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Alvaro Von Richetti: “Il segreto di Zidane è costruito così. Fox Sports è la sfida più importante della mia vita”

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Lo spagnolo Álvaro von Richetti  volto e conduttore di Fox Sports, dopo alcune esperienze in Spagna, in una delle televisioni più seguite (Deportes Cuatro), ha iniziato ad entusiasmare il pubblico italiano nei suoi consueti programmi nella Tv di Fox Networks Group Italy, guidate e dirette da Marco Foroni.

La sua capacità nell’affrontare alcune dinamiche del calcio spagnolo e anche italiano sta sempre più entusiasmando i telespettatori di Fox Sports. Noi di numero-diez.com consigliamo vivamente il programma Football Station.

L’abbiamo contattato in un momento critico e stupendo per il calcio nostrano.

Il giovane conduttore di Fox Sports

Che sensazione trasmette ad uno spagnolo la figura di Francesco Totti?

“Non mi sento in grado di parlare per tutti gli appassionati del calcio in Spagna. Per quanto mi riguarda, finché non sono arrivato qui in Italia, non sono riuscito a capire cosa significa Totti. Perché di miti del calcio ne conosco un bel po’, anch’io ovviamente i miei miti li ho. Quello che prova un romanista per Totti, quello che ha provato a spiegarmi più di uno, va al di là di tutto quello che ho visto io sul calcio fino ad oggi. Totti, come tante emozioni forti che si provano nella vita, non si può spiegare con parole. Totti si vive, si deve aver vissuto da vicino, e io l’ho fatto da lontano. Mi ricordo l’applauso del Bernabéu nel suo confronto l’anno scorso, mi ricordo di Totti in Germania 2006, mi ricordo del suo cucchiaio contro l’Inter… La sensazione è questa: Totti è stato l’imperatore fedele di un club speciale, che gli ha costretto a rifiutare più soldi e più titoli per un sentimento forse di altri tempi nel calcio: amore per una maglia, per casa tua. Onore a lui. Leggenda assoluta del calcio mondiale.”

La Liga è finita e il Real vince, secondo Fox Sports, per una questione di “tempistiche”, Zidane ha sempre l’orologio fisso per il momento giusto. L’anno prossimo chi indosserà al polso il giusto orologio?

“L’orologio di Zidane è stato costruito così:

1. Fantastico rapporto con i giocatori

2. Idee tattiche chiare e ben comunicate

3. Perfetta gestione della rosa

4. Staff tecnico di altissimo livello.

5. La fortuna

In Spagna sono in tanti (soprattutto nell’ambiente Barcellona) che continuano a parlare della fortuna di Zidane, come se vincere 4 titoli in 17 mesi fosse una semplice casualità. Invece, secondo me abbiamo scoperto in lui un allenatore capace di iniziare un’era di dominio blanco. È quasi impossibile trovare uno che non ti parli benissimo sul suo lavoro, sulla gestione della pressione che circonda sempre il Real.

L’anno prossimo? Occhio perché Valverde è un grandissimo allenatore e il Barça continuerà ad avere il miglior attacco del calcio mondiale. Se azzeccano in questo mercato di estate e farannoo l’acquisto giusto a centrocampo e porteranno un terzino destro di livello, non escluderei che possa essere l’anno Barça. Alla fine dei conti, questa Liga in cui abbiamo visto un super Real Madrid, il Barça è finito a -3 e lottando fino all’ultima giornata”

Pronostico e spiegazione di quest’ultimo della finale di Champions League?

Composizione creata da N10

“La finale di Champions? La ragione mi dice che il Real è molto determinato, molto ambizioso e che esiste un ambiente di ‘pace’ generale perfetto per affrontare una partita così. Vedo Cristiano carichissimo e se lui è in giornata (come contro l’Atlético, come contro il Bayern, come contro il Málaga quando segna dopo solo 2 minuti…) mi sa che nemmeno la BBC della Juve riuscirà a fermarlo. Detto questo, il cuore mi dice che questa Juve è molto più pronta che nel 2015, che Buffon merita una Champions, che Allegri merita più riconoscimento internazionale, che Dybala può mettere in difficoltà Ramos e Varane… Ragione? Cuore? Vedremo chi vince, non vedo l’ora che inizi la partita”

 

In questi giorni è uscita una bellissima intervista che avete fatto a Fulvio Catellani sulla figura del procuratore, in particolare sono citati Raiola e Giuseppe Riso. Credi davvero che il mondo calcistico sia sempre più assurdo a livello di cifre? Nella prima domanda ti ho citato Totti, è certo che se tutti avessero questi procuratori vedremmo sempre meno Totti nella storia…no?

“Sì, a livello di cifre il calcio è assurdo già da tanto tempo. Ma come fai a misurare un negozio che coinvolge e fa guadagnare tanti soldi a tantissima gente? Come fai a non pagare queste cifre mostruose se poi l’investimento va a buon fine? Fu eccessiva la cifra pagata per CR7 da parte dal Real? Come si fa a dire di sì? Il mondo dei procuratori è difficile da capire da tifoso. Loro pensano a ottenere il massimo rendimento dai loro prodotti. Il resto pensiamo a sentimenti, ai colori, alla maglia. Certo che ogni volta sarà più difficile trovare altri Totti. Ma non per i procuratori, ma perché di Totti ce ne sono e ce ne saranno pochi”

Dal 1 Aprile dell’anno scorso sei ufficialmente subentrato a Fox Sports, quali sono le tue considerazioni fino ad adesso? Qual è il più bell’episodio che non hai ancora raccontato e che ti è successo?

“È da più di un anno che sono a FOX Sports, senza dubbi la sfida professionale più importante della mia vita. Io il conduttore l’avevo già fatto nella trasmissione sportiva più seguita in Spagna, a ‘Deportes Cuatro’. Ma fare questo mestiere, in cui le parole sono le armi più importanti, in una lingua che non è la tua, è davvero difficile. Più di quanto possano pensare quelli che mi guardano da casa. Ma penso che il percorso fino ad oggi sia stato bello. Difficile ma bello. Fortunatamente lavoro con un gruppo di giornalisti/amici che mi hanno aiutato tantissimo in tutti i sensi. Mi diverto e mi sento un privilegiato, spero davvero che questa esperienza sia lunga. Di episodi belli ce ne sono stati un bel po’. I più divertenti ovviamente non si possono raccontare (ride, ndr). Basta vedere ‘Viva la Liga’ o ‘Smart Football’ per capire come si lavora con gente che, dietro le telecamere, sono amici oltre che grandissimi professionisti”

Il mondo del giornalismo è drammaticamente in calo, nessuno vuol più pagare, nessuno vuole garantire il tesserino da giornalista, il web sta prendendo il sopravvento e continua a inventarsi notizie clamorose o clickbait. Son troppo drastico o la pensi come me?

“La penso assolutamente come te. Sono fiducioso in un certo senso. Come in qualsiasi altra professione, se si punta alla credibilità e al lavoro ben fatto, i benefici arrivano. La gente intelligente sa distinguere la qualità di quello che non lo è. E poi c’è la passione. Se pensi di essere nato per fare questo mestiere, se sei bravo a farlo, se sei disposto a sacrificarti, prima o poi troverai il modo di farlo. Detto questo, conviene non dimenticare la dignità e regalare il tuo tempo e il tuo talento a gente che non è in grado di valutarlo. Ma ribadisco, in questo e in qualsiasi altro mestiere.”

Sei anche il co-fondatore di Uller CO, dicci la verità: non basta il giornalismo per vivere? 

“Uller Co non c’entra niente con ciò che basta o meno per vivere. Uller Co è un progetto nato insieme a 3 amici convinti di poter offrire bei prodotti a prezzi giusti. Siamo partiti con prodotti di sci e snowboard e adesso facciamo un sacco di cose. È un mondo interessantissimo e sto imparando tante cose. Ma non è un piano B o un modo per ‘sopravvivere’ al di là del giornalismo. È semplicemente lo sviluppo a livello aziendale di una passione”.

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ESCLUSIVA – Doveri tra arbitraggio e nuove generazioni: “Basta con la violenza sui giovani arbitri”

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La nostra redazione ha avuto l’onore di intervistare l’arbitro di Serie A, nonché Presidente della Sezione di Roma 1 dell’Aia, Daniele Doveri. Nella piacevole chiacchierata abbiamo toccato gli aspetti chiave dell’arbitraggio italiano, della sua fama all’estero e del tema preoccupante come la violenza sui giovani aspiranti arbitri nelle categorie inferiori. Non sono mancati aneddoti, curiosità e nuovi punti di vista interessanti.

Come viene considerata la qualità del nostro arbitraggio in casa e all’estero?

“Il livello del nostro arbitraggio bisogna considerarlo al top a livello internazionale. Basti pensare che il Responsabile arbitri della FIFA è italiano, Pierluigi Collina, il Responsabile arbitri della UEFA è italiano, Roberto Rosetti e Nicola Rizzoli, fino a poco tempo fa in Serie A, adesso è consulente per quanto riguarda il Nord America e l’Ucraina, prima che scoppiasse il conflitto. Questo per dire che la nostra scuola è apprezzata da istituzioni e federazioni: quando noi arbitri andiamo a dirigere una gara all’estero si sentono garantiti. Un esempio lo ha dato Daniele (Orsato n.d.r.), che nella partita inaugurale del Mondiale ha condotto una gara perfetta: non ha sbagliato un fischio. Ha gestito una gara mai banale, come quella d’apertura, dove tutto il mondo ha guardato la partita. Se Collina, insieme a Busacca, hanno designato Orsato per questa partita è perché sanno che è una garanzia, e non l’ha tradita”.

Cosa ha notato dai colleghi esteri che in Italia non si fa ma vorresti introdurre? Viceversa, cosa hai notato che hanno ripreso dall’arbitraggio italiano?

“A livello di preparazione penso che facciamo scuola verso gli arbitri esteri, proprio perché i nostri campionati sono difficili, a partire dalle categorie giovanili, serie dilettanti passando per il professionistico. C’è molta attenzione verso l’arbitro a differenza dei paesi esteri in cui la figura non è così centrale all’interno del gioco. Dunque noi siamo abituati fin da subito a gestire le pressioni in maniera molto superiore rispetto ai colleghi al di fuori l’Italia. Quando all’estero i calciatori pensano più a giocare che a protestare per noi il lavoro si semplifica poiché siamo chiamati “solo” a vedere se il fallo è da giallo o da rosso, se è rigore o meno. Un arbitro internazionale che stimo molto è Kuipers, che ha diretto la finale degli Europei vinti dall’Italia: è un arbitro forte, di carattere, anche lui formatosi sotto la scuola di Collina, al tempo designatore UEFA“. 

La figura dell’arbitro ha una funzione regolatrice. Quale è la tua filosofia di direzione e quali altri modi di arbitraggio ci sono?

“Io credo che ogni arbitro debba avere un proprio obiettivo. Vivo la funzione di arbitro come un servizio offerto alle squadre. Non mi sento protagonista della partita e credo che i protagonisti debbano essere i 22 in campo. L’arbitro è una funzione di garanzia affinché il gioco si svolga secondo le regole e quello che deve fare è sintonizzarsi con la partita: capire l’evolversi del match e il suo andamento, adeguandosi di conseguenza. Il tutto sempre seguendo l’ottica del servizio alle squadre senza arbitrare per sé. Non entro mai in campo pensando “oggi fischio poco” e la capacità è dunque capire il tipo di partita che si sta arbitrando”.

Cosa nel pensi del VAR e quale aspetto miglioreresti?

“Il VAR è uno strumento di cui oggi nessun arbitro vorrebbe fare a meno. Avere la possibilità di correggere in tempo reale un errore è una soluzione che in tempo pre-VAR avrei voluto avere tante volte, invece lo capivi a fine partita, con tutto quello che ne conseguiva: turni di stop, polemiche, preclusioni verso quella squadra. Rimane solo un’analisi interna all’arbitro, con il gruppo della CAN (Commissione Arbitri Nazionale n.d.r.) e il designatore per capire come evitare in futuro quel tipo di errore. Credo sia anche uno strumento di giustizia: ristabilire la verità del campo è quello che squadre, calciatori e tifosi vogliono. Bisogna capire che il VAR non nasce per togliere tutti gli errori. Il calcio è uno sport di contatto e non esiste solo un “palla dentro o fuori” come nel tennis, per esempio, ma anche un margine interpretativo: è un fattore di sensibilità, tanto che il protocollo parla di “chiaro ed evidente errore”.

Cosa ne pensi del fatto che in Italia si tenda ad arbitrare “all’inglese”?

“La spiegazione dietro tutto questo è la filosofia che ci dà il nostro designatore: non è un arbitraggio all’inglese bensì educare le squadre ad un tipo di arbitraggio più europeo, sempre nell’ottica di servizio che dicevo prima. Fortunatamente, molte delle nostre squadre competono nelle coppe europee e trovarsi la domenica un certo tipo di arbitraggio, e il mercoledì un altro, potrebbe risultare più complicato. Il nostro obiettivo è quello di avvicinarci allo standard della Champions e degli altri campionati europei, per rendere il gioco più bello da vedere, oltre che per aiutare le squadre”.

Secondo te quale dovrebbe essere il giusto equilibrio tra tecnologia e calcio?

“Credo che la tecnologia sia assolutamente risolutiva per quanto riguarda le situazioni oggettive: fuorigioco, gol non gol, eccetera. In questi casi possiamo dire che la soluzione tecnologica sia perfetta, riesce a dirimere il 99% delle situazioni. Anche ad inizio Mondiale abbiamo potuto vedere in azione il fuorigioco automatico: anche nel campionato italiano verrà introdotto, nei primi mesi del 2023. Sono tutte situazioni che il protocollo ritiene oggettivo e lasciando, come detto prima, gli episodi interpretativi all’arbitro. Il macro errore viene corretto dal VAR mentre poi si presentano le situazione di campo: delle volte una maglia allungata non significa una trattenuta e una mano sulla schiena non è una spinta. Le immagini in alcuni episodi non riescono a trasferire la realtà di campo, per questo il protocollo vuole lasciare la sensibilità a chi di dovere giudicare l’intensità di questa trattenuta 0 della spinta di cui parlavamo”.

Cosa ne pensi di Maria Sole Ferrieri Caputi che ha esordito in Serie A quest’anno e Matteo Gualtieri, direttore di gara in Serie B?

“Sono due arbitri molto giovani e molto capaci, l’unica cosa che manca a loro è ovviamente l’esperienza. Serve pazienza e che facciano la loro gare, i loro errori: attraverso questo passa la competenza. È logico che un arbitro come me, che conta 201 presenze in Serie A, abbia una capacità gestionale migliore rispetto ai giovani, ma 199 gare fa non avevo la stessa capacità, dunque è tutto frutto dell’esperienza. Maria Sole è un grande arbitro e può contare su delle doti atletiche che fanno invidia a tanti colleghi della Serie A. È molto brava anche dal punto di vista tecnico, è una grande lavoratrice e credo che nella categoria avrà un futuro estremamente roseo. Matteo Gualtieri ha una grande passione e voglia di mettersi in discussione. Sta terminando la sua esperienza in Serie B per coronare il suo sogno di arbitrare in Serie A“.

Cosa hai provato nel tuo match di esordio in Serie A tra Chievo e Cagliari del 28 febbraio 2010?

“L’emozione è stata veramente tanta, ma l’emozione più grande la ebbi qualche settimana prima: all’epoca il designatore era Collina che a Coverciano mi prese da una parte e mi disse “hai fatto tutto quello che c’era da fare per meritare l’esordio, adesso aspettiamo la partita giusta”. Fu un momento estremamente emozionante, anche perché detto da una figura dal calibro di Collina provoca un certo effetto. Quando arrivò la chiamata del segretario il giovedì prima della partita non ho capito più niente per 10 minuti. Arrivi al match con molti pensieri per la testa e pensi al percorso: non esiste un Donnarumma del caso, che fece l’esordio molto presto, noi arbitri ci formiamo obbligatoriamente su tutte le categorie. Con il fischio di inizio, poi, il mood passa in quello della partita. Finì 1-2 e per me fu una gara positiva“.

Potresti dare un consiglio alla nuova generazione di arbitri?

“Innanzitutto vorrei fare i complimenti a tutti i ragazzi che intraprendono il percorso da arbitro. Credo che, aldilà dell’esordio in Serie B, in Serie A, sia un percorso formativo che non ha eguali per un giovane. Da presidente di Sezione vedo passare molti ragazzi alle prime esperienze. Dopo solo un anno di attività trovo dei ragazzi più consapevoli, poiché questa professione ti obbliga a formare il carattere e aiuta a prendere le decisioni. Ragazzi di 14-15 anni che nella vita di tutti i giorni sono abituati a eseguire quello che i grandi gli dicono, facendo questa attività sono loro a dover decidere e che spesso devono dire ai grandi (allenatori, dirigenti o calciatori di categoria) che cosa devono fare: sembra banale ma invece il salto è grande“.

Inoltre…

“Mi sento di lanciare un appello poiché questi ragazzi spesso sono vittima di violenza: a livello culturale questa è una macchia incredibile. Quello che non si capisce è che tutti gli arbitri giovani sono in formazione al pari dei giocatori. Vanno ad arbitrare per un piccolo rimborso spese, quelle per il viaggio, trasportati dal vivere il loro sport preferito da un’altra angolazione. Si dovrebbe dire solo “grazie” a questi ragazzi perché consentono ad altre 22 di giocare a calcio. Credo, dunque, che il tema della violenza sugli arbitri debba diventare centrale nella cultura sportiva italiana”.

Secondo te, fantasticando, quale potrebbe essere una nuova tecnologia di direzione arbitrale?

“Sono un arbitro che è passato dall’arbitrare da solo, alle bandierine elettroniche, il quarto uomo, gli addizionali, adesso il VAR. Ogni volta che arriva un’innovazione si pensa sempre che oltre quel livello non si possa andare. Secondo me nei prossimi anni ci sarà un‘apertura a livello comunicativo. Notavo, vedendo una partita di rugby,  il motivo del perché bisognava andare a vedere il VAR, di un episodio contestato, era stato spiegato dall’arbitro anche al pubblico. Ci sarà un’evoluzione della comunicazione di noi arbitri verso l’esterno in tempo reale come si fa negli altri sport. La differenza è che lì c’è una cultura verso l’istituzione arbitrale diversa, bisogna fare un passo culturale in avanti, passando proprio dalla violenza inaccettabile sui giovani arbitri”.

Si ringraziano nuovamente Doveri e l’AIA della grande disponibilità concessa.

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ESCLUSIVA-Gianluca Manganiello: “Le critiche all’arbitro fanno parte dello Show”

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Serie A

269 gare ufficiali arbitrate di cui 78 in Serie A; questo è l’invidiabile curriculum di Gianluca Manganiello, uno degli arbitri più affermati presenti nel nostro paese. Presso una scuola liceale in provincia di Torino, Gianluca Manganiello ha deciso di raccontare in esclusiva per Numero Diez la sua storia. Tante sono state le tematiche affrontate in questa piacevole conversazione, di seguito potrete trovare l’intervista.

L’INIZIO DI CARRIERA DI MANGANIELLO

Partiamo dalle radici che l’hanno portata a svolgere questo mestiere; dov’è nata la sua passione nei confronti della figura dell’arbitro?

“Ho giocato a calcio fino a quattordici anni. Con lo sfaldamento della squadra decisi di prendermi un po’ di tempo per me per riflettere sul futuro e, grazie al consiglio di un mio compagno andai a seguire un corso di formazione arbitrale. Gara dopo gara la mia passione aumentò ma non avrei mai pensato potesse diventare la mia professione. Nel mio percorso di crescita ho avuto tante piccole soddisfazioni che mi hanno portato a voler migliorare sempre di più”.

18 maggio 2014: questa è la data del suo esordio da direttore di gara in una partita di Serie A. Un Chievo Verona-Inter che è anche stata l’ultima partita da professionista della straordinaria carriera di Javier Zanetti; ci può raccontare le emozioni che lei ha provato all’ingresso in campo? A chi è stato rivolto il suo primo pensiero?

” Era venuto a vedermi mio padre, il quale mi ha sempre accompagnato ad ogni singola partita; anche quando andavo ad arbitrare fuori regione. La sensazione più bella al mio esordio in Serie A è stata mettere un punto, il mio punto d’arrivo. Nella mia testa ho pensato “Bene, ora posso anche smettere”. Quando sono entrato in campo ho pensato a tutti i miei sacrifici, i viaggi e le rinunce svolte in passato che mi hanno portato ad arrivare a quella serata. Solo attraverso la costanza e l’impegno puoi raggiungere determinati tipi di traguardi, nessun professionista arriva a calcare i più grandi palcoscenici per caso. Per quanto riguarda Zanetti, invece, mi fece i complimenti per il mio esordio ed io con una battuta risposi: “Speriamo di non festeggiare insieme l’ultima!” “.

LA FIGURA DELL’ARBITRO IN ITALIA

La figura dell’arbitro, soprattutto in Italia, viene spesso e volentieri criticata dal “Tifoso medio” a priori. Inoltre, molti quotidiani sportivi, per effettuare il commento su una partita, si soffermano più sulle decisioni arbitrali piuttosto che andare ad analizzare quanto successo in campo. Pensa che questo sia un problema culturale? Se sì, come si può contrastare?

“Non se sia effettivamente un problema culturale, la critica all’arbitro fa parte dello show. Dietro ad ogni partita vive un mondo dentro al quale ci sono giornalisti che analizzano più nel dettaglio le gare ma esistono anche addetti ai lavori che giocano sull’ingenuità del tifoso medio stesso. Ogni persona deve essere in grado di scegliere cosa leggere e cosa no ma penso sia normale trovarsi di fronte a commenti di questo genere nel momento in cui siamo immersi in un sistema dove la polemica arbitrale attira più click rispetto ad un’analisi tecnica “.

INNOVAZIONI PER IL FUTURO

La Conmebol, all’interno del proprio canale ufficiale di Youtube, posta al termine di ogni partita le discussioni che avvengono all’interno della sala Var in modo da far capire al pubblico le motivazioni di una determinata decisione presa riguardo ad uno specifico episodio come può essere ad esempio l’assegnazione di un calcio di rigore. In Italia ed in Europa, secondo il suo punto di vista, si potrà mai arrivare in un futuro ad avere dei simili contenuti? Lei crede che possano essere utili?

” Si sta andando verso quella direzione. I vertici dell’AIA hanno discusso proprio in merito a questo e, nei canali Twitter della UEFA, vengono già spiegate ed analizzate qualche situazione dubbia. Il problema vero delle comunicazioni è il modo in cui vengono veicolate perché, nel momento in cui vado a dare una comunicazione ad una rete e lui le storpia a suo piacimento per interessi personali, alimenterebbe la polemica più che spegnerla. L’Obiettivo per il bene del calcio è fare uscire questi dialoghi per far capire alla gente il modo in cui opera una squadra arbitrale. Nessun tifoso sa effettivamente quanto lavoro ci sia dietro sia una squadra di calcio che ad un arbitro”.

I CONSIGLI DI MANGANIELLO PER GLI ARBITRI DEL FUTURO

In conclusione, che consiglio si sente di dare a tutti i giovani aspiranti arbitri che sognano un giorno di dirigere un incontro dentro i palcoscenici più importanti d’Italia?

Il mio consiglio è quello di vivere la giornata. Nessuno può pensare di iniziare questa attività con l’obiettivo di arrivare in Serie A. Arbitrare è molto difficile, devi essere in grado di gestire migliaia di pressioni. La costanza, in questo mestiere, è tutto: se riesci a fare bene, gara dopo gara, verrai notato e sarai più forte degli altri. Il rischio di imporsi un percorso mentale è quello di saltare delle tappe e farsi del male da soli“.

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ESCLUSIVA – Vergara si racconta: “Mi ispiro a Zielinski”

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Vergara

Antonio Vergara è un giovane centrocampista che sta facendo molto bene alla Pro Vercelli, squadra attualmente militante in Serie C. Il classe ‘03, nato a Frattaminore, ha mostrato le sue qualità già nella Primavera del Napoli.

In questa stagione in prestito ha collezionato 13 presenze, condite da 3 gol e 2 assist. In esclusiva ha voluto raccontare il suo percorso ai microfoni di Numero Diez.

GLI INIZI DI VERGARA

Ti sei avvicinato al mondo del calcio da bambino. In famiglia c’è qualcuno che ti ha fatto appassionare a questo sport?

“In realtà no, è una passione nata da piccolo ma nessuno in famiglia seguiva il calcio. Ma i miei genitori mi hanno raccontato che all’età di 2-3 anni calciavo i mandarini e le arance”:

Hai mosso i primi passi alla Fratelli Lodi di Frattaminore. Raccontami un po’ di questa esperienza.

“Ancor prima della Fratelli Lodi ho iniziato nel Crispano, una società dove stetti per 9 mesi. Poi è fallita e sono approdato nel nuovo club”.

Le tue qualità si notano subito, tanto che a 11 anni entri nelle giovanili del Napoli, seguendo le orme di quale mito?

“Il mio idolo è sempre stato Messi. È nato con un talento pazzesco, ha grande tecnica e visione”.

L’ESPERIENZA DI VERGARA AL NAPOLI

Come raccontato dal tuo agente Davide Pinto, tra i 15 e 16 anni eri più basso rispetto ai tuoi compagni di squadra. Ma poi sei cresciuto e hai confermato le tue qualità. Come hai superato questo momento difficile, c’è stato qualcuno che ti ha aiutato?

“In quei momenti vedevo tutti più alti di me e non la vivevo bene. Il calcio e gli allenamenti erano l’unico modo per stare bene, mi facevano divertire ed essere spensierato. Ho fatto alcune visite per vedere se c’era qualcosa che non andasse ma poi sono cresciuto. La mia famiglia mi è rimasta sempre vicino”.

Ti ha scoperto Gianluca Grava, attuale responsabile tecnico del settore giovanile del Napoli. Quanto è stato importante nel tuo percorso professionale?

“Si può dire che siamo arrivati insieme al Napoli. Mi ha sempre trattato come un figlio. Ogni volta che andavo da lui c’era sempre”.

Entri poi a far parte dell’Under 17, scalando presto le gerarchie e giocando in primavera. Come sono stati questi anni di crescita?

“Ho giocato due anni nella Primavera del Napoli. Il primo anno entravo da subentrato, mentre nel secondo ho giocato da titolare e mi sono trovato benissimo”.

L’ESORDIO DI VERGARA AL DIEGO ARMANDO MARADONA

Mister Spalletti il 6 settembre 2021 ti fa esordire in prima squadra al Maradona contro il Benevento. Che emozioni hai provato?

“È stata un’emozione indescrivibile. Ai tempi facevo il raccattapalle e sapere di poter indossare le scarpette, calcare l’erba di quello stadio e sentire il boato dei tifosi nelle azioni più belle è assurdo”.

L’APPRODO ALLA PRO VERCELLI

Ora sei alla Pro Vercelli in prestito e stai facendo benissimo: hai collezionato 13 presenze condite da 3 goal e 2 assist. Ti aspettavi questo inizio così florido?

“Sì, me lo aspettavo. Sono il primo ad avere fiducia nelle mie qualità. Ho sempre sperato e creduto in me stesso e in ciò che posso fare”.

Come ti stai trovando a Vercelli?

“Benissimo”.

Quest’anno qual è il tuo obiettivo e quello della squadra?

“Il mio obiettivo è quello di salire di categoria e di fare sempre bene, senza pensare ai gol e agli assist, spero solo di farne il più possibile per aiutare la squadra. Mentre l’obiettivo della Pro Vercelli è quello di giocarsi il campionato ai playoff.

Posso chiederti chi è il compagno col quale ti trovi di più?

“Mi trovo benissimo con tutti i compagni di squadra, ma passo molto tempo insieme a Corradini”.

Sei un trequartista che può giocare anche come centrocampista e ala di destra. Attualmente chi ti ispiri?

“Mi ispiro a Piotr Zielinski, centrocampista del Napoli. Mi sono allenato un anno con lui in prima squadra ed è troppo forte”.

Quale qualità gli vorresti rubare? 

“Le sue sterzate”.

Un tuo pregio e un tuo difetto in campo.

“Essendo un trequartista, sono bravo ad inventare delle giocate, mentre vorrei migliorare la fase difensiva per aiutare la squadra”.

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ESCLUSIVA – Tempo effettivo e recuperi lunghi? La soluzione di Walter Zenga

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Walter Zenga

Walter Zenga è intervenuto ai microfoni di Numero Diez. Due settimane fa l’ex portiere dell’Inter e della Nazionale, sul suo canale Youtube, ha offerto una soluzione al problema delle troppe perdite di tempo e del ridotto tempo effettivo durante le partite. In questi giorni di polemiche per gli interminabili minuti di recupero assegnati ai Mondiali siamo tornati con lui su questo argomento, oltre ad aver chiesto un suo parere personale sulla competizione.

In questi giorni si sta parlando tanto dei lunghi recuperi assegnati durante il Mondiale, cosa ne pensi di questa soluzione?

“A mio modo di vedere, come ho già detto nel mio canale Youtube prima dell’inizio dei Mondiali, la cosa più logica sarebbe passare al tempo effettivo. La soluzione però non sarebbe calcolarlo durante tutta la partita, ma solo negli ultimi 5/10 minuti del finale. Se dall’ottantesimo minuto si calcolasse il tempo effettivo per ogni volta in cui la palla si dovesse fermare per un rinvio del portiere, una sostituzione o un calcio di punizione, si guadagnerebbero 10 minuti netti. Ci sono due problemi fondamentali: il primo è che ci vorrebbe tanta collaborazione tra arbitro, quarto uomo e sala VAR. Il secondo riguarda gli stadi delle categorie inferiori, dalla Serie C a scendere, non essendoci il tabellone elettronico probabilmente ci potrebbe essere della confusione. Ritengo comunque che questa possa essere la soluzione più logica, credo che dando dieci minuti di recupero aumenti la quantità ma si abbassi la qualità”.

Questi recuperi potrebbero essere allargati anche alla Serie A e alle competizioni italiane, darebbero un valore aggiunto al nostro calcio?

“In questo momento il loro obiettivo è cercare di diminuire le perdite di tempo gratuite: se un giocatore è consapevole che l’arbitro darà nove minuti di recupero invece che cinque, sicuramente, eviterà di perdere tempo. A me, però, piacerebbe vedere una statistica su quanto si gioca effettivamente nei dieci minuti di recupero. Ogni soluzione è logica e valida, ma l’unico modo per stabilire quanto tempo si gioca è il tempo effettivo”.

 

Contro la Polonia ha stupito ancora una volta Ochoa, il portiere del Messico. Da ex grande portiere, cosa pensi di lui?

“Lui è al suo quinto Mondiale, ha già fatto il suo. Pensare che vada a parare un rigore a Lewandowski, alla prima partita, è un bel modo di guardare le cose da un punto di vista ottimistico e bello dello sport. Dall’altra parte c’è un Lewandowski che non ha mai segnato al Mondiale, ci sono quindi le due situazioni: una positiva e una negativa, guardiamo quella positiva. Ochoa è un portiere di grande esperienza che si è ritagliato una grande vetrina”.

In questi primi giorni di Mondiali c’è una squadra che ti ha sorpreso? Oppure sta andando tutto secondo le tue aspettative

“Mi piacerebbe rivedere l’Inghilterra con tutto il suo potenziale offensivo, basti guardare le sostituzioni che ha fatto Southgate, anche in panchina ci sono tanti giocatori di grandissimo talento. La Francia là davanti è spettacolare. L’Arabia Saudita ha fatto il botto, ma l’Argentina perse la prima partita anche nel 1990 e poi arrivò in finale. Mi ha sorpreso in maniera positiva la Tunisia: ha fatto una grande partita dal punto di vista tattico, con grande partecipazione. Bisognerà vedere se resisteranno oppure se è stata solo la Danimarca ad essere in una giornata negativa, ma queste sono le mie sensazioni”.

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