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Vite da direttore sportivo: Tare e Corvino

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Vite da direttore sportivo: Tare e Corvino

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Da sempre qualsiasi tifoso o semplice appassionato del calcio tende ad imitare ed idolatrare tutte quelle figure più appariscenti che hanno fatto e fanno ancora le fortune di questo sport o dei loro club. Allenatori e giocatori in primis rivestono più frequentemente il ruolo di modelli a cui ispirarsi. Basti pensare alle frasi che ancora oggi ricordiamo dei manager in grado di svolgere al meglio il loro compito, facendo esprimere a determinate squadre un calcio bello, spumeggiante e vincente o ai calciatori diventati simboli, in quanto capaci di arricchire con grandi prestazioni il palmarès del loro club. Entrambi sono imprescindibili, ma per rendere al loro meglio necessitano di una dirigenza organizzata e con alla radice un progetto solido.
Dirigenza, una parola fondamentale in ambito calcistico, in quanto ogni squadra che si rispetti o che abbia nel proprio mirino traguardi importanti non può che avere alle spalle una società seria, fatta di gente volenterosa e competente. Tra le figure che spiccano maggiormente vi sono il presidente, immagine del club, i vari osservatori, ma soprattutto il direttore sportivo, pedina fondamentale nello scacchiere di un progetto a lungo termine. Oggi andremo ad analizzare questo ruolo nei minimi dettagli, prendendo come punti di riferimento due dei migliori direttori del nostro campionato. Igli Tare, attualmente in force alla Lazio, e Pantaleo Corvino che sta vivendo la sua seconda avventura a Firenze alla corte della viola. Entrambi negli ultimi anni si sono distinti per le grandissime trattative portate a termine, per il fiuto che hanno verso le giovani promesse e per la capacità di saper rimpiazzare le partenze con acquisti all’altezza, tenendo in attivo il bilancio della loro società.

EST MODUS IN REBUS

“Esiste una misura nelle cose “. Versi del celebre poeta Orazio, nella sua opera “Satire”. Reinterpretando in minima parte la famosa affermazione dell’autore latino, potremmo confermare come senza un ordine “primordiale”, su cui tutto si basa, non sia possibile creare o sviluppare nessun tipo di aspettativa o progetto. La misura deve essere costituita da quelle radici su cui un club si modella per poi prendere decisioni importanti che segneranno in positivo, o anche in negativo, la storia della squadra.
Proprio qui entra in scena la figura del direttore sportivo, sempre pronto ad ascoltare e valutare nuove trattative e affari, in base alle richieste e alle necessità del suo club, dei vari giocatori o di alcuni offerenti. A capo di tutto però ci deve sempre essere sempre la giusta programmazione che permetta di occuparsi del presente con un grande occhio di riguardo per il futuro, senza tralasciare nessun aspetto ma con la massima attenzione a tutti i risvolti che potrebbe avere un eventuale investimento. Nonostante l’impianto lavorativo richiesto ad un direttore sportivo sia sempre in linea di massima lo stesso, una cosa rimane certa, che ognuno di loro avrà sempre un modus operandi unico, che a primo impatto può sembrare geniale ma anche stravagante.

Di quest’ultimo ne è un esempio lampante Lutz Pfannenstiel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Hoffeneim (che ricopriva ai tempi il ruolo di direttore sportivo), ed attuale scout del club tedesco che nel 2010 decise di acquistare un giovane brasiliano appena diciottenne per 3,5 milioni di euro dopo aver visto le sue prestazioni e i suoi potenziali miglioramenti sul noto gioco calcistico Football Manager. Quel ragazzo risponde al nome di Roberto Firmino, che dopo aver fatto incassare al club diversi milioni per la sua vendita, sta incantando con maglia del Liverpool. In questo ambito non si possono non menzionare gli juventini Marotta e Paratici, da anni indiscussi padroni del mercato italiano e anche internazionale grazie a colpi del calibro di Cristiano Ronaldo, per citarne uno, ma anche in grado di scoprire giovani talenti che in breve si sarebbero affermati a livello mondiale come Vidal e Pogba o altri in dirittura d’arrivo come Coman e Bentancur.
Infine lontani dai riflettori ve ne sono tanti, tra i più brillanti proprio loro, Tare e Corvino, due che hanno dovuto costruirsi una carriera e una credibilità dal nulla , masticando molti bocconi amari per poi togliersi diverse soddisfazioni.

PARTIRE DA ZERO

Nonostante il loro modo di lavorare sia in parte diverso entrambi i dirigenti hanno dimostrato di essere competenti e di condividere alcune cose nel loro percorso di formazione.
Pantaleo Corvino dopo un’infanzia piuttosto complicata e varie esperienze nelle serie dilettantistiche, esordisce come direttore sportivo tra i professionisti in Serie C1 con il Casarano dove muove i primi passi, riuscendo anche a piazzare colpi di elevato spessore. Sue infatti saranno le geniali intuizioni di lanciare Paolo Orlandoni, Cosimo Francioso ed un certo Fabrizio Miccoli, futuro protagonista in Serie A soprattutto con le maglie di Juventus e Palermo, che portano ad un passo la piccola squadra pugliese alla promozione in B.

In quegli anni Corvino impressiona per il suo ossessivo e maniacale studio dei vari giocatori, che valuta su un periodo molto lungo, andandoli a vedere dal vivo o tramite filmati, per poi cercare di chiudere la trattativa in tempi brevi così da evitare l’avvento di una possibile concorrenza. Inoltre il direttore sportivo riesce a crearsi una fitta rete di amicizie che lo porta ad avere dalla sua parte molti collaboratori in grado di aggiornarlo sui colpi di mercato più suggestivi. Tutto ciò, insieme a un grande riguardo mostrato nei confronti dei giovani, attrae l’attenzione di società di prima fascia come il Lecce, che risulterà una tappa fondamentale per Corvino, visto il futuro approdo nel grande palcoscenico del calcio italiano.

A 193 km di distanza, a Valona in Albania nasce e si forma calcisticamente Igli Tare, che dopo una carriera sfortunata da giocatore, che lo vedrà vestire anche le maglie di Brescia, Bologna e Lazio, decide di ripartire come direttore sportivo. L’albanese sceglie proprio il club biancoceleste per la sua rinascita, ma la mancanza di esperienza e la pressione di una piazza così difficile come quella romana, visti anche i cattivi rapporti tra i tifosi ed il presidente, pregiudicano i suoi primi anni da dirigente. Nonostante ciò Tare è abituato ad affrontare le difficoltà e cresce esponenzialmente come direttore sportivo nelle stagioni successive, mettendosi in mostra per la sua capacità di scouting, sebbene non abbia alcun collaboratore al suo fianco. Ogni sua trattativa è contraddistinta da un’analisi molto dettagliata sul profilo giocatore, che riguarda il suo inserimento nella squadra, quanto egli possa incidere in futuro e soprattutto la volontà del calciatore. Come il collega Corvino valuta i giocatori nell’arco di 12-24 mesi, gestendo però gli affari in maniera diversa con delle tempistiche assai più lunghe, vista la volontà del ds laziale di chiudere per un acquisto solamente quando tutti i tasselli tornano. Nel giro di pochi anni Tare è comunque riuscito a creare un buon modello grazie al quale, insieme a degli ottimi contatti, ha potuto siglare colpi come Felipe Anderson, che è approdato in Italia per la modica cifra di 8,5 milioni di euro, dopo ben venti giorni di trattativa tra le due parti.

LA RIVALSA NEL SANGUE

Come già anticipato le carriere di entrambi sono state segnate da problemi che ne hanno intralciato il percorso e rallentato l’ascesa nel grande calcio. Corvino infatti all’inizio della sua primissima avventura scartò Antonio Cassano, non solo per il suo temperamento ma anche per la scarsa duttilità che poteva avere all’interno della squadra. Questo piccolo grande errore lo evidenzia in negativo agli inizi della sua formazione da direttore sportivo, ma non ne fermerà il cammino. Dopo il suo approdo a Lecce il giovane dirigente sorprende tutti, scommettendo su Bojinov, Ledesma, Chevanton, Vucinic e Konan che a breve si sarebbero affermati nel nostro campionato. Inoltre i giallorossi lo ricordano anche per la grande trattativa per Dimitar Berbatov, sfumata all’ultimo per un rialzo del giocatore. Nell’estate del 2005 sbarca a Firenze dove si consacra. In quegli anni i viola grazie all’equilibrio, alla giusta mentalità e a degli ottimi acquisti portati da quest’ultimo raggiunge tre quarti posti, una semifinale di Coppa Italia, una di Coppa Uefa e un ottavo di Champions League. Nei suoi sette anni in Toscana Corvino si gioca al meglio le sue carte, portando al Franchi diversi giocatori in grado di far deliziare tutto l’ambiente fiorentino. Tra i tanti svettano Frey, Mutu, Toni, Felipe Melo, Vargas, Vieri, Marchionni e Behrami ma non solo. Infatti il direttore sportivo pugliese si supera, compiendo due trattative strabilianti che portano all’acquisto di Adam Ljajic e Stevan Jovetic dopo un lavoro durato più di un anno, dove fu fondamentale il rapporto che Corvino seppe stabilire con l’entourage e le famiglie dei giocatori, dimostrando ancora una volta le sue enormi doti da dirigente. Oltre a ciò non trascura neanche uno dei suoi capisaldi, ovvero i giovani, visto che riesce a prendere e lanciare ad alto livelli Montolivo, Osvaldo, Cerci e Nastasić. Cosa che è stata confermata dalla stagione appena conclusa con i giusti investimenti fatti su Milenkovic, Gil Dias, Veretout e Simeone.
Sulla sponda laziale Tare invece dopo un inizio complicato, con qualche colpo pregiato come Zarate e Hernanes, ma segnato da troppi errori pesanti come Ederson, Bresciano, Garrido, Vinicius, Stankevicius e Scaloni, cambia decisamente marcia, apportando varie modifiche al suo modo di agire. Da lì in avanti infatti Tare parte più frequentemente per osservare i singoli calciatori e comincia anche a lavorare dalla primavera, mettendo in rosa calciatori come Keita Baldé, Tounkara, Rossi, Cataldi e Murgia, che in breve tempo sarebbero arrivati in prima squadra. L’attenzione dell’albanese diventa quasi maniacale tanto da non tralasciar nessun particolare, ma accertando la validità dei potenziali acquisti grazie a filmati o vedendo dal vivo degli allenamenti, ritenuti dal direttore sportivo parte fondamentale per capire il valore di un giocatore. Infine per chiudere il cerchio il dirigente biancoceleste da sempre richiede massima segretezza nelle operazioni, tant’è che grazie a questa è riuscito a portare nella capitale De Vrij prima dei mondiali 2014 e Adam Marusic, cercato anche dall’Olympiacos. Grazie a tutto ciò Tare si è reso l’artefice di acquisti fenomenali come Klose, Biglia, Parolo, Leiva, Marchetti, Felipe Anderson, Candreva, Immobile, Luis Alberto e Milinkovic-Savic, alzando di molto l’asticella del rendimento rispetto alle prime annate.

ANALOGIE E DIFFERENZE

Sia Corvino che Tare nel corso degli anni hanno ottimamente dimostrato come deve essere svolto il lavoro da direttore sportivo, interpretando il ruolo in modo diverso ma con ottimi risultati. Entrambi però sembrano concordare sul fatto che lo studio di un giocatore non possa avere dei limiti di tempo, ma al contrario debba incentrarsi su un periodo di almeno una stagione se non due prima di imbastire una trattativa. Allo stesso modo però ci hanno fatto vedere come la ricerca possa essere sviluppata su più fronti, grazie ai mille collaboratori che lavorano con Corvino, oppure come il tutto si possa svolgere in maniera più meditata, calma e in solitudine senza destare troppi “sospetti”. Quest’ultimo il marchio di fabbrica di Igli Tare, con il quale ha potuto portare a casa De Vrij, Milinkovic-Savic a soli 10 milioni di euro e Luis Alberto a poco meno di 5 milioni.
Infine tutti e due hanno sempre avuto un grande fiuto per i giovani talenti, soprattutto Corvino, che ha fatto di ciò la sua caratteristica migliore anche nella sua parentesi al Bologna, dove ha lanciato Adam Masina.

 

Federico Meuti

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ESCLUSIVA – Zapelloni: “Difficile non pensare Verstappen campione del mondo, Pioli è a fine corsa”

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Pioli

Umberto Zapelloni, nota penna sportiva de il Giornale e Il Foglio, è intervenuto ai nostri microfoni per analizzare la stagione di Formula 1 che verrà, alla luce dei test terminati ieri in Bahrain, e per parlare della situazione del Milan, il cui prossimo mese sarà decisivo per le sorti europee e per la panchina dell’allenatore Stefano Pioli.

Diciannove piloti sanno che non vinceranno il Mondiale quest’anno“. Ha ragione Alonso alla luce dei test appena terminati in Bahrain?

Credo proprio che Alonso abbia ragione. Ad oggi è difficile pensare un esito diverso da Verstappen campione del mondo, soprattutto per come è terminata la scorsa stagione e per come è iniziata quella corrente. Altrettanto difficile, però, che possa vincere ventiquattro gare su ventiquattro o un numero simile a quello dell’anno scorso. Penso che solo un terremoto interno alla Red Bull, con il caso che ha avvolto il Team Principal Horner, possa essere l’unica possibilità per non dare ragione ai risultati finora visti in pista. La stabilità e costanza della monoposto Red Bull sono qualcosa di superiore: hanno modificato completamente il concetto di auto, traendo spunto da una filosofia Mercedes, e sono comunque riusciti a rimanere davanti. Bisogna però valutare quanto effettivamente siano davanti a tutti. L’anno scorso il distacco fu impressionante, forse quest’anno sarà inferiore. Non hanno provato le gomme morbide (che nel primo GP della stagione non verranno utilizzate, ndr), mentre la Ferrari già l’anno scorso sul giro secco era molto rapida. Questo aspetto è tutto da vedere“.

Un’opinione più specifica sulla Ferrari? Come ha lavorato in questi giorni di test?

Ha sicuramente lavorato bene. È arrivata ai test con una macchina migliore dello scorso anno. I piloti sono contenti del loro feeling con la vettura e c’è una costanza di rendimento importante, cosa che nel campionato precedente era mancata. Quest’anno il setup è più facile da mettere a punto, c’è una buona base su cui migliorare. Uno dei punti deboli era il degrado gomme, ma dai test ora sembra abbastanza contenuto. È una macchina sincera: a differenza dell’anno scorso in cui ogni curva era un’incognita, ora i piloti sanno come la vettura effettivamente si comporta. Lo sviluppo è sempre stato punto uno dei punti deboli della Ferrari, ma già lo scorso anno abbiamo visto una scuderia che è riuscita a migliorare positivamente la macchina. Auguriamocelo anche per quest’anno.

Senna e Prost. La sfida infinita” (edito da 66thand2nd e pubblicato a gennaio 2024, ndr) è il titolo del suo ultimo libro: possiamo aspettarci un’altra vera rivalità quest’anno o i discorsi sono rinviati al 2026?

L’augurio è che possa capitare. Negli ultimi anni il più eclatante è stato il duello Hamilton-Verstappen ed è stato bellissimo. A differenza di Senna e Prost in questo caso c’è una differenza generazionale enorme, forse sarebbe meglio un confronto Verstappen-Leclerc, ma qui la differenza sta nel curriculum. L’olandese vanta un palmarès che il monegasco per ora si sogna. Senna-Prost è stato un confronto senza eguali: in primo luogo erano compagni di pista, poi erano bravissimi ad alimentare le polemiche fuori dalla pista, cosa che, per esempio, Hamilton fa, ma Verstappen no, se non sporadicamente a inizio stagione. Senna-Prost è una rivalità unica nel mondo dello sport, non solo nel circus della Formula 1“.

Il Milan affronterà nel prossimo mese Atalanta, Lazio, il doppio confronto con lo Slavia Praga, Hellas Verona e Fiorentina. È il mese decisivo per le sorti europee e per quelle di Pioli sulla panchina rossonera?

Sarà un mese fondamentale. Il Milan deve mantenere il posto Champions in campionato. Il distacco in classifica dalle inseguitrici c’è, ma considerate le ultime uscite in cui subiscono due gol a partita non si sa mai. Inoltre portare a casa l’Europa League creerebbe consapevolezza nei giocatori e ciò aiuta a vincere ancora, vedasi l’Inter dell’anno scorso. Il Milan è da diverso tempo che non vince un trofeo diverso dallo scudetto, quindi un successo europeo servirebbe eccome.

Sono convinto che Pioli sia a fine corsa: in certe partite ormai si notano troppi scollamenti. Lui ha fatto benissimo con il Milan, lo ha portato a un livello di consapevolezza che la squadra non aveva prima. Ha sì fatto qualche scivolone di troppo come i cinque derby persi, ma la media punti in questi anni rimane discreta. Anche le squadre di Serie A dopo un po’ devono cambiare allenatore. La prossima partita con l’Atalanta è complicata. Loro sono una squadra pericolosa e in questo momento sono molto in forma. Sono curioso di vedere De Ketelaere contro il Milan perché sta diventando il giocatore che probabilmente aveva intravisto Maldini, ma che Pioli non aveva saputo riconoscere“.

Nel caso in cui Pioli lasciasse il ruolo di allenatore, chi sarebbe il suo preferito per la panchina del Milan?

Se le alternative sono Conte o Thiago Motta farei il cambio, se invece sono meno intriganti allora rimarrei con Pioli e penserei a sistemare le lacune che questa squadra ha. L’allenatore sta comunque facendo miracoli con la rosa di cui dispone. Conte mi piacerebbe tantissimo, è un allenatore che riesce a tirare fuori il 130% della squadra che allena. Se lui dovesse accettare l’incarico, è perché la società gli ha proposto un mercato di livello, per cui la situazione sarebbe molto interessante. Thiago Motta sta facendo un ottimo lavoro con giocatori che non sono di primissimo livello. Se arrivassero lui e Zirkzee insieme sarei molto contento“.

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Pioli in conferenza: “Ricordo tutti su CDK, sul calendario…”

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Pioli in conferenza

PIOLI IN CONFERENZA – È appena terminata la conferenza stampa di Stefano Pioli in vista del big match di domani sera contro l’Atalanta. Il tecnico del Milan ha affrontato, ovviamente, anche il tema Europa League e il sorteggio con lo Slavia Praga.

PARTITA – “La partita di domani è molto importante per la classifica perché sotto continuano a fare punti. Affrontiamo una squadra che sta bene che insieme a noi e all’Inter ha fatto più punti nell’ultimo periodo. Troviamo un avversario che sta bene, che ci ha sconfitto già due volte. Prepareremo la partita quest’oggi e cercheremo di far bene“.

EUROPA LEAGUE –Atalanta favorita? Noi ce la giochiamo come Liverpool, Bayer Leverkusen e Atalanta. Anche noi vogliamo vincere l’Europa League. Quando è uscito lo Slavia Praga non ho penato niente. Dobbiamo penserà solo a noi. Non è stato un sorteggio facile perché lo Salvia è arrivato davanti alla Roma e sta lottando per il campionato“.

INFORTUNI – “Kalulu sta bene e con oggi completerà la prima settimana di lavoro con la squadra. Tomori sta pure bene. Avremo a disposizione tutti gli effettivi tranne Pobega che invece ha bisogno di più tempo. Oggi valuterò Bennacer“.

CDK –Ricordo i vostri sguardi su De Ketelaere, quando si diceva che aveva qualità e che Maldini e Massara non avessero preso un pacco o un bidone. In tanti in Italia hanno bisogno di un anno. Gasperini bravo a trovarvi una posizione più offensiva, poi ogni ambiente ha le sue aspettative e la sua storia“.

MONZA –Delle critiche meno se ne parla e meglio è, io non voglio essere negativo. Pensiamo a domani. Credo che abbiamo una rosa forte, credo che le scelte di Monza fossero quelle giuste per la condizione dei giocatori“.

CALENDARIO –Mi era stato proposto di giocare lunedì col Monza, ma siccome avevamo due partite casalinghe abbiamo preferito avere un giorno in più per il ritorno col Rennes. Ci era stato proposto di giocare lunedì con l’Empoli e non abbiamo accettato, ma non sapevo che avremmo giocato alle 15:00“.

MAIGNAN –Rimane uno dei migliori al mondo. È un professionista incredibile, ha l’ossessione di diventare il migliore al mondo. Lui esce sempre migliorato da qualsiasi situazione“.

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Sassuolo, Toljan out anche contro l’Empoli

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Atalanta Sassuolo formazioni ufficiali

Guai in vista per il Sassuolo che dovrà fare a meno di Jeremy Toljan nella sfida contro l’Empoli. Il match si giocherà domani alle 15 al Mapei Stadium. Il tedesco è stato un giocatore importantissimo per la squadra di Alessio Dionisi. Un infortunio lo sta tenendo fuori dal campo da più di un mese e probabilmente sarà ancora così per qualche settimana. Una lesione al bicipite femorale sinistro è quello che ha tenuto fuori il calciatore. I medici pensano che il rientro completo sarà rimandato di almeno una settimana.

JEREMY TOLJAN: OUT CONTRO L’EMPOLI

La conferma arriva direttamente da mister Dionisi che ha detto le seguenti parole: “Non recuperiamo nessuno rispetto alla gara precedente, si stanno avvicinando, qualcuno lo vedo dentro o vicino alla squadra, non faccio nomi ma a breve li riavremo e come sempre dobbiamo focalizzarci sull’allenamento di oggi che è l’ultimo in vista della gara di domani. Erlic ci sarà? Chi non c’era con l’Atalanta non ci sarà nemmeno domani”.

18 partite giocate, mai sostituito e 6 assist messi a referto. Toljan continua ad essere un giocatore insostituibile per il Sassuolo. Dionisi e i compagni lo vogliono quanto prima in gruppo, in vista delle partite più importanti della stagione neroverde.

 

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Il Toro domina un tempo, poi esce la Lazio: il resoconto di Torino-Lazio 0-2

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Duvan Zapata, attaccante del Torino e della Colombia. Gila, calciatore della Lazio e della Spagna - Serie A, Coppa Italia, Champions League

Nel recupero della 21esima giornata di Serie A, la Lazio ottiene una titanica vittoria in casa del Torino e si porta a -1 dalla Roma, attualmente impegnata nella gara di Europa League contro il Feyenoord, e a -5 dal quarto posto. A far gioire Sarri, in una gara opposta a quella di domenica contro il Bologna, sono i centrocampisti Guendouzi e Cataldi che, dopo un primo tempo complicato, realizzano le due reti che decidono il match nella ripresa. Questo il nostro resoconto.

MEGLIO IL TORINO

Sullo scivolosissimo prato dell’Olimpico Grande Torino, allentato dalla pioggia battente, sono i padroni di casa ad avere le occasioni migliori. All’alba del match, è Sanabria a far capire l’antifona del primo tempo a Provedel, che vede sbattere sul palo il tentativo del centravanti paraguaiano. La squadra di Juric batte ulteriori colpi dalle parti della porta biancoceleste con Vlasic, che prima chiama l’estremo ospite alla gran parata e poi schiaccia fuori un bel cross effettuato ancora da Sanabria.

E la Lazio? Immobile e compagni provano a girare la gara in loro favore attorno alla metà del primo tempo, ma l’agonismo del Torino, misto all’imprecisione capitolina, rigetta i ragazzi di Sarri nella loro metacampo. È tutto sommato positivo per la squadra biancoceleste, quindi, che il primo tempo si concluda con il parziale di 0-0.

ECCO LA LAZIO!

Sebbene i primi minuti del secondo tempo seguano il canovaccio dei precedenti 45, è la Lazio a passare in vantaggio alla prima occasione. Al 50′ è Guendouzi, infatti, a battere Milinkovic-Savic e a portare avanti i biancocelesti. Un evento che probabilmente il Torino non si aspettava, tanto che la squadra di Juric accusa il colpo e subisce il raddoppio sei minuti più tardi stavolta per “mano” di un altro centrocampista, Cataldi, che trova l’angolo giusto dal limite. Il Torino non riesce, da questo momento in poi, a replicare quanto di buono fatto vedere nel primo tempo, sebbene la Lazio rimanga in 10 complice l’espulsione per doppia ammonizione di Gila. Alla fine Torino-Lazio termina 0-2.

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