Da anni il Venezuela vive e lotta in una crisi profonda, una di quelle che nessun Paese al mondo dovrebbe attraversare. Un contesto di povertà e disagio, in cui il regime di Maduro fa di tutto tranne che aiutare il suo popolo. L’inflazione ha toccato picchi altissimi, il tasso di mortalità infantile è aumentato a dismisura. In una situazione così, fare calcio risulta davvero complicato. Lo sport nazionale del Venezuela non è nemmeno il fútbol, ma il béisbol. Eppure, è incredibile che negli anni più difficili nella storia del Paese stia crescendo forse la miglior generazione di calciatori mai prodotti dalla Vinotinto.

Non è un caso che il Venezuela abbia brillato nel Sub-21 del 2017, qualificandosi per il Mondiale Under 20 dello stesso anno e arrivando in finale contro l’Inghilterra. In quei due tornei si è messo in mostra Yeferson Soteldo, il diez della selezione e il miglior prodotto del calcio venezuelano. Dimostrando così che il talento non conosce confini o nazionalità, nemmeno in contesti sociali disastrati come quello del Venezuela. Il talento vero sboccia sempre, e lo si riconosce subito.

Fonte immagine: sito ufficiale CONMEBOL

UNA HISTORIA DE BARRIO

Quella di Soteldo è una storia puramente sudamericana. Simili alla sua ce ne sono state e ce ne saranno tante altre, perché in quel mondo il fútbol è davvero l’unico strumento in grado di darti prima da mangiare, e poi, magari, una vita migliore. Yeferson Soteldo è nato nel 1997 ad Acarigua, una città situata nello stato di Portuguesa, nella parte nordoccidentale del Paese, a pochi chilometri di distanza da dove, nel 1790, nacque José Antonio Páez, uno dei principali volti della conquista dell’indipendenza del Venezuela.

Soteldo cresce in uno dei barrios più difficili della città, El Muertico, uno di quei microcosmi in cui la povertà viene presa a braccetto dalla criminalità. Lui stesso ha confessato al sito della CONMEBOL che a 11 anni avesse preso una cattiva strada e che soltanto il calcio lo ha salvato dalla delinquenza. La sua infanzia la passa a giocare nel barrio, fino a quando a 14 anni viene preso dal Caracas, che aveva organizzato delle partite ad Acarigua per scovare nuovi talenti.

Nella capitale, però, dopo un solo anno, Soteldo non si sente felice, pensa di lasciare prima la squadra e poi il calcio. È convinto che quell’ambiente non sia fatto per lui. Fa ritorno a casa e decide di giocare per un paio di squadre locali, fino a quando lo Zamora non si accorge di lui. Il timore è che possa ripetersi la storia vissuta a Caracas, ma questa volta, per fortuna, andrà diversamente.

Come ha riferito spesso Soteldo in alcune interviste, il merito è da attribuire a Noel Sanvincente, il tecnico dello Zamora che si accorse di lui e che convinse sua madre ad accettare il trasferimento nel club. Lo prende sotto la sua custodia fino a quando non spicca definitivamente il volo, con l’esordio in prima squadra a 16 anni.

Un Soteldo minorenne che affonda dalla destra con una rapidità assurda, va al doppio della velocità del suo avversario diretto, che alla fine quasi perde l’equilibrio e cade. Sembra che abbia impallato il tasto dell’accelerazione nel joystick.

IN CILE SI SCOPRE DAVVERO CHI È SOTELDO  

L’impatto di Soteldo con il calcio professionistico è solo il primo assaggio del suo delizioso e piccante talento. Nel 4-2-3-1 di Julio Quintero parte largo a sinistra nella batteria dei trequartisti, pronto a rientrare sul piede forte per concludere l’azione. In campo ruba sempre l’occhio dello spettatore, nonostante sia il più giovane e anche il più bajito, dato che è alto solo 1 metro e 60. Sposta l’attenzione su di sé per quello che riesce a fare con il pallone tra i piedi, autentica arte dell’illusionismo eseguita su un campo di fútbol.

Dopo due stagioni con lo Zamora il suo fatturato recita 6 gol e 9 assist in 39 partite, tra campionato, Libertadores e Copa Sudamericana. Arrivano richieste importanti anche dall’Europa, ma Soteldo riferisce al suo rappresentante, Sebastián Cano, che non si sente ancora pronto. Decide così di accettare la buona offerta del Fútbol Club Huachipato, squadra che milita nella Primera División cilena.

È un passaggio fondamentale nella giovane carriera di Soteldo, che gli consente di crescere ed abituarsi ad un calcio comunque più competitivo rispetto a quello del Venezuela, più tecnico e più veloce. La Universidad de Chile, una delle migliori squadre del Paese, non si fa scappare l’opportunità di acquistare un talento del genere. E così, dopo solo pochi mesi passati a Talcahuano si trasferisce a Santiago, per indossare la camiseta della U.

Con il FC Huachipato segna solo 2 gol in 14 partite in campionato, uno è questo contro l’Everton: un destro a giro da fermo che finisce all’incrocio.

Con la U de Chile arriva ad essere un giocatore maturo e consapevole dei propri mezzi, è semplicemente uno dei migliori giocatori del campionato. In alcune partite viene anche spostato come seconda punta, sfruttato in posizione centrale dove grazie alla sua rapidità nel breve può fare grossi danni. Soteldo diventa così un’arma che può essere utilizzata in diversi modi, in base alle esigenze. La U non vince il titolo, ma il venezuelano gioca la sua miglior stagione, con 5 gol e 7 assist.

Soteldo si conferma come un esterno d’attacco a cui piace ricevere la palla sui piedi, aspettare l’avversario diretto e ubriacarlo con finte di corpo e movimenti di bacino. L’arte dell’inganno, appunto. Diventa ancora più sfrontato e diretto. Tenta giocate difficili, di quelle che fanno accendere la scintilla. Quando si ritrova ingabbiato in spazi ridotti sfrutta le sue rapide sterzate per uscirne. Il suo obiettivo è sempre quello di convergere verso il centro del campo, ma con la U capisce che anche arrivare sulla linea di fondo per assistere un compagno può essere cosa buona e giusta. A Soteldo scatta quel clik fondamentale che gli cambia mentalità, prende coscienza di poter essere decisivo in qualsiasi partita.

In questo caso Soteldo è anche fortunato nel rimpallo, ma è comunque più veloce di ogni avversario, di gambe e di testa. Un bell’assist servito con il piede debole.

LA CAMISA PIÙ IMPORTANTE DEL BRASILE

Nel gennaio del 2019 il Santos decide di acquistarlo per 3 milioni di euro: Soteldo si trasferisce così in una delle squadre più importanti del continente. Lo ha voluto fortemente il nuovo tecnico Jorge Sampaoli, uno che nel riconoscere il talento ci ha sempre visto lungo. Dopo aver indossato la numero dieci con entrambi i club in Cile, anche il Santos decide di affidargli la stessa maglia. La camisa leggendaria di Pelé, il mostro sacro di Vila Belmiro.

Anche in Brasile ci mettono poco a capire di essere di fronte ad un talento vero. L’asticella delle difficoltà si alza progressivamente e allo stesso tempo Soteldo alza quella delle proprie prestazioni. E così diventa Soteldinho.

In questa GIF c’è (quasi) tutto Soteldo: una sorta di anguilla che sguscia via dalla sinistra, passando in mezzo a due avversari, con una rapidità fuori dal comune. Tanti piccoli passi con la palla sempre attaccata al piede.

Sampaoli lo indottrina alla fase di non possesso, ma soprattutto gli dà completa libertà, in qualsiasi posizione. Il ruolo prediletto rimane quello di ala a piede invertito a sinistra, ma El Hombrecito si diverte a spostarlo anche a destra oppure trequartista. Da vero artigiano riesce a modellare e a dare forma ad un giocatore moderno, capace di interpretare più posizioni con intelligenza.

Il Santos di Sampaoli è una squadra fortissima che nei primi mesi lotta per il primo posto nel Brasileirão, ma non potrà nulla contro il Flamengo schiacciasassi di Jorge Jesus. Il Mengão domina e conclude il campionato al primo posto con 90 punti, il Peixe termina secondo con ben 16 punti di differenza. I numeri collezionati da Soteldo dimostrano che l’impatto in Brasile è stato otttimo, con 9 gol e 6 assist. Alla fine della stagione, però, Sampaoli si dimette dal club perché non vengono acquistati alcuni giocatori da lui richiesti. Per Soteldo è senza ombra di dubbio il miglior allenatore della sua carriera.

Contro il Goias Soteldo ha segnato uno dei gol più belli della sua carriera. Usa la caviglia sinistra come perno e colpisce con una frustata potente con il destro. Il risultato è uno scaldabagno scagliato con brutalità verso l’incrocio.

CARO YEFERSON, L’EUROPA TI ASPETTA

Poco prima dello stop forzato per via del Coronavirus, si sono viste le prime apparizioni del nuovo Santos di Jesualdo Ferreira, maestro del calcio portoghese. Ferreira lo ha impiegato principalmente nel suo ruolo, quello di esterno a sinistra di un 4-2-3-1/4-3-3. La sua costante capacità di generare pericoli dal nulla, di inclinare il campo a proprio piacere ne ha fatto un punto fermo del calcio sudamericano.

Con la Vinotinto ha esordito a 19 anni, mandato in campo proprio da Noel Sanvincente, il tecnico che lo prese qualche anno prima allo Zamora. È incredibile come all’interno della storia del calcio i punti riescano sempre in qualche modo a ricongiungersi.

Nel futuro di Soteldo, per capire davvero dove possa arrivare, ci dovrà essere l’Europa, un necessario banco di prova. Adesso il venezuelano è ormai un giocatore maturo, che a soli 22 anni ha già accumulato una discreta esperienza alle spalle, in campo e nella vita. Il suo sogno è quello di vestire la maglia del Manchester United, un’altra squadra che ha una forte tradizione legata ad un preciso numero. Il futuro di Yeferson Soteldo è ancora tutto da scrivere, per fortuna. Sarà bello e interessante seguire i passi di questo talento davvero speciale.

 

(Fonte immagine in evidenza: profilo Instagram @santosfc)