Vi siete mai chiesti come cambierebbe la vostra vita se un particolare, anche un minimo dettaglio, cambiasse, innescando una serie di conseguenze diverse? Se una farfalla batte le ali in California può provocare un uragano in Indonesia. Una spiegazione semplicistica di quello che è notoriamente conosciuto come effetto farfalla. Se spostiamo una tessera del mosaico, il disegno apparirà irrimediabilmente diverso, così come se cambiamo un dettaglio ad una precisa storia, questa prenderà una piega assolutamente differente, non importa se quel dettaglio sia minimo o cruciale. Riavvolgiamo dunque il nastro della storia, caliamoci nel ruolo di deus ex machina e proviamo a mischiare le carte, riscrivendo il corso del tempo a partire da una piccola modifica nella storia che tutti conosciamo.

OLTRE IL 1991

Come ben si sa, la seconda parte del 900 è stata dominata dalla guerra fredda, il conflitto potenziale, mai effettivamente esploso, tra le due superpotenze a capo delle metà in cui il mondo era praticamente spartito: URSS e USA. La storia dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è praticamente un unicum nella storia europea, l’unico caso di affermazione di un regime comunista saldo e forte, capace di influenzare tantissimi altri stati e di segnare ideologicamente più di una generazione rapita dal fascino rosso. A livello d’immagine la potenza dell’URSS è stata incredibile, pari solo proprio a quella degli USA, che con i suoi ideali di libertà, fortuna, ricchezza, l’American dream tanto vagheggiato, ha segnato in modo altrettanto deciso più di una generazione. Due forti ideologie a confronto, prima che due grandi superpotenze mondiali. La potenza dell’immagine è testimoniata dal fatto che nonostante il crollo dell’unità politica, avvenuta nel 1991, l’ideologia comunista sia rimasta salda e radicata e ancora viva oggi giorno.

Cosa sarebbe successo dunque se quest’ideologia avesse avuto per un tempo più lungo un’unità politica cui reggersi? Nello specifico con tre anni in più di vita, la nazionale sovietica avrebbe potuto presentarsi ai mondiali del 1994 disputati a casa degli acerrimi nemici, gli Stati Uniti d’America. Togliamo dunque un dettaglio alla storia dell’URSS, ritorniamo al 1985, via Gorbacev, la glasnost, la perestrojka e tutta la liberalizzazione che ha portato all’implosione del regime sovietico. Sarà questa la tessera del mosaico da cui il nostro What If? ripartirà per costruire una storia del tutto diversa da quella che ben si conosce.

Michail Gorbacev, ultimo leader dell’URSS

RIAVVOLGIAMO IL NASTRO

Dunque 1985, ma senza Gorbacev. La leadership sovietica rimane sulla scia della linea tenuta da Breznev, rigidamente salda al comando, senza concessioni di stampo riformistico. Nonostante l’ondata di dissenso in Polonia fomentata dall’elezione al soglio pontificio di Karol Woytijla, nonostante Chernobyl e nonostante venti riformatori che soffiano negli stati satellite ad Est e nei circoli comunisti ad ovest, la guida in URSS rimane forte, a caccia però di recuperare quel consenso che un po’ si sta perdendo. La svolta arriva il 4 luglio 1988. In una giornata storica per gli acerrimi rivali, l’indipendence day, Henry Kissinger annuncia l’assegnazione della massima competizione calcistica alla sua nazione. Gli USA ospiteranno i mondiali nel 1994, un’occasione importantissima per l’America, ma anche per la controparte sovietica.

Il calcio è un motore consensuale fortissimo. Le manifestazioni sportive sono sempre state seguite con grande attenzioni dalle leadership a caccia di consenso popolare. Basti pensare ai mondiali del 1970 in Brasile, quando la vittoria verdeoro riuscì a mascherare la tragedia di un regime dittatoriale repressivo. Oppure alla vittoria italiana nel 1982, che ha fatto dimenticare definitivamente lo scandalo del calcioscommesse di un paio d’anni prima. Il mondiale statunitense è, per l’URSS, un’occasione particolarmente speciale di far bene in casa del nemico. Prima c’è il mondiale italiano, nel 1990, nel paese dell’Europa occidentale più rosso che ci sia stato, quantomeno per l’importanza del partito comunista di riferimento. Ma l’attenzione è sulla kermesse a stelle e strisce di quattro anni dopo.

La formazione della nazionale dell’URSS nella sfida persa per 4-1 a Bari contro l’Italia il 20 febbraio 1988

IL CALCIO SOVIETICO

I mondiali in Italia hanno riservato ben poche soddisfazioni all’URSS. Due punti conquistati grazie alla larga vittoria sul Camerun per 4-0, ma le sconfitte con Argentina e Romania condannano la nazionale sovietica all’eliminazione. Gli europei di due anni dopo fungono da prova generale per la spedizione americana di un biennio successivo, ma anche qui i risultati sono modesti: due pareggi con Germania e Olanda, più la sconfitta con la Scozia costano all’URSS l’eliminazione. Il momento non è dei migliori per il calcio sovietico, la rosa è lontana dai picchi raggiunti negli anni sessanta, quando la squadra guidata dal leggendario Lev Jasin riuscì a portare a casa l’europeo di Francia 60. Un cammino impeccabile per l’armata sovietica, col doppio successo su Ungheria e Spagna rispettivamente negli ottavi e nei quarti, poi il 3-0 alla Cecoslovacchia in semifinale, fino al 2-1 della finalissima di Parigi contro la Iugoslavia, decisa da un gol ai supplementari di Ponedelnik.

Di lì ancora qualche anno ai vertici del calcio mondiale, con la storica semifinale di Inghilterra 66, poi un netto calo negli anni ’70, che hanno ridimensionato di molto la caratura dell’URSS. Dopo i quarti di finale di Messico 70, la nazionale sovietica riesce a riguadagnare una fase finale mondiale solo nel 1986, ancora una volta in Messico, venendo eliminata dal Belgio con un pirotecnico 4-3. Da lì il sorprendente secondo posto negli Europei di Germania due anni dopo, con la sconfitta in finale contro la fortissima Olanda, con i gol di Gullit e van Basten a spezzare i sogni di rinascita dei russi. Quello che sembrava un trampolino di lancio si è rivelato un fuoco di paglia. Pochi giorni dopo la finale persa coi tulipani arriva la notizia del mondiale statunitense del 1994. L’attenzione si concentra su quello. Il cammino per arrivarci, come abbiamo visto, è stato parecchio accidentato, con l’URSS che non ha saputo ripetere i buoni risultati ottenuti nell’86 e nell’88, toppando sia i mondiali del 90 che gli Europei del 92. Ma USA 94 ha tutto un altro sapore, tutta un’altra retorica. Qui il pallone è solo un accessorio per portare finalmente oltreoceano l’ideologia, direttamente nella pancia del nemico.

URSS IN USA

Un confronto che va avanti da circa cinquant’anni. Le due superpotenze che hanno sconfitto il nazismo nella seconda guerra mondiale si sono poste subito dopo la resa della Germania in conflitto l’una con l’altra. Dalla dottrina Truman del 1947 al muro di Berlino, passando per la Corea, Cuba e così via. Tanti confronti, conflitti potenziali, bombe inesplose. La guerra è stata fredda, ma il confronto ideologico è stato quanto mai rovente. Però è rimasto sempre a distanza, sfiorandosi in alcune situazioni, ma rimanendo saldo nella sua postazione di partenza. Il mondiale in USA offre un’occasione diversa però, una convergenza dei due blocchi, mancata parecchi anni prima, quando gli statunitensi boicottarono le Olimpiadi di Mosca nel 1980 e i sovietici restituirono il favore quattro anni dopo quando la kermesse olimpica si svolse a Los Angeles. Stavolta nel nuovo continente i sovietici ci saranno, portando con sé tutto il carico di significati che il loro sbarco sul suolo americano costituisce.

Immaginare ora l’andamento effettivo del mondiale americano è un esercizio che sfugge da qualsiasi preconcetto logico, per cui è giunto il momento di mettere un punto a questa nostra storia. Naturalmente il corso degli eventi ha detto altro, il confronto calcistico tra URSS e USA non c’è mai stato, scampato davvero per una manciata di anni. Eppure il carico ideologico che una partecipazione sovietica a un mondiale americano avrebbe comportato è davvero un pensiero molto intrigante da analizzare. Di per sé il mondiale è l’evento calcistico più capitalista che ci sia, con i suoi sponsor, la macchina produttivo-economica che mette in moto. Il mondiale americano inoltre è il primo concepito televisivamente, con le partite piazzate a orari improbabili per facilitare la messa in onda europea. L’affermazione sovietica sarebbe stata all’interno di un duplice contesto capitalistico quindi, ancora più pregno di significato. Un confronto del genere dunque non c’è mai stato, ma sarebbe stato interessante vederlo. Così come, magari, sarebbe stato interessante vedere una sfida tra USA e URSS in questo mondiale, una sorta di resa dei conti, fortunatamente con un pallone come arma invece che con qualcosa di più pericoloso.

Una storia che il calcio non ha mai raccontato, purtroppo, ma che noi abbiamo provato a immaginare. Dunque anche voi provateci, immergetevi nel clima da guerra fredda che ha dominato tutto il secolo precedente, se siete troppo giovani fatevelo raccontare dai vostri genitori. Una volta immersi, analizzate anche voi questo conflitto ideologico e tutta la carica che avrebbe portato e scrivete il finale a questa storia. Il nostro è uno scontro nel match d’esordio del mondiale, USA e URSS pareggiano 1-1, tanto spettacolo in campo ma nessuno che ne esce vincitore. Il pallone ha detto la sua, nel modo più spettacolare possibile.