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What if? I diez della Roma senza Totti

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Vi siete mai chiesti come sarebbe cambiata la vostra vita se un particolare, anche un minimo dettaglio, cambiasse, innescando una serie di conseguenze diverse? Se una farfalla batte le ali in California può provocare un uragano in Indonesia. Una spiegazione semplicistica di quello che è notoriamente conosciuto come effetto farfalla. Se spostiamo una tessera del mosaico, il disegno apparirà irrimediabilmente diverso, così come se cambiamo un dettaglio ad una precisa storia, questa prenderà una piega assolutamente differente, non importa se quel dettaglio sia minimo o cruciale. Riavvolgiamo dunque il nastro della storia, caliamoci nel ruolo di deus ex machina e proviamo a mischiare le carte, riscrivendo il corso del tempo a partire da una piccola modifica nella storia della Roma.

ADDIO CAPITANO

Estate 2002. La Roma scudettata non riesce a confermarsi, cedendo la coccarda tricolore alla Juventus. Il Real Madrid torna alla riscossa per assicurarsi la vera e propria ossessione di Florentino Pérez, quel ragazzo che rifiutando i blancos ha scritto il proprio nome nell’eternità del calcio e della storia giallorossa. Ma in questa versione della storia la forza di rifiutare un’offerta così non c’è. Francesco Totti è combattuto, ma alla fine accetta la corte delle Merengues, lasciando orfana la Roma del suo capitano. Una dura perdita per i giallorossi, ma quel dolore deve essere subito metabolizzato. La maglia numero dieci aveva già guadagnato il suo enorme significato simbolico, ma non così tanto da rendere proibitiva la sua assegnazione. Inizia da qui dunque, dall’addio del capitano, la nuova storia dei diez giallorossi dopo Francesco Totti.

TALENTI CRISTALLINI

L’addio di Totti rende dunque vacante la numero dieci in casa Roma. Bisogna scegliere l’erede dell’ex capitano e la scelta ricade su quel ragazzino arrivato appena un anno prima da Bari per l’enorme cifra di 60 miliardi di lire. Antonio Cassano diventa il nuovo diez giallorosso e su di lui sono riposte gran parte delle speranze del tifo capitolino. Il rapporto poi tra Fantantonio e la Roma si rivela alquanto burrascoso, in linea col carattere estremamente forte del talento pugliese. Alla fine Cassano rimane in giallorosso per quattro anni e mezzo, mettendo a referto 52 reti in 161 presenze. Il suo apporto non è stato decisivo a vincere alcun trofeo e la Roma esce parecchio ridimensionata dal post-scudetto. Senza Totti il suo ruolo nella squadra giallorossa è stato molto più centrale, ma il peso delle responsabilità ha finito per sovrastare il barese, che forse al suo fianco avrebbe avuto bisogno di un esempio da seguire, prima di essere promosso a uomo-immagine della Roma. Comunque le gesta di Cassano in maglia giallorossa rimarranno memorabili, rendendolo un numero dieci più che degno nella storia della Roma.

Dopo alcune vicissitudini legate al rinnovo di contratto, la storia d’amore tra Cassano e la Roma finisce. Nel gennaio 2006 il barese si trasferisce al Real Madrid, raggiungendo l’ex compagno Francesco Totti. L’arrivo di Luciano Spalletti sulla panchina giallorossa ha risollevato le sorti della Roma, che termina la stagione al secondo posto e si appresta a lanciare la sfida scudetto all’Inter. L’addio di Cassano ha fatto meno rumore di quello che ci si poteva aspettare, finito ormai ai margini del progetto dell’allenatore toscano. All’inizio della stagione 2006/2007 è l’ora di scegliere un nuovo numero dieci e la scelta ricade sul talento casalingo Alberto Aquilani. Il giovane centrocampista romano viene da due stagioni in cui si stava ritagliando un ruolo importante nella sua Roma, soprattutto nell’ultima con Spalletti stava trovando la sua importanza. Da questo momento però inizia un vero e proprio calvario per Aquilani, con parecchi infortuni che ne limitano le enormi potenzialità. Il nuovo numero dieci non riesce ad imporsi a pieno, oscurato dal centrocampo De Rossi-Pizarro e frenato dai tanti stop. Dopo tre anni, nell’estate 2009, arriva un’offerta irrinunciabile dal Liverpool e la Roma si trova ancora una volta senza il suo numero dieci.

L’addio di Aquilani fa ancora meno rumore di quello di Cassano. Il dieci giallorosso era una pedina sacrificabile e l’offerta dei Reds era dal cogliere al volo. La Roma viene da una stagione deludente, in cui ha perso gran parte delle sue certezze. La maglia numero dieci assume sempre meno importanza, la sua assegnazione non è più così simbolica e l’onere viene preso da un giovane talento venuto un’anno prima dalla Francia. Jérémy Ménez raccoglie su di sé gran parte delle speranze dei tifosi giallorossi di tornare grandi e la sua maglia numero dieci va a ruba. Vive una prima stagione esaltante, in cui trascina la Roma a un passo dallo scudetto, un sogno infranto solo in uno sciagurato Roma-Sampdoria. Nonostante la grande delusione, a Roma si respira aria d’impresa e l’anno successivo tutti gli occhi sono puntati su Ménez per rilanciare la sfida scudetto all’Inter. Il francese però, così come tutta la Roma, stecca clamorosamente la stagione, che si rivelerà ben più complicata di quanto auspicato. Nell’estate 2011 tutto cambia. La Roma diventa americana e inizia un nuovo capitolo della storia.

ROMA A STELLE E STRISCE

La nuova proprietà americana rivoluziona la rosa giallorossa. Jérémy Ménez passa al Psg e la maglia numero dieci viene presa da un talento sconosciuto ai più, proveniente dall’Argentina. Erik Lamela è il nuovo dieci, la scelta di dare questa maglia all’ex River simboleggia l’idea di tagliare col passato, segnando il nuovo corso della storia giallorossa. La dieci viene onorata dal Coco. Lamela vive due stagione molto importanti, affermandosi come uno dei prospetti più interessanti del panorama mondiale. Purtroppo però l’andamento della squadra è ben più incerto rispetto a quello del suo numero diez e i risultati sono alquanti penalizzanti. Dopo due anni, nell’estate 2013, arriva il momento per Lamela di spiccare il volo, tanti ringraziamenti alla Roma e partenza in direzione Premier.

I giallorossi si trovano davanti a un nuovo bivio, ci sono da scegliere un nuovo allenatore e un nuovo numero dieci. Il tecnico Rudi Garcia decide di mettere al centro del proprio gioco Miralem Pjanic, altro talento puro che però veniva da una stagione complessa con Zdenek Zeman. Anche il bosniaco onora alla grande la maglia numero dieci, restituendole lo splendore di un tempo. Il principino si afferma come il miglior diez giallorosso del dopo Totti, diventando un perno insostituibile della squadra e incantando l’Olimpico con le sue giocate. Nell’estate 2016 arriva però il grande tradimento. Dopo cinque anni in giallorosso, di cui tre con la dieci sulle spalle, Pjanic decide di accettare la corte della Juventus, che paga la clausola rescissoria e si assicura le prestazioni del bosniaco. La piazza romanista prende malissimo l’accaduto, bruciando pubblicamente la maglia numero dieci dell’ex idolo. Una ferita che fa male, arrivata nel momento in cui i giallorossi tornavano ad amare con forza un uomo col diez sulle spalle. Una ferita però da rimarginare alla svelta.

Roma

All’addio di Pjanic l’assegnazione della numero dieci torna ad essere cruciale. La scelta ricade su Diego Perotti, arrivato appena sei mesi prima dal Genoa e reduce da una mezza stagione in giallorosso decisamente esaltante. L’argentino, sulle orme del connazionale Lamela, onora la numero dieci, vivendo due annate molto entusiasmanti. Il Monito è anche protagonista della cavalcata in Champions fino alla storica semifinale contro il Liverpool. Sostituire Pjanic sembrava impossibile, ma Diego Perotti ce l’aveva fatta. Poi però sono iniziati ad arrivare gli infortuni che hanno falcidiato il diez giallorosso nell’ultima stagione. Ora dopo un’estate piena di speranze è subito arrivato un nuovo stop, lungo addirittura due mesi. Così dopo un inizio complicato la Roma si trova a dover giocare il derby senza il suo numero dieci.

Fonte immagine di copertina: profilo ufficiale Twitter @Totti

 

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Flash News

Verso Turris-Avellino: Rastelli recupera Aya

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Turris Avellino

In casa Avellino, continua la preparazione verso il match contro la Turris in programma domenica alle 17:30. Gli irpini, dopo il pareggio casalingo contro la Juve Stabia, sono obbligati a vincere per sperare ancora nei playoff.

Il tecnico Massimo Rastelli però, dovrà ancora far fronte alla situazione infortunati. Aya ha recuperato definitivamente ed è tornato ad allenarsi in gruppo ma è l’unica nota positiva. Dall’Oglio e Di Gaudio infatti, stanno ancora smaltendo i fastidi lavorando a parte. Così come Ricciardi e Micovschi, che stanno continuando il programma di recupero prima del reintegro.

L’Avellino ha disperato bisogno di trovare punti lontano dal Partenio Lombardi. Il rendimento esterno, sino ad ora, è stato disastroso. Soltanto 4 punti conquistati in 8 uscite, frutto del pareggio contro il Foggia e della vittoria di Francavilla, alla prima in panchina di Rastelli.

Fonte immagine di copertina: profilo Instagram Us Avellino

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ESCLUSIVA – Luca Toselli sulla Juve: “Giusto confermare Allegri”

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Juventus

La Juventus sta attraversando uno dei periodi di maggior difficoltà della sua storia. Risultati che faticano ad arrivare e dimissioni improvvise di tutto il C.D.A., situazioni che non fanno passare nottate tranquille ai tifosi bianconeri. In esclusiva per Numero Diez la voce di Luca Toselli, influencer grande esperto e tifoso della Vecchia Signora seguito da centinaia di migliaia di persone sui propri account social. Di seguito l’intervista.

L’ERA ANDREA AGNELLI

Nove Scudetti, cinque Supercoppe Italiane e cinque Coppe Italia, questi i successi della Juventus nei dodici anni di gestione Andrea Agnelli. Quali parole ti senti di rivolgere nei confronti dell’operato dell’ormai ex presidente?

“Un ringraziamento per gli anni che ci sono stati di vittorie e successi nonostante gli ultimi non siano andati bene. Probabilmente la presidenza di Andrea Agnelli era ormai giunta al termine. Il fatto che si sia arrivati alla divisione per altre cause è un dispiacere ma probabilmente ci stava dopo dodici anni un cambio in cima alla piramide della Juventus”.

LE PREOCCUPAZIONI DEL MOMENTO

Da tifoso che sente la maglia bianconera come una seconda pelle, quali sensazioni stai provando in questo periodo così delicato?

“Confusione e sorpresa. Non mi spaventa il fatto di avere un presidente, bensì la dinamica e le tempistiche nel quale è avvenuto questo cambiamento. Vista dalla nostra prospettiva viviamo questo avvenimento in modo confusionario e, come un qualcosa in continua evoluzione”.

LE POSSIBILI NUOVE FIGURE DIRIGENZIALI

Prima Del Piero poi Trezeguet: due leggende del club che si sono proposte di tornare per aiutare la loro vecchia squadra. Pensi che potrebbero contribuire alla rinascita del club?

“Vedo molto più adatto Del Piero a livello dirigenziale, Trezeguet penso sia maggiormente un uomo da campo. È ovvio che due figure del genere che nel momento più buio della storia bianconera hanno deciso di scendere all’inferno con la Vecchia Signora è un qualcosa che non può fare altro che piacere”.

IL RUOLO DI MASSIMILIANO ALLEGRI

L’unico mai messo in discussione in questi giorni così intensi è stato Massimiliano Allegri. Si è parlato di possibili dimissioni non accettate, condividi la scelta di tenere il tecnico o avresti optato per un altro profilo?

“Riguardo Allegri penso sia un discorso in continua evoluzione. In caso di dimissioni di Agnelli per un nuovo progetto tecnico avrei capito un immediato cambio in panchina ma, in questa situazione di confusione, cambiare anche l’allenatore sarebbe stato un problema per i giocatori. Allegri dovrà tenere il ruolo di collante in questo momento così delicato”.

LA POSSIBILE REAZIONE IN CAMPO DELLA SQUADRA

In conclusione, come credi possa reagire la squadra sul lato sportivo al rientro dalla sosta? Riusciranno i ragazzi a gestire il peso di giocare in queste condizioni?

“Questa è la mia più grande paura. Sicuramente il momento non è felice e, qualcuno, potrebbe avere delle preoccupazioni a livello di campo. Sappiamo tutti benissimo che all’interno del rettangolo verde di gioco la testa conta tanto e, tutta questa situazione extra-campo, potrebbe provocare dei malumori”.

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Calcio Internazionale

Barcellona, interesse per Onana: le ultime

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Onana

Il Barcellona, nonostante i problemi riguardo alla liquidità, agirà sul mercato di gennaio: sono infatti tanti i nomi di Inter e Milan e che piacciono al club blaugrana.

BARCELLONA-MILANO: ASSE CALDO

Al Barcellona piacciono tanti nomi dell’Inter: si comincia da Lautaro e Skriniar concludendo con Brozovic. Ma non si ferma qui, infatti passando all’altra parte di Milano piacciono molto sia Rafael Leao, che Bennacer.

Secondo Tuttosport, però, l’obiettivo principale del Barcellona per gennaio è un portiere che faccia da vice a Ter Stegen: tutti gli indizi portano ad Onana. L’ex Ajax è un obiettivo concreto dei blaugrana, che stanno preparando un piano per sferrare l’attacco finale a gennaio.

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Calcio Internazionale

Tata Martino non è più il CT del Messico: le ultime

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Messico

Nonostante la vittoria del Messico ieri sera, ormai l’esperienza di Gerardo Martino sulla panchina della Nazionale Messicana sta per volgere al termine. Decisiva sembra essere stata infatti la non qualificazione agli ottavi di fiamme dei Mondiali in Qatar.

MESSICO-TATA MARTINO: È FINITA

Lo ha confermato lo stesso Tata Martino ieri sera dopo la partita con l’Arabia Saudita:

Dovrò trovarmi un altro futuro, la mia esperienza sulla panchina del Messico è terminata quando l’arbitro ha fatto il triplice fischio. Il mio contratto con la Nazionale termina qua”.

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