediano ritiene che, come detto dal neo campione d’Europa Jurgen Klopp, un allenatore, oltre al mondo del calcio, non sia niente, e per questo motivo ha il dovere di divertire; in primis sé stesso, per gratificarsi nel lavoro che svolge, successivamente i giocatori che si allenano con e per lui, e infine – ma non per importanza – il pubblico. Giocare per il pareggio sarebbe magari più semplice, ma probabilmente stancherebbe tutte le componenti sopracitate. Ed ecco perché il calcio del Trapani è prima di tutto “bello da vedere”.

Non vi sorprenderà che, come la maggior parte degli allenatori che condividono questa mentalità, prenda spunto da quella specie di “animali da panchina” che comprende gente come Pep Guardiola, Maurizio Sarri e il già nominato Klopp.

PRINCIPI DI GIOCO

Una volta spiegata la mentalità, non è difficile entrare dentro a quella che è la proposta in campo. Italiano parte con un 4-3-3 prevalentemente offensivo, nel quale i due centrali devono sapersi muovere in relazione al proprio compagno, sapersela cavare anche in inferiorità numerica e soprattutto, saper giocare il pallone anche nelle situazioni più scottanti. E quest’ultima caratteristica deve assolutamente appartenere anche al portiere. I due laterali spingono, tanto, perché il 4-3-3 granata è un modulo cangiante che vede l’abbassamento del mediano che, in fase d’impostazione, diventa quasi un centrale difensivo aggiunto, e i due suddetti terzini che diventano due laterali di centrocampo, rendendo il modulo iniziale una sorta di 3-4-3. Il centrocampo è invece un mix di quantità, qualità, inserimenti e capacità di aiutare la manovra offensiva, mentre in attacco sono fondamentali i due esterni che hanno il compito di dare ampiezza quando la squadra è schierata a 4, e di supportare l’unica punta quando si alzano i terzini. L’attaccante ha invece un ruolo decisivo, dato che è colui che detta i movimenti dei suoi compagni: quando verrà incontro a palleggiare, saranno esterni d’attacco e uno degli interni di centrocampo ad inserirsi, mentre dovrà attaccare la profondità per allungare gli avversari e lasciare maggior spazio per il fraseggio dei compagni.

Il Trapani propone, coinvolge tutti i giocatori nella manovra, affinché possa avere il maggior numero di soluzioni per palleggiare, ragionare, far faticare e muovere il più possibile le linee avversarie. La volontà è quella di non aspettare mai l’avversario, perché come si deduce dalle parole di Italiano, il primo schiaffo non vuole mai prenderlo: la squadra deve imporre il proprio gioco e le proprie idee, senza badar tanto a chi trova davanti.

La metodologia dell’ex mediano si basa su due principi fondamentali: partecipazione e trasmissione delle idee. Nel primo caso si parla di una partecipazione a tutto tondo, che rende l’allenatore un vero e proprio giocatore durante l’allenamento; Italiano mette a disposizione la sua esperienza per il gruppo, gioca con i suoi ragazzi e mostra, sia con i concetti spiegati che fisicamente durante le sedute, che crede seriamente in quello che fa. Non è un caso questo approccio, tipico di chi lavora o ha lavorato bene in un settore giovanile, dove il ragazzo che osserva l’allenatore deve essere affascinato dalla passione e dalla convinzione del proprio mister.

Per quanto riguarda la trasmissione delle idee, detto della condivisione, la squadra lavora in modo oscuro: è tipico delle squadre che propongono calcio, sentirsi dire il solito ritornello “bel gioco ma difesa da rivedere”. Non è così. Il lavoro offensivo, sia in fase di possesso che di non possesso, è finalizzato alla sistemazione e alla preparazione di quello difensivo, dove marcature preventive e posizionamenti in determinate zone di campo sono date dal pressing studiato dei giocatori d’attacco; allo stesso modo, il palleggio e il giropalla – un modo per rifiatare e risistemare la squadra – permette agli attaccanti di valutare al meglio e con più calma il posizionamento o lo spazio da attaccare.

Il fraseggio parte da dietro, con il portiere Dini e il centrale Da Silva che fanno da primi registi, per poi essere aiutati da Taugourdeau e Corapi, che si alternano nel ruolo di mediano e incontrista. Nzola, l’attaccante, è una forza della natura nell’attaccare lo spazio, ma allo stesso tempo è cresciuto molto nella fase di sostegno e appoggio durante il palleggio, e le sue scelte influenzano il movimento di Tulli (o Fedato) e Ferretti che attaccheranno lo spazio o si allargheranno a seconda della decisione presa da Nzola. In tutto questo sono fondamentali gli inserimenti di Costa Ferreira, leader tecnico dei siciliani.

La difesa si ricompone quando il pallone lo ha tra i piedi, lo scaglionamento offensivo parte già da inizio azione, e chi non conosce a fondo il calcio non nota come tutto il lavoro difensivo nasca da situazioni in cui si gioca in zona offensiva del Trapani. Se dovessimo fare un parallelismo con una squadra più conosciuta, la proposta di gioco di Italiano ricalca molto le idee di Roberto De Zerbi e del suo Sassuolo: metodologie moderne, spesso fraintese, nelle quali però si vede sempre la crescita del singolo e un coinvolgimento totale della squadra nella filosofia proposta. Sono facili anche i paragoni tra i giocatori, dove Costa Ferreira svolge il compito che hanno Sensi e Locatelli, Taugourdeau gioca davanti alla difesa approcciandosi in modo molto simile a Magnanelli, Tulli che è esterno più “tecnico” alla Berardi e Ferretti più uomo sprint alla Boga, mentre Nzola ricalca la figura di un Babacar meno statico ma più dinamico.

In Serie C ci sono tanti di questi allenatori – si veda l’ex Juve U23 Zironelli o il già citato Dal Canto – che hanno scelto di partire dal basso, magari infilandoci anche un’esperienza con i giovani, e che hanno fatto delle proprie idee il loro credo. E quando l’idea è dinamica, sviluppabile ma, soprattutto, condivisa, la strada si fa meno ripida. Ed è per questo che non ci sorprenderà vedere Vincenzo Italiano tra i papabili di panchine di categoria superiore in breve tempo.

 

L’immagine di copertina è tratta dalla pagina ufficiale instagram del Trapani Calcio.

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Pronostico Torino-Fiorentina, statistiche e consigli per la partita

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Dove vedere Torino-Salernitana in tv e streaming

PRONOSTICO TORINO-FIORENTINA, STATISTICHE E CONSIGLI PER LA PARTITA – Il Torino di Juric ospiterà la Fiorentina di Italiano nell’anticipo delle 20:45 del sabato della 27ª giornata di Serie A. Nelle ultime dieci gare di campionato disputate in Piemonte, i granata hanno perso solo una volta contro i viola, vincendo in quattro occasioni e pareggiando una volta nelle altre cinque. Un bilancio nettamente a favore degli uomini di Juric, che proveranno a dare continuità a questa striscia positiva.

COME ARRIVANO LE DUE SQUADRE

Quella di domani sera sarà probabilmente l’ultima spiaggia per il Torino per restare agganciato al treno per l’Europa. I granata sono fermi a 36 punti in classifica e sono reduci dalle due sconfitte consecutive contro le squadre della capitale. Dopo il k.o. interno con la Lazio gli uomini di Juric sono usciti sconfitti anche dalla sfida dell’Olimpico contro la Roma e sono ora decimi in classifica. Senza una vittoria contro la Fiorentina, dunque, il Torino si ritroverebbe nell’ormai consueta situazione di non avere più alcun obiettivo a tre mesi dalla fine del campionato.

A differenza dei granata, la Fiorentina arriva da un successo sulla Lazio di Sarri che ha rilanciato la viola nella corsa ad un posto in Champions League. Approfittando dello scontro diretto tra Atalanta e Bologna, i toscani potrebbero infatti accorciare sul quarto e quinto posto, che al momento varrebbe la qualificazione nella massima competizione continentale. Gli uomini di Italiano però dovranno anche gestire in parte le forze perché giovedì saranno attesi dalla trasferta di Conference League contro il Maccabi Haifa che, per ovvie ragioni, non si disputerà in Israele, bensì a Budapest, in Ungheria. I viola vogliono provare a conquistare quel trofeo europeo che lo scorso anno è sfumato in finale e per farlo dovranno superare gli israeliani negli ottavi, dove partiranno con i favori del pronostico.

PRONOSTICO TORINO-FIORENTINA

Secondo i principali bookmakers, il Torino parte leggermente favorito rispetto alla Fiorentina, con una quota attorno ai 2,55. Sia il pareggio che la vittoria ospite, invece, si aggirano attorno a una quota di 3,00. Se, come detto, la Fiorentina dovesse in parte risparmiare le proprie forze in vista degli impegni europei, il pronostico potrebbe sbilanciarsi in favore dei granata e l’1X potrebbe rivelarsi un buon consiglio se non si vuole rischiare una risultato fisso.

Entrambe le squadre, però, nelle ultime settimane hanno concesso occasioni e reti agli avversari con qualche errore difensivo di troppo. In tal senso, la giocata consigliata è il GOAL, che vedrebbe sia Torino che Fiorentina segnare almeno una rete a testa.

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Lotito furioso: “Superati tutti i limiti, Lega abbia conduzione terza”

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Lotito

La Lazio contro il Milan ha ottenuto la seconda sconfitta consecutiva in campionato, dopo quella di Firenze, e ora rischia di veder allontanarsi in maniera pesante l’obiettivo della qualificazione alla prossima Champions League. Il match tra biancocelesti e rossoneri è stato contrassegnato da molti episodi arbitrali e nel post-partita è intervenuto il presidente dei biancocelesti Claudio Lotito ai microfoni di DAZN.

LE PAROLE DI LOTITO

LEGA –È giunto il momento che la Lega abbia una conduzione terza al di fuori del sistema perchè il sistema non è più in grado di garantire l’affidabilità di tutti i comportamenti“.

LIMITI SUPERATI –Oggi abbiamo superato tutti i limiti possibili e inimmaginabili. Io mi assumo la responsabilità di dire che la squadra si farà valere in tutte le sedi preposte“.

ARBITRO –Uno che fa l’arbitro dovrebbe avere all’interno del proprio habitat mentale un punto di equilibrio e di rottura“.

DI BELLO –Con gli arbitri non ho mai parlato, Di Bello non so chi sia, ho visto come ha arbitrato oggi“.

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Flash News

Pioli: “Rosso a Pellegrini? L’arbitro non ha fischiato, Pulisic giocatore corretto”

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Pioli

PIOLI POST LAZIO-MILAN – Termina 1-0 la sfida dell’Olimpico, grazie alla rete al minuto 88 di Okafor. Partita molto nervosa, esplosa con l’espulsione di Pellegrini per la Lazio al 57′, arrivata dopo una trattenuta su Pulisic che ha fatto estrarre all’arbitro il secondo cartellino verso l’ex Roma. Proteste dei biancocelesti, che stavano accompagnando la palla verso l’out di destra proprio con il terzino, con il gioco che sembrava doversi fermare per un compagno a terra. L’arbitro però non ha fischiato, allora Pulisic ha sottratto la palla all’avversario e lo ha condotto all’errore.

Lazio che ha finito addirittura in 8, a causa dei rossi diretti per Marusic (reo di aver risposto in maniera scomposta al direttore di gara) e Guendouzi (per la reazione su Pulisic dopo un fallo dello statunitense). Ai microfoni di DAZN, subito dopo la partita, ha parlato l’allenatore del Milan Stefano Pioli.

PIOLI POST LAZIO-MILAN – LE PAROLE

SULLA PARTITA – “Nervosa e fallosa. Primo tempo con poco ritmo, doveva esserci più velocità e profondità. Nel secondo tempo siamo partiti meglio e abbiamo sfruttati gli errori della Lazio“.

CONFRONTO CON SARRI SULLA PRIMA ESPULSIONE – “Lui mi ha detto che la palla stava per uscire, ma l’arbitro non ha fischiato. Pulisic è un giocatore corretto, ha fatto la sua giocata. Non vedo perché dovevamo fermarci, erano loro a dover allontanare la palla o l’arbitro a interrompere il gioco“.

SULLA FORMAZIONE – “Secondo me nel primo tempo le mezz’ali sarebbero dovute essere più larghe. Sulle fasce meglio a destra che a sinistra. Con la superiorità numerica pensavo fosse giusto mettere la seconda punta“.

SUL CLEAN SHEET E I GOL DEI SUBENTRATI – “Dati importanti per noi, venivamo da trasferte con troppi gol subiti. Sono molto soddisfatto quanto si fanno trovare pronti i ragazzi, il merito va a loro per la professionalità che mettono“.

SU LEAO – “Leao lo abbiamo trovato poche volte nel primo tempo , ma è sempre stato pronto per essere importante in fase offensiva“.

SULL’EUROPA – “L’obiettivo è confermare o migliore il terzo posto. Oggi, anche per gli altri scontri che ci saranno, è stata una vittoria importante. Ora abbiamo una settimana per preparare la partita contro lo Slavia Praga, che è un’ottima squadra“.

SULLE PAROLE INSODDISFATTE DI CARDINALE  – “Sono concentrato su ciò che stiamo facendo. Abbiamo partite importanti e prestigiose di fronte a noi. Le parole della proprietà non le ho mai commentate, hanno diritto e dovere di fare le loro valutazioni. I nostri risultati saranno sempre e solo dettati dalla prestazione e non da fattori esterni. Siamo un grande gruppo, e se perderemo non sarà per mancanza di volontà per raggiungere i nostri obiettivi o per mancanza di compattezza“.

SU IBRA – “Strano averlo in questa veste, ma si sta calendo con grande passione, volontà e competenza. Ci fa piacere che ci sia così vicino“.

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Lazio-Milan 0-1, le pagelle: Zaccagni ritrovato, Pulisic il rossonero più attivo

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Milan-Sassuolo 1-0, decide Pulisic: il resoconto

LAZIO-MILAN 0-1, LE PAGELLE: ZACCAGNI RITROVATO, PULISIC IL ROSSONERO PIU’ ATTIVO – La Lazio ospita il Milan allo stadio Olimpico nell’anticipo della ventisettesima giornata di Serie A. I biancocelesti arriva dalla sconfitta di Firenze, che gli ha fatto perdere contatto dalla zona Europa, ed oggi vogliono ritrovare la strada del successo davanti ai propri tifosi. D’altro canto la squadra di Stefano Pioli vuole consolidare la propria posizione tra le prime 4 della classifica, che vale un posto nella prossima edizione della Champions League, e ha bisogno di punti per raggiungere questo obiettivo.

Per il gol che sblocca la partita bisogna attendere fino all’87’: Leao mette al centro per Okafor, che calcia verso la porta trovando però la parata di Provedel. Sulla respinta il primo ad arrivare è Giroud. Gila si oppone al tiro del francese, ma la palla torna all’ex Salisburgo, che conclude a rete portando avanti il Milan. Nel finale Guendouzi e Marusic raggiungono Pellegrini anzitempo nello spogliatoio e la Lazio conclude la partita in 8.

Al triplice fischio di Di Bello è il Milan a festeggiare. La squadra di Pioli vince 1-0 sul campo della Lazio e si porta momentaneamente a -1 dalla Juventus al secondo posto e a +5 dall’Atalanta, quinta.

LE PAGELLE DELLA LAZIO

Provedel 6: viene poche volte chiamato in causa e compie una buonissima parata su Loftus-Cheek.

Marusic 5.5: per sua fortuna Leao non è lo stesso visto in campo a San Siro con l’Atalanta. Il portoghese è meno brillante e lui è bravo a non mollarlo e non lasciarlo esprimersi. L’espulsione è un’ingenuità.

Gila 6: si dimostra ancora una volta, come se non ce ne fosse bisogno, di essere un giocatore importante per la retroguardia biancoceleste. Qualche chiusura di buon livello e bravo nella costruzione.

Romagnoli 6: come il proprio compagno di reparto, la sua è una prestazione solida. Tiene stretto Giroud e non lo fa mai andare via.

Pellegrini 5: nel primo tempo le sue sovrapposizioni aggiungono peso offensivo e danno qualche pensiero a Stefano Pioli, mentre dietro è molto attento e limita Pulisic. Nella seconda frazione invece gioca appena 10 minuti, tempo di prendere due cartellini gialli e lasciare la Lazio in 10 uomini.

Guendouzi 6: è il giocatore più in forma e si vede. Combina aggressività, sostanza e tecnica. I suoi inserimenti sono un fattore di pericolo per il Milan.

Vecino 6.5: si conferma il pericolo numero 1 delle squadre avversarie nelle situazioni da calcio d’angolo e infatti dopo neanche 10 minuti sfiora il gol. Efficace in fase di interdizione, ma anche in impostazione (dal 77′ Cataldi s.v.)

Luis Alberto 6.5: mette a disposizione la sua intelligenza e la sua tecnica per creare azioni offensive. Sarri lo sacrifica dopo l’espulsione di Pellegrini (dal 60′ Hysaj 6: entra per sopperire alla mancanza di Pellegrini, espulso. Dà un buon supporto alla causa).

Felipe Anderson 5.5: si accende ad intermittenza. Rimane a volte dietro le quinte, ma quando si mette in proprio fa un lavoro interessante.

Castellanos 5.5: lanciato dal primo minuto a sorpresa, dopo diverse partite da subentrato. Lotta tanto con la rocciosa difesa rossonera, ma non riesce a far cadere il muro e a mettersi in luce (dal 60′ Immobile 5.5: ha una grande occasione da gol, ma non riesce a sfruttarla, complice il disturbo di Kjaer e l’uscita bassa di Maignan. Poi resta all’oscuro di tutto, complice anche l’inferiorità numerica che non permette alla Lazio di portarsi troppo avanti).

Zaccagni 6.5: torna titolare dopo l’infortunio e fa capire a tutti quanto sia mancato a Sarri. È molto attivo e ha voglia di mettersi in mostra. È sicuramente uno dei migliori in campo della Lazio (dal 66′ Isaksen 6: non riesce ad incidere).

All. Sarri 6: in parità numerica, è la sua squadra che ha il pallino del gioco in mano, ma non riesce a concludere con successo. L’espulsione di Pellegrini condiziona la partita della Lazio e nella ripresa il compito diventa più difficile. Il gol di Okafor è una doccia gelata.

LE PAGELLE DEL MILAN

Maignan 6: riceve solo qualche tiro centrale e non deve sforzarsi troppo.

Florenzi 5.5: soffre l’imprevedibilità e il talento di un Zaccagni molto in forma. Rischia anche il disastro con un’incomprensione con Maignan nel primo tempo (dal 64′ Calabria 6: partita ordinata e gestita bene).

Kjaer 6: si vede poco perché la Lazio passa più dalle vie laterali che dal centro, ma lui non sbaglia un intervento quando gli capita di dover mettersi al’opera (dal 81′ Tomori s.v.)

Gabbia 6: ancora una volta fornisce una buonissima prestazione. Castellanos e Immobile non lo mettono troppo in difficoltà, ma lui è bravo a tenerli a bada. Esce dopo aver preso un’ammonizione (dal 81′ Thiaw s.v.)

Theo Hernandez 5.5: rimane in ombra e la sua partita è senza acuti fino a pochi minuti dal termine, quando contribuisce alla ripartenza che porta poi al gol del Milan.

Adli 6: rispetto a Bennacer è più ordinato e si prende meno rischi. Comunque non eccelle. (dal 71′ Okafor 7: entra per dare più peso offensivo e per sfruttare la superiorità numerica del Milan. Gli capitano poche palle tra i piedi, ma sfrutta la migliore e regala i 3 punti al Milan).

Bennacer 5.5: partita contraddistinta da luci ed ombre. In fase di costruzione, a volte è prezioso, ma in certe occasioni commette errori che sono frutto di un po’ di leziosità (dal 64′ Reijnders 6: entra per gestire il gioco e lo fa con un buon risultato).

Pulisic 6.5: crea la prima ed unica occasione del primo tempo del Milan con un tiro da fuori a fine frazione. È il migliore tra le fila rossonere anche nella ripresa.

Loftus-Cheek 6: gioca tra le linee, ma è quasi sempre ingabbiato e chiuso. Impegna Provedel con un tiro al volo dal dischetto.

Leao 5.5: il giocatore visto meno di una settimana fa è un lontano ricordo. Oggi il 10 non brilla e non spaventa la difesa della Lazio. Trova anche il gol, ma questo viene annullato per un suo fuorigioco.

Giroud 5.5: riceve pochi palloni ed è sempre marcato stretto. Spesso in ritardo nella fase di pressing e talvolta impreciso nelle sponde e nel gioco di squadra.

All. Pioli 6.5: sfrutta bene la superiorità numerica e si gioca la carta Okafor per rendersi più offensivo. Azzecca a pieno la sua scelta, infatti l’ex Salisburgo porta i 3 punti al Milan.

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