Dopo un susseguirsi continuo di voci e indiscrezioni, si è scatenato il terremoto in casa Fiorentina. Dusan Vlahovic ha infatti deciso di non prolungare il suo contratto in scadenza nel 2023, facendo quindi balzare il suo nome in cima alla lista degli obiettivi di mercato di tutta Europa.

Come era prevedibile, infatti, da martedì pomeriggio hanno cominciato a diffondersi numerosissimi aggiornamenti, con voci di mercato che vogliono il serbo prima da una parte poi dall’altra, salvo poi nominarne un’altra ancora. D’altronde, chi al giorno d’oggi non vorrebbe avere un attaccante come Dusan Vlahovic, giovane ma allo stesso tempo già di valore?

Può dirsi quindi iniziata una vera e propria corsa contro il tempo per assicurarsi il serbo il prima possibile con un grande numero di manager pronti a cogliere la palla al balzo.

Ma quale sarebbe la migliore destinazione per il ragazzo? Quale sarebbe il tecnico in grado di valorizzarlo al meglio?

MASSIMILIANO ALLEGRI

Partiamo dal mister bianconero, attualmente in pole position per mettere le mani su Vlahovic.

I problemi offensivi della Juventus infatti sono ben noti, considerando le (non poche) complicazioni derivate dall’addio di Cristiano Ronaldo. Moise Kean e Alvaro Morata compongono comunque un attacco di tutto rispetto, ma che probabilmente non convince pienamente Max. Forse è anche per questo che, ad oggi, la Juventus è il club italiano più interessato.

Ma Allegri come schiererebbe Dusan Vlahovic? E chi potrebbe affiancarlo?

Senza dubbio, il giocatore viola andrebbe a ricoprire il ruolo di centravanti, a prescindere dal modulo e dai compagni intorno a lui. Da solo al centro in un 4-3-3, oppure in coppia con Paulo Dybala a comporre un duo perfetto misto di tecnica e fisicità. Perché no, magari anche come puntero unico supportato da Dybala, Chiesa e Cuadrado, per un 4-2-3-1 di livello quasi titanico.

Anche perché il serbo ha dimostrato già di essere un attaccante assolutamente completo, dotato di velocità, struttura, eleganza e cinismo. Tutti i crismi fondamentali del world class bomber. Per questo, non avrebbe troppe difficoltà ad adattarsi allo sperimentalismo allegriano, che potrebbe esigere da lui compiti diversi a seconda dell’avversario e dell’undici titolare.

Motivi per cui viene semplice asserire che la destinazione Juventus appare la migliore: ai bianconeri serve un attaccante che rispecchi la nuova linea verde, al serbo una squadra con cui consacrarsi. L’unico scoglio potrebbe essere rappresentato dalle pressioni, alle quali Vlahovic non è ancora mai stato esposto più del dovuto e che potrebbero incidere prepotentemente. A prescindere, però, rimane comunque l’indiscutibile valore di questo eventuale matrimonio, che porterebbe sicuro giovamento a entrambe le parti.

STEFANO PIOLI

Discorso simile, allenatori diversi.

Come ben sappiamo, anche il Milan ha avviato una nuova politica societaria incentrata sulla fiducia nei giovani dal grande potenziale, e Dusan Vlahovic rientra sicuramente tra di essi.

Inoltre, è altrettanto nota l’ingente voglia del Diavolo di trovare un sostituto per Zlatan Ibrahimovic e Olivier Giroud, sempre più in là con l’età e con più di qualche fastidio fisico. E, come detto in precedenza, quello del serbo sembrerebbe essere in tutto e per tutto il profilo ideale. Soprattutto se in panchina si trova qualcuno come mister Stefano Pioli.

L’attuale allenatore rossonero, infatti, fu proprio il primo a credere nelle doti del serbo. Durante la stagione 2018-19, allora sulla panchina gigliata, fu proprio lui a concedere a Vlahovic l’onore di esordire in Serie A, giocando 6 minuti contro l’Inter a San Siro.

“Vlahovic è un giocatore della prima squadra, ha sfruttato bene l’occasione in Primavera. È pronto per la Serie A”.

-Stefano Pioli

Con una squadra di (più o meno) suoi coetanei, il contesto rossonero sarebbe sicuramente adatto per permettere al giocatore viola di crescere sotto tutti i punti di vista. L’estro e l’imprevedibilità dei giovani, infatti, sono caratteristiche importanti per un reparto offensivo che, con l’eventuale arrivo del serbo, conterebbe un’età media di circa 21,75 anni. Viceversa, imparare da Ibra e Giroud è un privilegio che è toccato a pochi durante la propria carriera, e che in pochi hanno saputo sfruttare a loro favore. Ben 1344 partite e 703 reti in due, una buona dose di esperienza che può sicuramente aiutare i più acerbi.

Tuttavia, anche in questo caso sopraggiungono un paio di dubbi, soprattutto riguardanti il piano caratteriale. Da poco il Milan ha infatti perso Donnarumma e Calhanoglu a parametro zero, con un Kessié sempre più vicino a prendere quella stessa via. E i casi degli ex rossoneri assomigliano incredibilmente alla situazione attuale di Vlahovic, il quale ha rifiutato anche cifre onerose per un club come la Fiorentina. Sarebbe quindi il caso di puntare su un giocatore che ha dimostrato di non farsi troppi scrupoli pur di essere accontentato, e che quindi potrebbe comportarsi nuovamente nello stesso modo?

Nel dubbio, forse è meglio non rischiare. Anche perché a Milano pare che non dimentichino facilmente…

SIMONE INZAGHI

Eppure, non è escluso che Dusan Vlahovic possa finire comunque a Milano, seppur lontano da Milanello.

Quest’estate, infatti, si è a lungo parlato di un suo possibile approdo all’Inter, alla disperata ricerca di un nuovo attaccante dopo la cessione di Romelu Lukaku. Alla fine è arrivato Edin Dzeko, ma le recenti prestazioni dei nerazzurri hanno messo in evidenza quanto sia indispensabile il bosniaco per Simone Inzaghi. Senza il suo numero 9 la squadra fa estremamente fatica, mentre con lui in campo macina occasioni a tutto spiano. Anche perché Dzeko ormai si avvicina ai 36 anni, e la tenuta fisica diviene sempre più precaria con il passare dei mesi.

In aggiunta, bisogna considerare anche l’appeal che potrebbe avere la possibilità di lavorare con Simone Inzaghi. Il 3-5-2, infatti, potrebbe rappresentare una sfida interessante per il ragazzo, l’occasione giusta per sperimentare qualcosa di nuovo. Il sistema di gioco coinvolgente, poi, sarebbe di sicuro uno stimolo in più, soprattutto visto il rendimento degli attaccanti sotto la guida del tecnico ex Lazio. Da Immobile a Dzeko, i presupposti ci sono tutti, e Vlahovic ha già chiarito più di una volta le sue intenzioni di diventare un bomber di caratura mondiale.

Eppure, forse la maglia nerazzurra non sarebbe la migliore possibile. Inzaghi, infatti, non ha mai avuto un rapporto ottimale con i giovani. Spesso ha preferito puntare su giocatori già affermati, che fossero maggiormente funzionali al suo stile di gioco. Motivo per cui pare impossibile sottovalutare il rischio (anche piuttosto concreto) di trovarsi di fronte a più di qualche problema.

In più, si farebbero indubbiamente sentire i paragoni e i confronti con Lukaku, che ha ancora alcune vedove all’interno dell’ambiente nerazzurro. Come nel caso della Juventus, anche qui forse potrebbe trovarsi vittima di pressioni insistenti, soprattutto se le prestazioni di Vlahovic non fossero convincenti fin da subito.

JOSÉ MOURINHO

Se nei casi precedenti si trattava di allenatori effettivamente in lizza per l’acquisto di Dusan , questo è diverso. Finora, almeno, non sono comparse voci riguardanti un possibile approdo del serbo a Roma, presso la corte di José Mourinho.

Lo Special One, infatti, sarebbe probabilmente l’allenatore perfetto per lui. Nella sua lunghissima carriera è riuscito sempre a tirare fuori il meglio dai suoi centravanti: da Milito a Drogba, passando per Benzema, Lukaku e Kane. Con lui al timone, i bomber hanno collezionato numeri stratosferici, non solo in termini di marcature ma anche di assistenze.

Ci sono quegli attaccanti che quando non segnano comunque continuano a giocare. Kane è uno di quelli. […] Se pensate a Rooney, lui era un numero 10 ma a volte faceva il centrocampista: questi ragazzi hanno di più che la sola finalizzazione. Il problema con gli attaccanti egoisti è che quando non segnano non fanno nulla”.

-Josè Mourinho

Come se non bastasse, l’ingaggio dell’ex Partizan contribuirebbe a continuare il programma in linea verde avviato dall’arrivo della proprietà Friedkin. Lorenzo Pellegrini, Nicolò Zaniolo, Roger Ibanez, Gianluca Mancini sono i principali caposaldi di una squadra con 25,7 anni di età media.

Tuttavia, ciò comporterebbe una piccola (grande) complicazione, data da un nome e un cognome: Tammy Abraham. Appena arrivato, l’inglese si sta dimostrando un attaccante eccezionale, che almeno ad oggi pare difficile da accantonare (vista anche la cospicua cifra spesa). Allo stesso tempo, però, anche Dusan Vlahovic difficilmente accetterebbe di avere un ruolo da comprimario, di dover dividere il successo con un compagno del suo stesso valore. Certo, Mourinho potrebbe anche decidere di schierarli insieme, ma la voglia di emergere di entrambi potrebbe comunque influire negativamente.

In realtà, queste sono tutte illazioni, facilmente sconfessabili. La fame di successi di Vlahovic sembra infatti andare oltre quegli atteggiamenti da primadonna più deleteri che altro.

DA SIMEONE A GUARDIOLA

In tutto ciò, però, l’Europa chiama, ed è difficile non rispondere.

Già verso la metà di agosto è uscita una notizia che voleva Dusan Vlahovic in chiusura con l’Atletico Madrid, salvo poi essere smentita poco dopo. I colchoneros non hanno mai nascosto l’interesse nei suoi confronti, e dopo il comunicato viola pare si siano rifatti avanti.

Il Cholo Simeone ha infatti bisogno di una punta di peso, vista la prossima scadenza del contratto di Luis Suarez. Probabilmente nei pressi del Wanda Metropolitano avranno compreso l’esigenza di cominciare a guardare oltre l’uruguaiano. Con il gioco difensivo e gli ampi spazi lasciati dalle difese spagnole, il serbo potrebbe risultare altamente letale nei contropiedi in campo aperto.

L’unica controindicazione potrebbe essere l’eccessiva disponibilità offensiva biancoroja, tra i due sopracitati, Griezmann, Joao Felix e Cunha. Ma tra questi, con il tempo Vlahovic potrebbe facilmente prendersi il posto da titolare.

Sicuramente, il posto in squadra gli sarebbe assicurato in caso di approdo al Borussia Dortmund, dove c’è già Marco Rose ad aspettarlo. I gialloneri, infatti, al 99% dovranno sostituire Erling Haaland entro la fine del 2022, data l’attivazione della clausola di 75 milioni prevista per giugno. E chi potrebbe essere il rimpiazzo ideale, se non colui che ad oggi è per tutti il giocatore a lui più simile?

“Haaland è una macchina, un robot. Lui è più veloce di me, ma per il resto ce la giochiamo”.

-Dusan Vlahovic

Tra l’altro, anche qui Vlahovic si troverebbe inserito all’interno di un progetto che punta moltissimo sulla valorizzazione di giovani dalle belle speranze. Sancho e Haaland sono solo gli ultimi di una lunga lista, i cui primi nomi risalgono già a molte stagioni fa.

Essendo un giocatore molto simile al norvegese, inoltre, un suo ipotetico arrivo non stravolgerebbe neanche il sistema di gioco già rodato.

Discorso diverso, invece, nel caso in cui si verificasse la firma con il Tottenham. Il processo di “italianizzazione” degli Spurs iniziato da Paratici potrebbe infatti proseguire con il bomber viola, ammesso che si decidesse di cedere Harry Kane. Espirito Santo punta molto su attaccanti mobili, in grado di spaziare su tutto il fronte offensivo servendo gol e assist a profusione. Certo far dimenticare Kane sarebbe un compito alquanto impossibile, ma nel calcio si sa che niente è da escludere.

Nel caso in cui non dovesse partire l’inglese, però, ci potrebbe essere un altro manager ad osservare dallo spioncino: Pep Guardiola. Fa strano a dirsi, ma da tempo si sa che allo spagnolo manca una vera prima punta all’interno del suo undici, che ha visto troppe volte schierati Foden, Grealish e Ferran Torres fuori ruolo. Per questo, poter disporre di un puntero come il serbo non sarebbe affatto male. Presenza aerea e fisicità in area di rigore, ma allo stesso tempo una straordinaria qualità tecnica che permetterebbe a Vlahovic di alimentare la manovra offensiva. Forse, il prototipo di attaccante perfetto per il tiki taka di Pep.

Chissà se qualche anno fa, quando a soli 17 anni Pantaleo Corvino lo portò in Italia, Dusan Vlahovic si sarebbe mai aspettato di poter ricevere il corteggiamento di club di questa caratura. Di sicuro, ad oggi ha diverse strade davanti a sé, più o meno ideali per la sua carriera. La scelta ora spetta solamente a lui.

“Ricordo che acquistandolo sfidai tutte le dinamiche di una squadra. Quando prendi uno di 17 anni occupando un posto da extracomunitario sfidi tutto. Però feci quest’operazione perché ero convinto e vederlo così trasformato mi dà emozione”.

-Pantaleo Corvino

Se son rose, fioriranno.